L'omofobia uccide a Camaiore

“Da Trump all’Italia spira un brutto vento di destra”. Vladimir Luxuria sull’omicidio di mamma e figlio in Versilia

La tragedia come il prodotto di un clima culturale e politico ostile alle persone LGBT+: per Luxuria pesa l’assenza di educazione affettiva e di una legge contro l’omotransfobia

Interviste - di Graziella Balestrieri

26 Giugno 2026 alle 18:30

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Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica
Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

Un duplice omicidio familiare e un’ombra pesante: quella dell’omofobia. È questa una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti sulla tragedia di Vado, sulle colline di Camaiore, dove Piero Moriconi, 63 anni, ha ucciso a fucilate la moglie Kathy Andreoni e il figlio Mirko, 24 anni. Il giovane, che aveva dichiarato di essere gay, denunciava da tempo le ostilità del padre; un suo post — “Mio padre mi preferisce morto che gay” — appare oggi tragicamente profetico. Moriconi, accusato di duplice omicidio volontario, non ha opposto resistenza all’arrivo dei carabinieri. Su questa vicenda abbiasmo intervistato Vladimir Luxuria, Marilena Grassadonia e Imma Battaglia, che leggono la tragedia come il prodotto di un clima culturale e politico ostile alle persone LGBT+: per Luxuria pesa l’assenza di educazione affettiva e di una legge contro l’omotransfobia; per Grassadonia servono prevenzione, diritti e una responsabilità chiara da parte della politica; per Battaglia il punto è anche accompagnare famiglie e adulti, perché simili tragedie non restino segnali ignorati fino a quando è troppo tardi.

Attivista, scrittrice, personaggio tv, opinionista, attrice, conduttrice televisiva, conduttrice radiofonica ed ex politica italiana. Prima deputata della XV legislatura, durante il governo Prodi II, diventando la prima persona transgender a essere eletta al parlamento di uno Stato europeo.

Un ragazzo di 24 anni, dopo aver fatto coming out, viene ucciso da suo padre, e con lui viene uccisa anche la madre, che cercava di proteggere il proprio figlio…
Possiamo guidare, possiamo essere curate, possiamo essere ammazzate: questa è la verità! Ma non esiste il femminicidio e non esiste la transfobia, non esiste l’omofobia, non esiste la bifobia. Siamo solo persone anormali e probabilmente sarà quello che avrà pensato il popolo quando Mirko ha fatto coming out. Un figlio non è normale, soprattutto quando gli ha detto che voleva cambiare sesso con una madre che ha continuato a essere madre, che l’ha protetta e che per questo ha pagato anche con la vita. Questa è la situazione in Italia dove non c’è una campagna di educazione, di sensibilizzazione, dove non c’è una legge sull’omofobia e dove al peggio non c’è mai limite. Ormai se la corsa verso l’estrema destra è questa, remigreranno anche noi sulle Isole Tremiti, come durante il ventennio fascista. Nella terra di Vannacci e nell’assoluta ostilità di questo governo che da tanti anni si occupa di noi solo per denigrarci o per toglierci i diritti, questi sono gli effetti. Vorremmo per cortesia non avere nessun comunicato stampa di cordoglio da parte degli stessi che poi negano che si possa parlare di educazione sessuale, affettiva, di omofobia e transfobia nelle scuole.

Com’è possibile che l’estrema destra possa dire che le persone gay non sono normali?
Purtroppo c’è un brutto vento che spira, pestilente, che spira dall’America di Donald Trump fino all’estrema destra di Alternative for Deutschland, l’estrema destra francese, Vox e anche in Italia. Purtroppo per alcune persone adulte ormai la forma mentis è quella. Io vorrei salvare almeno i giovani e le future generazioni da questo indottrinamento omofobo. Qui non c’è un’ideologia gender, qui c’è un’ideologia transfoba, omofoba, che tra l’altro è anche ipocrita: non puoi dire che quelle persone non sono normali perché non fanno parte della maggioranza.

E la sinistra cosa dovrebbe fare?
Faccio un appello a chi si occuperà di liste, a chi si occuperà di campo largo. Non candidiamo più persone che poi remano contro quando si tratta di parlare di questi temi. Fuori Cattodem, fuori quelli che hanno ancora delle riserve mentali. Su questo dovremmo andare dritti. Come fa Sanchez in Spagna. L’ambiguità non premia mai in politica. Bisogna avere il coraggio di andare in fondo alle proprie idee.

La sento molto colpita da questa tragedia.
Io ho vissuto periodi di gelo dopo il mio coming out. Ma per fortuna ho recuperato, tanto che mio padre, un trasportatore del Sud, quando c’è stato il primo Pride a Foggia, mi mise a disposizione il camion che non usava più come carro durante il Pride. Gli dicevo: “Invece delle barre dietro ci mettiamo le drag queen”. Mi reputo molto fortunata e per questo sono ancora più colpita da persone che hanno avuto la sfortuna di avere dei non padri. Ricorderò Mirko e Katie, la mamma, sabato al Pride di Taranto, dove sarò madrina.

26 Giugno 2026

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