La crisi provocata da Kiev
Russia, Putin ammette l’emergenza interna: “Carenza di carburante dopo gli attacchi ucraini”, Mosca verso stop all’export
Costretto ad ammettere pubblicamente le difficoltà interne provocate da quattro anni di guerra, quello che 52 mesi dopo è un evidente fallimento rispetto alle prospettive iniziali del Cremlino: arrivare a Kiev, estromettere il governo Zelensky e annettere o quantomeno rendere l’Ucraina uno “Stato fantoccio”. Domenica intervenendo al 23esimo congresso di Russia Unita, il suo partito, Vladimir Putin ha dovuto ammettere di fronte alla platea e alla nazione che la crisi nel Paese c’è, ma allo stesso tempo ribandendo che il Cremlino non intende fermarsi e fronteggiare così quella che lo Zar ha definito un tentativo da parte delle “élite occidentali” di “destabilizzare la Russia”.
Nel suo lungo discorso a far scalpore non sono le solite minacce e accuse nei confronti di Europea e Paesi occidentali, quanto l’ammissione che le conseguenze della guerra sono un problema reale che tocca tutti i cittadini russi. Nel Paese “ci sono file alle pompe di benzina e i tipi di carburante necessari non sono sempre disponibili”, è stato costretto ad ammettere Putin, annunciando che è in discussione un blocco totale delle esportazioni di diesel per fronteggiare i problemi all’Interno della Federazione, ulteriormente aggravati da una campagna militare ucraina che da mesi riesce a colpire in profondità in Russia con obiettivo le infrastrutture energetiche del Paese.
Nel suo intervento Putin ha quindi ribadito concetti già espressi decine e decine di volte nel recente passato, ovvero quello di una Russia ultimo baluardo contro “l’Occidente cattivo”. “Vogliono indebolirci con ogni mezzo, sbarazzarsi di noi come fattore mondiale che si è sempre frapposto al male. Nessuno ci è mai riuscito, non funzionerà ora e non funzionerà mai. La Russia può essere solo una potenza forte e indipendente, altrimenti non ci sarà più la Russia”, le parole del leader del Cremlino nel suo intervento al congresso del partito, parlando di un tentativo da parte delle “élite occidentali” di “imporci una sconfitta strategica sul campo di battaglia”. “Volevano destabilizzare la nostra società ma falliscono sempre”, ha aggiunto.
Sul fronte diplomatico in una successiva intervista al giornalista Pavel Zarubin, ripresa da Ria Novosti, Putin ha assicurato che la Russia “è pronta a proseguire i colloqui con l’amministrazione statunitense” sulle questioni discusse con Donald Trump nel vertice in Alaska di Anchorage l’anno scorso, ma “dopo la fase finale della crisi iraniana”. Il leader russo ha anche rivelato di aver ricevuto proposte dall’Ucraina per cessare gli attacchi sistematici da entrambe le parti e limitare le ostilità alle regioni di Kherson e Zaporizhia, oltre che nel Donetsk e Luhansk. “Ci sono nuove proposte, ma sono pronto a citarne alcune. Ad esempio, fermare gli attacchi in profondità da entrambe le parti. È chiaro il motivo di questa proposta, perché i nostri attacchi di rappresaglia in profondità nel territorio ucraino sono molto più potenti, efficaci e, francamente, distruttivi, e portano a conseguenze davvero gravi per il regime di Kiev”, le dichiarazioni di Putin.