L'attacco vergognoso

Il delirio di Trump contro il “debole” Papa Leone “pessimo sulla politica estera”. Il pontefice: “Non ho paura di lui”

Esteri - di Redazione

13 Aprile 2026 alle 11:26

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Il delirio di Trump contro il “debole” Papa Leone “pessimo sulla politica estera”. Il pontefice: “Non ho paura di lui”

Uno scontro senza precedenti, con parole al veleno che invece sono tipiche del personaggio. Questa volta però l’obiettivo di Donald Trump va oltre perché è nientemeno che Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense nella storia della Chiesa.

Rapporti che d’altra parte non sono mai decollati, col Papa che da tempo fa sentire la sua voce contro la guerra, che Trump invece vede come risoluzione di ogni problema.

È così che Trump, addirittura mentre era ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida verso la Casa Bianca, ha utilizzato il suo social Truth per un attacco senza mezzi termini al pontefice, definito un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”.

Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”, le parole di Trump.

Il presidente Usa tira in ballo poi il fratello di Robert Francis Prevost, Louis, che Trump preferisce in quanto “totalmente MAGA”, da ‘Make America Great Again’, slogan e “piattaforma politica” del tycoon e dei suoi fedelissimi.

L’astio di Trump è legato all’Iran, una situazione che evidentemente è “scappata di mano” alla Casa Bianca, che il 28 febbraio scorso pensava ad un attacco contro la Repubblica Islamica che avrebbe rapidamente portato ad un cambio di regime e che invece si è trasformato in un pantano che ha provocato una crisi energetica globale.

Per questo Trump accusa di fatto il Papa di “flirtare col nemico” iraniano, accusando Leone XIV di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare. Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti”. L’attacco continua: “E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”.

Ma il presidente Usa si spinge oltre, arrivando a rivendicare persino il merito dell’elezione di Prevost a pontefice: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, le imbarazzanti parole del presidente.

Dichiarazioni che hanno provocato la ferma e sdegnata protesta dei vescovi americani, con l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, che si è detto sconfortato dall’attacco di Trump al Papa. “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale; né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”, ha affermato in una dichiarazione riportato da Reuters.

Ma è stato lo stesso Prevost a rispondere brevemente agli attacchi del suo connazionale. Commentando con i giornalisti sul volo da Roma ad Algeri, dove è atterrato per un viaggio in Africa di 11 giorni, il terzo internazionale del Papa dopo Turchia e Libano, il Papa è stato chiaro: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump“, “parlo del Vangelo” e quindi “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra“. “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui“, ha aggiunto il pontefice chiudendo così la questione.

Dall’elezione in Vaticano, avvenuta nel maggio del 2025 a seguito della morte di Papa Francesco, Prevost ha più volte criticato le decisioni dell’amministrazione Trump: in particolare sul tema dell’immigrazione, ma anche riguardo l’operazione con cui a gennaio scorso la Casa Bianca ha rimosso il dittatore venezuelano Nicolás Maduro.

Il punto di rottura però si è avuto con l’inizio della guerra di Usa ed Israele contro l’Iran, un conflitto che ha spinto Leone XIV ad aumentare le critiche nei confronti della Casa Bianca, in maniera più diretta e frequente. Un problema anche politico per Trump, che nel 2024 ha vinto le elezioni anche grazie al voto dei cattolici (il 55% degli elettori cattolici ha votato per lui): nella sua amministrazione molti membri di spicco sono cattolici, a partire dal segretario di Stato Marco Rubio e quello alla Difesa Pete Hegseth.

di: Redazione - 13 Aprile 2026

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