Cos’è la carne “sintetica”, il surreale dibattito in Italia tra pro e contro

Scienza - di Carmine Di Niro - 8 Maggio 2023

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Cos’è la carne “sintetica”, il surreale dibattito in Italia tra pro e contro

È finita al centro di una delle battaglie ideologiche del governo di Giorgia Meloni e del “cognato d’Italia” Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura dell’esecutivo di destra. Parliamo della cosiddetta “carne sintetica” termina non propriamente corretto con cui si definisce quella che in realtà andrebbe chiamata “carne coltivata”.

Una lotta feroce che ha spinto lo scorso 28 marzo 2023 il Consiglio dei ministri ad approvare addirittura con “procedura d’urgenza” un disegno di legge che vieta la vendita, commercializzazione, produzione e importazione di alimenti artificiali”, con lo stesso ministro Lollobrigida a sottolineare che l’Italia è “la prima nazione che dice no alla carne sintetica, con un atto formale e ufficiale”.

Eppure questa urgenza e soprattutto questo pericolo derivante dalla carne “sintetica” appare al momento del tutto ingiustificato. Basta partire da pochi dati per capirlo: in Italia è attiva ad oggi una sola start up che si occupa di carne coltivata, con la sua vendita autorizzata al momento solo in Israele e Singapore. Per non parlare poi che la questione della carne “sintetica” sia ampiamente già regolata dall’Unione Europea.

Il disegno di legge Lollobrigida, che contiene riferimenti a multe da 10mila a 60mila euro in caso di violazione dei divieti, sembra dunque essere mosso più da una questione ideologica e da un appiattimento sulle battaglie portate avanti in Italia da Coldiretti, dove non a caso si è commentato con entusiasmo al provvedimento dell’esecutivo, dopo aver portato avanti una campagna anche social di demonizzazione di quello che era stato ribattezzato in maniera generica “cibo sintetico”, da contrapporre a quello “naturale”.

Allarmismo che, come detto, non appare giustificato. Come sottolinea L’Essenziale, la carne coltivata in Europa è considerata come un novel food, una categoria che include tutti gli alimenti che non erano consumati in modo significativo prima del 1997 e di cui fanno parte, per esempio, anche le farine di insetti. Per poter essere immessa sul mercato, un’azienda produttrice deve ottenere l’approvazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e della Commissione europea: al momento nessun prodotto di questo tipo è stato approvato.

Non è interessata alla commercializzazione neanche la BrunoCell, nata nel 2019 in Trentino-Alto Adige, unica start up in Italia ad occuparsi di carne “sintetica”. Al momento l’intento, spiegano dall’azienda, è quello di “sviluppare tecnologie utilizzabili da altre aziende o persone interessate al settore”. Ma allo stesso tempo bocciano il ddl Lollobrigida: “Esiste già una regolamentazione europea che si occupa di certificare la sicurezza degli alimenti”.

Nel discorso sulla carne “sintetica” c’è quindi un errore di fondo. Trattata come se fosse un qualche “mostro da laboratorio”, la carne coltivata è prodotta a partire da cellule staminali prelevate dagli animali già vivi: le cellule insomma sono tutt’altro che sintetiche. La procedura prevede quindi l’estrazione delle cellule staminali, la proliferazione delle cellule in una soluzione nutritiva all’interno di un bioreattore, già impiegati da tempo immemore in campo alimentare (come per la produzione di birra o yogurt), la lavorazione delle fibre muscolari e infine la produzione finale della carne.

Obiettivo finale, anche se oggi è ancora difficile immaginare una prossima commercializzazione di carne coltivata, è quello di garantire una alternativa con minori conseguenze in termini di emissioni di anidride carbonica e altri gas serra nell’atmosfera, i principali responsabili del riscaldamento globale, alla ‘normale’ carne prodotta da allevamenti tradizionali.

8 Maggio 2023

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