Il legame e le battaglie politiche
Come Piergiorgio Welby imparò da Marco Pannella l’essenza radicale: le sue parole e i suoi pensieri risuonano ancora
La sua appartenenza ed essenza da radicale era stata profonda, con una capacità multiforme di interpretare ogni mossa: da Caino, da Coscioni, per dirla in breve: da radicale di ogni essenza e presenza
Piergiorgio, ovunque io lo abbia letto, ho trovato da parte sua massimo rispetto verso i suoi lettori, anche nel suo dire sempre la verità. Oggi lui “vive” ovunque e in nessun luogo, “compresente” in chi lo racconta o solo lo pensa. Le sue parole, i suoi pensieri sempre spontanei, senza fronzoli, risuonano in chi anche solo lo ricorda.
Per me era già importante Marco Pannella. Avevo letto e sentito di lui prima che conoscessi Piergiorgio. Condividevo le sue idee di politico per me “fuori norma”, mi facevano riflettere moltissimo. Conobbi Welby Piergiorgio e la sua famiglia, seppi che era portatore di grave disabilità per distrofia muscolare progressiva. L’amicizia con il tempo diventò amore e ci sposammo nel 1980. Inizialmente non voleva sposarmi, sapendo che la sua malattia lo avrebbe potuto rendere gravemente disabile. Ma l’ho convinto e ci siamo organizzati insieme ai suoi genitori a convivere, aiutandoci a vicenda. Insegnavo la lingua tedesca in una scuola privata non lontano da casa e davo lezioni private. Anche Piergiorgio aiutava dei ragazzi. Il resto del tempo si ascoltava Radio Radicale.
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Sì, anche Piergiorgio era simpatizzante di Marco Pannella. Certo non potevamo muoverci nella città piena di gravi ostacoli per persone in carrozzina. Si seguiva la politica e mi accorsi che era un gran letterato con particolare interesse per la filosofia. Nel tempo libero si andava a pesca con papà Alfredo e si discuteva sul poco o nullo interesse per persone con disabilità. Piergiorgio si stava aggravando e lui mi parlava di preferire la morte anziché sottoporsi alla Tracheotomia ed essere attaccato a un ventilatore che lo avrebbe mantenuto in vita.
Una notte mi chiese di chiamare il pronto intervento medico. Piero chiese di addormentarlo e lasciarlo morire. Il medico prescrisse un urgente ricovero. Piergiorgio rifiutò. Per 12 ore l’ho tenuto seduto in carrozzina e nel pomeriggio chiamai l’ambulanza che lo portò in ospedale, dove venne intubato. Io desideravo solo che non si svegliasse più. Ero confusa. Dopo sei settimane in rianimazione è stato dimesso, tracheotomizzato e arrabbiatissimo con me. Ci aiutò molto l’infermiera Stefania che mi insegnava a farlo stare il meglio possibile. Non poteva più parlare, a causa della tracheotomia e la malattia dei muscoli distrofici della gola e del collo.
Appena poté di nuovo alzarsi con il suo amico Aldo andammo a comprare un computer. Ora era possibile comunicare con chi voleva. Stava diventando un’attività compulsiva. Quasi non riuscivo a seguirlo. Cominciò a scrivere suoi pensieri, a leggere libri sul pc. Sentiva Marco Pannella e Radio Radicale fino a tarda notte. Volle subito Internet e Aldo gli insegnava a utilizzarlo al meglio. Aveva tanta fretta! Sapeva che la sua malattia gli rendeva la vita limitata anche nella durata. Piergiorgio ha preso, diciamo così, da Pannella. La sua radicalità era sbocciata e fu nominato consigliere della appena fondata Associazione Luca Coscioni. Aveva aperto un forum sul sito dei Radicali italiani: “Tutto fermo? Altro che deserto dei tartari … mentre si scruta l’orizzonte … i terminali come me … invidiano gli Olandesi… SVEGLIAAAAA”.
Su questa pagina si è sviluppata una discussione su vita fino a fine vita durata oltre la sua morte. Su internet Piero trova i vari siti radicali e mi confida il piacere che ci siano associazioni come Nessuno tocchi Caino. Segue con interesse la cura di coloro che spesso vengono incarcerati troppo lontani dalla propria famiglia. Un giorno mi disse: “Quando non ci sarò più, potresti anche andare a visitare queste persone abbandonate in galera”. La sua appartenenza ed essenza da radicale era stata profonda, con una capacità multiforme di interpretare ogni mossa: da Caino, da Coscioni, per dirla in breve: da radicale di ogni essenza e presenza.
Credo che il suo segreto intimo fosse una spiritualità elaborata nelle lunghe notti di solitudine, accompagnato dallo sbuffo del ventilatore che lo teneva in vita. Nell’ultimo pomeriggio del 20 dicembre 2006 ho percepito il suo volerci dire che siamo tutti una cosa sola. Errori nostri consapevoli sono impurità come la sabbia nell’oro. Abbiamo tutti il dovere di valutare le nostre coscienze e trovare nella verità la nostra unione. Ogni associazione con il suo intento essenziale e ognuno rispettoso dell’altro e – perché no – di aiuto e rispetto vicendevole. Ci amava appassionatamente e voleva che il nostro amore fosse davvero universale a iniziare da ognuno di noi.