Un risultato filo-UE

Armenia, il premier filo-occidentale Pashinyan vince le elezioni: altro colpo a Putin

Esteri - di Redazione

8 Giugno 2026 alle 11:23 - Ultimo agg. 8 Giugno 2026 alle 13:21

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Armenia, il premier filo-occidentale Pashinyan vince le elezioni: altro colpo a Putin

Un voto che conferma una svolta filo-occidentale, e soprattutto filo-Europea, dell’Armenia. Il Paese dell’ex Unione Sovietica è tornato al voto domenica 7 giugno per le elezioni parlamentari che hanno visto vincere col quasi il 50% dei voti il primo ministro uscente Nikol Pashinyan, leader di Contratto Civile. Il principale partito di opposizione, Forte Armenia del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, si è fermato al 23 per cento. Le altre due forze di opposizione – l’alleanza “Armenia” dell’ex presidente Robert Kocharyan e il partito Armenia Prospera – hanno superato la soglia elettorale per entrare in Parlamento, ottenendo rispettivamente il 9,9% e il 4% dei voti. Pashinyan, proclamando la sua vittoria, ha già annunciato che non stringerà alcuna alleanza e che governerà da solo il Paese.

Per Pashinyan si trattava di fatto di una sorta di referendum sul proprio operato, essendo primo ministro del Paese dal 2018. Anni in cui il leader di Contratto Civile si è progressivamente spostato su posizioni più vicine all’Unione Europe e agli Stati Uniti, allontanando l’Armenia dalla storica influenza russa che d’altra parte vedeva il Cremlino “egemone” tramite l’Unione Sovietica fino al 1991, anno dell’indipendenza del Paese.

Anche negli anni successivi all’indipendenza Mosca ha continuato a mantenere una forte influenza, sia politica che economica. Anche nei primi anni di governo di Pashinyan i rapporti tra il primo ministro e Vladimir Putin era più che buoni, salvo però precipitare nel 2023. Tre anni fa il governo russo decise infatti di non prendere le parti dell’Armenia nella guerra in Nagorno-Karabakh, una regione che si trova in Azerbaijan e che seppur formalmente indipendente era di fatto una propaggine dell’Armenia, abitata principalmente da persone di etnia armena. L’Azerbaijan occupò con la forza la regione, spalleggiato dalla Turchia, e di fatto costrinse i circa 120mila armeni a fuggire in patria.

Quella dolorosa sconfitta spinse Pashinyan ad allontanarsi da Mosca, d’altra parte sempre più impegnata su altri versanti come quello ucraino, e ad avvicinarsi all’Unione Europea e agli Stati Uniti: il governo di Yerevan tra le altre cose ha sospeso la partecipazione dell’Armenia all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, un’alleanza militare creata dalla Russia con altre cinque repubbliche ex sovietiche, ottenuto il sostegno alle elezioni di Donald Trump e promosso un piano di pace con l’Azerbaijan dopo 35 anni di conflitto.

Da mesi la Russia ha tentato di condizionare il voto in Armenia con strategie ormai ben note: campagne di disinformazione sistematiche e pressione economica sul Paese, che dipende fortemente dall’esportazione di propri beni verso la Russia.

Pashinyan è un leader controverso e da più parti accusato di un crescente autoritarismo. Alla vigilia delle elezioni decine di esponenti e attivisti di opposizioni sono stati arrestati e lo stesso leader di Forte Armenia Samvel Karapetyan ha affrontato l’ultima parte della campagna elettorale dagli arresti domiciliari, perché accusato nel 2025 di un tentativo di colpo di stato. Karapetyan ha definito le elezioni “vergognose” e ha denunciato violazioni e repressione del governo nei confronti dell’opposizione.

di: Redazione - 8 Giugno 2026

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