La scarcerazione dell'ex sindaco

Gianni Alemanno esce di prigione e si scaglia contro Meloni: “Sulle carceri non ha fatto nulla”

L’ex sindaco di Roma libero dopo quasi un anno e mezzo. In un diario aveva raccontato le condizioni drammatiche del carcere: “La battaglia sul sovraffollamento non ha colore politico”, le sue parole lasciando Rebibbia. Poi l’accusa ai detenuti immigrati: “Razzismo verso gli italiani”

Giustizia - di Angela Stella

25 Giugno 2026 alle 17:30

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Foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse
Foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse

Gianni Alemanno è uscito ieri dal carcere di Rebibbia dopo 1 anno, 5 mesi e 24 giorni di detenzione. L’ex sindaco di Roma ha varcato la soglia dell’istituto penitenziario prima delle 10, accolto da un centinaio di amici, simpatizzanti e attivisti di destra arrivati da Roma, dal Lazio e da altre parti d’Italia. “Gianni, Gianni”, “Uno di noi”, hanno scandito i presenti al suo arrivo sul piazzale. Alemanno, camicia blu scuro, pantaloni e scarpe da ginnastica nere, con un borsone sportivo nella mano destra e una sacca colorata nella sinistra, ha salutato i sostenitori e gli agenti della Polizia penitenziaria, prima di fermarsi a parlare con i giornalisti.
Le prime parole sono state: «Esco dal carcere da innocente».

Dichiarazione che tuttavia stride con la realtà in quanto l’ex primo cittadino era entrato in carcere il 31 dicembre del 2024 non avendo rispettato le prescrizioni grazie alle quali aveva ottenuto di scontare a casa la pena di un anno e 10 mesi a cui era stato condannato nel 2022 per finanziamento illecito e traffico di influenze illecite, nell’inchiesta “Mondo di Mezzo”. Poi l’affondo sulle carceri: “Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”. Situazione che l’uomo denunciava con cadenza quasi quotidiana, grazie ai suoi collaboratori, sul suo profilo Facebook, raccontando le storture del carcere. “La battaglia sul sovraffollamento delle carceri non ha colore politico – ha proseguito parlando con i cronisti – Mi auguro che il Parlamento abbracci una legge trasversale. Solo chi ci sta dentro si rende conto della situazione. C’è una marea di gente innocente, ho visto cose incredibili. Tre giorni fa dalla mia cella è uscita una persona, un senzatetto, dopo 6 mesi perché era accusato di avere rubato 16 euro da un parchimetro”. Poi contro la premier: “Giorgia Meloni non ha fatto nulla sulla situazione delle carceri. Cercherò di parlarne col ministro Nordio”. E il Guardasigilli si dice pronto ad incontrarlo: “Quanto prima sarò lieto di ascoltare Alemanno, così come ho ascoltato i rappresentanti della Polizia penitenziaria e delle famiglie delle vittime”.

E sul suo futuro Alemanno ha precisato: “Il mio impegno in politica è quello di cambiare radicalmente le cose. Questo lo farò con Vannacci. Metterò a disposizione la mia esperienza e la mia capacità di analisi politica. Non voglio candidarmi a nulla. Lo vedrò stasera (ieri per chi legge ndr) a cena”. Non è una coincidenza, pertanto, che uno dei racconti dal carcere abbia riguardato gli stranieri: “In carcere il problema dell’immigrazione si vede con chiarezza: nel mio braccio c’erano pochissimi detenuti migranti e la situazione era tranquilla; negli altri bracci, dove c’è il 36% di detenuti, si formano i clan etnici e c’è un razzismo degli immigrati contro gli italiani. In molti casi gli italiani pagano il pizzo agli immigrati per andare a fare la doccia. La situazione degli Immigrati è una situazione, nei numeri, intollerabile”. Subito dopo il pranzo da Mozzico su via Tiburtina, Gianni Alemanno ha rimesso la catena d’oro con la croce celtica. A mettergliela al collo è stato Massimo Arlechino, presidente di Indipendenza, il movimento fondato da Alemanno e confluito in Futuro Nazionale, formazione guidata da Roberto Vannacci.Se perfino Gianni Alemanno – commenta Emanuela Droghei, consigliera regionale del Partito democratico – afferma che in questi anni non è stato fatto nulla e che lo Stato perde ‘la faccia’ nelle carceri italiane, il Governo non può più nascondersi dietro gli slogan sulla sicurezza. È il momento di assumersi le proprie responsabilità: sul sovraffollamento, sull’edilizia penitenziaria e sul personale i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quando anche chi proviene dalla stessa cultura politica denuncia il fallimento delle politiche sulle carceri, significa che gli alibi sono finiti e che servono esclusivamente fatti, non propaganda”.

Ma sul carcere le idee di Alemanno posso convivere pienamente con quelle del generale in pensione Vannacci? Sembrerebbe di no perché intanto il leader di Futuro Nazionale l’ha sparata grossa: “Domenica prossima noi feccia saremo e parleremo con un’altra feccia dimenticata da questo Stato: le vittime della criminalità. Io non ho dubbi: tra Abele e Caino sono sempre dalla parte di Abele e Caino deve marcire in carcere”. La replica di Nessuno Tocchi Caino: “Le vittime meritano ascolto, rispetto, verità e riparazione. Meritano uno Stato di Diritto capace di difenderle innanzitutto prevenendo i reati e non semplicemente e ferocemente punendo i rei. La forza di uno Stato di Diritto di misura nella capacità di difendere Abele senza essere disumano con Caino. A ben vedere, il rischio mortale per uno Stato di Diritto è diventare, in nome di Abele, esso stesso Caino”.

25 Giugno 2026

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