Il processo a Latina

Satnam Singh, la Procura chiede 22 anni per Antonello Lovato per la morte del bracciante: “Poteva essere salvato”

Cronaca - di Redazione

23 Giugno 2026 alle 17:03

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Satnam Singh, la Procura chiede 22 anni per Antonello Lovato per la morte del bracciante: “Poteva essere salvato”

Una condanna a 22 anni di reclusione. È questa la richiesta presentata nell’aula del tribunale di Latina dalla procuratrice aggiunta Luigia Spinelli nei confronti di Antonello Lovato, il 39enne imprenditore agricolo accusato della morte di Satnam Singh, il bracciante indiano deceduto dopo il grave incidente sul lavoro avvenuto nelle campagne pontine nel giugno del 2024. Una richiesta, avanzata dalla procuratrice aggiunta Luigia Spinelli insieme alla collega Marina Marra, arrivata al termine di una durissima requisitoria durata quasi due ore davanti ai giudici, con la sentenza attesa il prossimo 7 luglio dopo le repliche della difesa dell’imprenditore.

Una morte evitabile e “un caso gravissimo”, come l’ha definito in tribunale la procuratrice aggiunta Spinelli. Il 31enne indiano “era un lavoratore invisibile, non aveva il permesso di soggiorno, non aveva il contratto”, ha ricordato il magistrato ripercorrendo le condizioni ai limiti della decenza umana nelle quali il lavoratore operava. Secondo la ricostruzione della Procura di Latina, sia il macchinario agricolo sia l’avvolgitore che hanno provocato l’amputazione netta del braccio di Satnam erano “fuori norma, pericolosi e artigianali”. “Il datore di lavoro aveva la perfetta percezione della gravità dell’infortunio. Non serve una laurea in medicina per chiamare i soccorsi. Ma Lovato non si è spostato di un passo dalla sua decisione. E Satnam è stato risucchiato da quella macchina”, l’accusa portata in aula dalla procuratrice Spinelli.

Tribunale in cui durante la requisitoria sono state anche proiettate alcune immagini del corpo martoriato del bracciante che, come ricordato dall’accusa, “è stato buttato per terra contro uno spigolo. Il suo datore di lavoro lo ha fatto salire su un furgone e lasciato a casa in via Genova, a Borgo Bainsizza”, con i soccorsi chiamati dai vicini di casa. Per questo la procuratrice ha escluso la possibilità di riconoscere all’imputato le attenuanti generiche. “Satnam era vivo e poteva essere salvato con una semplice telefonata”.

Nel procedimento si sono costituiti parte civile tutti i sindacati. Un processo che per le organizzazioni sindacali “rappresenta un passaggio importante nella ricerca della verità e della giustizia per un lavoratore che ha perso la vita in circostanze che hanno profondamente colpito il Paese e scosso le coscienze di tutte e di tutti”, commentano la Cgil di Roma e Lazio, la Flai Cgil di Roma e Lazio, la Camera del Lavoro della Cgil di Frosinone Latina e la Flai Cgil di Frosinone e Latina. “Quello che emerge da questa vicenda – hanno ricordato i sindacati presenti in aula – va ben oltre il singolo procedimento giudiziario. La gravità dei fatti contestati è evidente: dopo il drammatico incidente sul lavoro che lo aveva gravemente ferito, Satnam non sarebbe stato soccorso come ogni essere umano avrebbe avuto diritto di essere, ma abbandonato in condizioni disperate davanti alla propria abitazione. Un comportamento che, se confermato, rappresenterebbe una negazione dei più elementari principi di umanità, oltre che delle responsabilità che gravano su ogni datore di lavoro”.

di: Redazione - 23 Giugno 2026

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