Il nuovo libro del professore
Togliatti secondo Beppe Vacca: “Socialismo come lotta incessante per la democrazia, voleva riscattare il comunismo dalla guerra”
Da oggi in libreria Vita e pensiero di Palmiro Togliatti. Un profilo intellettuale (Einaudi), l’ultimo libro di Beppe Vacca, che nasce “dall’esigenza di evidenziare lo spessore filosofico del suo pensiero. È grazie a Togliatti che noi possiamo parlare in maniera specifica di un marxismo italiano”
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Senza memoria non c’è futuro. Vale per una nazione, per una comunità, per un popolo. Il popolo di sinistra. Per questo Vita e pensiero di Palmiro Togliatti. Un profilo intellettuale, l’ultimo libro di Beppe Vacca, in uscita oggi per Einaudi, è un grande libro. Un libro prezioso che guarda a ieri con l’attenzione per il futuro. E per dire a chi oggi mantiene in vita una storia, un pensiero, un partito di sinistra, chi eravamo, almeno una parte importante, e cosa resta valido di una vita e un pensiero: quello di Palmiro Togliatti. Una lezione di storia e di politica che, argomenta nel libro Vacca, s’intreccia fortemente con quella di colui che fondò nel 1924 l’Unità: Antonio Gramsci.
“Fare della politica significa agire per trasformare il mondo. Nella politica è quindi contenuta tutta la filosofia reale di ognuno, nella politica sta la sostanza della storia e, per il singolo che è giunto alla coscienza critica della realtà e del compito che gli spetta nella lotta per trasformarla, sta anche la sostanza della sua vita morale”. Professor Vacca, lei apre il suo libro con la citazione di una riflessione di Palmiro Togliatti. Partiamo da qui.
Quel pensiero di Togliatti fu espresso nella sua relazione al primo convegno di studi gramsciani nel gennaio del 1958, ed era dedicato a sintetizzare le caratteristiche peculiari della figura di Antonio Gramsci e del suo pensiero. In realtà, parlando di Gramsci, Togliatti parlava anche di se stesso, perché questa era stata la loro vicenda comune, almeno a partire dal 1911. Questo è un modo d’intendere il rapporto tra la politica e la morale, la politica e la religione, il marxismo e la cultura contemporanea; il rapporto tra la storia particolare e la storia generale, tra le storie nazionali e le storie di un mondo grande, terribile, complicato, molto specifica di una forma determinata di marxismo…
Quale, professor Vacca?
Beh, quella che possiamo legittimamente chiamare il marxismo italiano, cioè il marxismo innervato della vita politica nazionale e internazionale, che comincia con Labriola e finisce con Togliatti.
Nel titolo del libro si fa esplicito riferimento al profilo intellettuale di Togliatti. Spesso una certa storiografia politica racconta di un Togliatti, nel bene o nel male grande dirigente politico, sottovalutandone però l’aspetto intellettuale.
Forse è la ragione principale per cui ho scritto questo libro, che arriva dopo cinquant’anni di studi dedicati alla storia del ‘900, alla storia del comunismo internazionale e di quello italiano, alla storia del pensiero italiano tra ‘800 e ‘900. Sentivo molto l’esigenza di evidenziare lo spessore filosofico del pensiero di Togliatti. Togliatti certo fu un politico integrale, quando decise di esserlo, e non lo decise subito. Si può parlare di una sua dedizione totale alla politica dal 1923, non prima di quell’anno. Aveva una formazione giuridica, filosofica, storiografica, letteraria, culturale in genere, di ampissimo orizzonte. Quella di Togliatti è stata una specie di figura, tardiva se si vuole, di re filosofo. Da questo punto di vista, se si vuole guardare il problema dal lato della dottrina, della teoria del rapporto tra politica e filosofia tra politica e teoria, tra politica e storia, si può dire che è grazie a Togliatti che noi possiamo parlare in maniera appropriata, specifica, di un marxismo italiano. E non per rivendicare un presunto primato o meno di un marxismo nazionale, ma di un pensiero politico che si forma in maniera strettamente intrecciata con la storia di una nazione, almeno da un certo punto in poi. Per spiegare meglio questo concetto siamo rimandati alla figura di Gramsci.
In quale senso?
Diciamola così: Gramsci, con la pubblicazione in molte lingue della traduzione integrale di alcune sue opere fondamentali come i Quaderni dal carcere, è un pensatore postumo.
Il pensiero dal carcere di Gramsci, lo veniamo a conoscere grazie all’operazione che Togliatti fa durante la Seconda guerra mondiale – nel ’44-’45 e immediatamente dopo- di pubblicare ciò che di Gramsci era inedito, che poi era quasi tutto il suo pensiero sistematico. Questo segna, da un lato, l’inscindibilità della relazione Gramsci-Togliatti nel definire una specificazione nazionale del marxismo nel contesto più vasto della cultura internazionale e non solo di quella marxista. Dall’altro lato, non meno importante del primo, pone il problema di dare a Togliatti ciò che è di Togliatti dal punto di vista filosofico, specifico. Questo è lo sforzo che ho cercato di fare con questo libro. Quella che pubblico non è l’ennesima biografia, anche se è una ricostruzione che segue il filo del tempo. È lo sforzo, mi auguro riuscito, di calare la vita politica di Togliatti, attraverso la sua elaborazione teorica, in un contesto molto più vasto che è quello della storia tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, fino alla morte di Togliatti nel 1964. Il risultato è che si illumina meglio ciò che specificamente possiamo considerare una elaborazione particolare, peculiare, del pensiero socialista e di quello comunista tra il 1920, all’epoca dell’esperienza dell’Ordine nuovo, vissuta con Angelo Tasca, con Antonio Gramsci, con Umberto Terracini, e poi la fine, il 1964, l’anno in cui Togliatti muore nel pieno di un confronto molto approfondito con il personalismo cristiano nella forma del cattolicesimo democratico. L’ultimo scritto di grande valore filosofico e culturale di Togliatti è la conferenza tenuta a Bergamo nel marzo del 1963, proprio mentre Papa Giovanni XXIII° stava elaborando la Pacem in terris, la prima, grande enciclica, da ieri fino ad oggi, della Chiesa conciliare, di cui Togliatti conosceva abbastanza i contenuti, grazie alla mediazione di uno straordinario sacerdote, don Giuseppe De Luca, che era stato intermediario dei rapporti tra Togliatti e il Vaticano, della cerchia vicina ai cattolici comunisti del gruppo Rodano, cioè Franco Rodano e altre figure di primissimo piano nella storia del Pci, come Nilde Iotti, compagna di Togliatti dal ’46, che fu eletta alla Costituente grazie al fatto di aver partecipato alla resistenza; Nilde Iotti non era nata comunista, era una cattolica all’epoca. Questa interpretazione del pensiero filosofico di Togliatti porta a evidenziare e valorizzare due o tre fili fondamentali che percorrono tutta la sua biografia…
Vale a dire?
Il primo tema che percorre tutta la biografia intellettuale e politica di Togliatti, dal dopo Prima guerra mondiale al ’64, è quello della guerra. Il movimento socialista e quello comunista che si forma dopo il ’17, aveva come eredità il problema di liberare l’umanità dalla guerra. Il punto su cui il movimento socialista aveva fallito nel 1914. I partiti socialisti, a cominciare dal più importante, quello tedesco, avevano finito di fatto per nazionalizzarsi sotto la direzione delle rispettive borghesie, cioè avevano votato i crediti di guerra e questo aveva significato la dissoluzione dell’internazionalismo socialista. Che rinasce, dopo la Rivoluzione russa, con due direzioni opposte: quella delle socialdemocrazie post-Prima guerra mondiale e quella del movimento comunista. L’assillo di Togliatti fu quello di porre la vicenda del comunismo italiano su un sentiero per cui si può riparare al fallimento della Prima guerra mondiale, cioè al fatto che il movimento nato sulla parola d’ordine proletari di tutto il mondo unitevi, aveva fallito una volta ma forse poteva emendare questo fallimento.
In che modo, professor Vacca?
Affrontando il problema dell’evitabilità o meno della guerra, cioè liberandosi dell’idea che la guerra è inevitabile, ovvero un evento dal quale non si può prescindere. Che poi era un vecchio slogan del socialismo francese di Jean Jaurès, “il capitalismo porta nel suo seno la guerra come la nuvola porta la tempesta”. Questo è un filo che attraversa tutto il pensiero di Togliatti in maniera molto complessa che ho ricostruito nel libro, e arriva fino alla considerazione che dopo la Seconda guerra mondiale e dopo che il movimento operaio e popolare a livello mondiale è diventato una enorme potenza, visto che sono sommabili la forza del campo socialista, cioè Paesi dove governano i comunisti, e la forza del movimento operaio nei Paesi avanzati con la spinta che viene dai processi di liberazione nazionale e dalle rivoluzioni anticoloniali: questo dà vita a un campo di forze mondiali che se agisce in maniera coordinata può rendere impossibile la guerra. A patto che abbia questo obiettivo e sappia perseguirlo. Questa è la specificità della posizione italiana in quegli anni. Il secondo elemento è che questa concezione del socialismo, dei Paesi diventati comunisti e dei partiti comunisti, porta, nella visione di Togliatti, a ridefinire in maniera nuova e non disgiungibile, il rapporto tra socialismo e democrazia. Lo stesso concetto di socialismo, nell’ultimo Togliatti in particolare, è proposto non già come le variazioni di un’idea del “Piano” e della proprietà statale, più o meno diversamente coniugata in una economia di piano e di statalizzazione integrale dei mezzi di produzione. Tutta questa roba è accantonata già dal ’44-’45, da quando cioè i comunisti italiani forgiano la loro esperienza di forza capace di contribuire a far diventare classe dirigente almeno una parte delle classi lavoratrici, attraverso l’organizzazione della resistenza e della guerra di liberazione. Una gloria della storia d’Italia, l’unico Paese fra quelli responsabili della Seconda guerra mondiale che, dopo la caduta del fascismo, dopo il ’43, assiste ad una guerra di liberazione che lo porta a darsi autonomamente una Costituzione fra le più avanzate, forse la più avanzata, tra le esperienze europee. Questo perché il Partito comunista italiano da questo punto di vista è l’unico partito comunista che sotto la guida di Togliatti non solo dà vita ma approva una Costituzione, cioè la forma di una democrazia parlamentare negli sviluppi resi possibili dal mutare del quadro nazionale e internazionale dell’economia, quindi delle forme ottimali di regolazione dello sviluppo economico. Il rapporto fra economia e politica è inteso così: la funzione della politica è quella di regolamentare e non quella di monopolizzare la proprietà dei mezzi economici o d’imporre una pianificazione più o meno integrale e autoritaria. Ecco quindi il secondo elemento, cioè il rapporto tra democrazia e socialismo, fino a definire da parte di Togliatti, nei suoi ultimi due anni di vita, una questione su cui insisto molto nel libro e che trovo ancora oggi di straordinaria attualità…
Qual è questa questione così importante?
Cos’è allora questo socialismo. Togliatti lo definisce come una lotta incessante per la democrazia, sia prima che dopo l’accesso al potere, con l’obiettivo di fare delle classi lavoratrici non l’unico soggetto del potere politico ma una parte senza la quale la democrazia nazionale, e tantomeno quella internazionale, non può svilupparsi; una parte senza la quale l’obiettivo dell’unificazione politica di quanto più possibile del genere umano non può progredire, e quindi il tramite tra la democrazia come sistema politico nazionale e la democrazia internazionale aperta alla sovranazionalità; un tema che si pone già dopo la Grande guerra, e che dopo la Seconda guerra mondiale darà luogo anche al processo di unità europea. In questa ottica va anche considerata l’insistenza di Togliatti sulla dimensione nazionale della lotta politica, sull’arena nazionale come il terreno vero della lotta per la politica come egemonia, cioè della lotta democratica; la democrazia come la migliore delle forme politiche per l’obiettivo avanzante dell’unificazione politica del genere umano, è tale proprio perché attesta la sovranazionalità, come poi si scriverà prevalentemente per mano comunista nell’articolo 11 della Costituzione, in cui si sancisce il rifiuto dell’Italia della guerra come mezzo di risoluzione di controversie e conflitti tra Stati e popoli… Per questo l’asse della storia lunga d’Italia viene spostato da Togliatti, sia nella lettura storica sia nella strategia politica, tutto sul rapporto con Chiesa, tutto sul rapporto con i cattolici, nel convincimento, confermato dalla storia successiva, che la Chiesa cattolica, una volta scesa direttamente in politica, non avrebbe potuto essere solo una forza nazionale, col rischio costante di legarsi alle parti più conservatrici del Paese, e invece sarebbe stata sempre più soggetto promotore di democrazia universale, di democrazia sovranazionale. Da qui il dialogo costante con i cattolici.
Una idea progressiva e non disgiungibile del rapporto tra socialismo e democrazia; liberarsi dall’idea dell’inevitabilità della guerra. Tutto questo ci porta all’oggi. Si può dire, da questo punto di vista, che quello di Togliatti è un pensiero ancora utile?
Per questo ho scritto il libro. Se dobbiamo fissare un punto di partenza alla ricostruzione di un sistema democratico post fine della prima Repubblica e del deragliamento, ristringimento, incasinamento della seconda, abbiamo bisogno di fissare dei punti di riferimento storici che possano parlare al presente. Per la politica il rapporto con la storia sta esattamente in questa funzione. Forse il più ricco punto di partenza è una lettura del tipo di quella che io ho tentato nel declinare la vita e il pensiero di Palmiro Togliatti.
In ultimo, una questione che ci tocca molto da vicino, come giornale. L’Unità “fondata da Antonio Gramsci”. Che dette vita a Rinascita. Vogliono dire qualcosa anche all’oggi alla sinistra italiana?
Penso di sì: i cittadini che per comodità possiamo chiamare “il popolo di sinistra” non possono sviluppare la propria autonomia politica e culturale senza avere organi di informazione e di cultura di proprio riferimento. Contrastando cioè l’impegno di altre forze sociali e dell’establishment a cancellarne o stravolgerne radici e finalità.