Abete a sfidarlo
Federcalcio, la Serie A lancia l’ex Coni Malagò dopo la disfatta della Nazionale in Bosnia: appoggiato da 18 club su 20
Il calcio italiano ripartirà da Giovanni Malagò? L’ex numero del Coni, il Comitato olimpico italiano è infatti il nome scelto dalla Lega Serie A per prendere il timone della Figc, la Federcalcio che ha visto le dimissioni lo scorso 2 aprile dell’ormai ex presidente Gabriele Gravina.
Un passo indietro arrivato dopo l’imbarazzante sconfitta della Nazionale di calcio nei playoff di qualificazione ai Mondiali 2026 contro la Bosnia Erzegovina, a cui hanno fatto seguito i passi indietro del commissario tecnico Gennaro Gattuso e del capo delegazione Gigi Buffon.
La nuova guida della Federcalcio sarà scelta il prossimo 22 giugno con le elezioni, ma il tempo per presentare le candidature è fissato entro il 13 maggio. Nei “palazzi del potere” i movimenti sono iniziati in realtà da tempo, già nelle ore successive alla disfatta azzurra in Bosnia Erzegovina.
L’appoggio a Malagò, oggi numero uno della Fondazione Milano Cortina organizzatrice dei Giochi olimpici invernali, è arrivato nell’assemblea della Lega Serie A tenuta oggi a Milano: l’ex presidente del Coni avrebbe già l’appoggio di 18 dei 20 club della massima serie, comprese le “big del Nord” e il Napoli. A non firmare per Malagò sono stati il presidente della Lazio Claudio Lotito e quello del Verona Italo Zanzi: un “no” motivato non tanto dalla contrarierà al nome di Malagò, scrive la Gazzetta dello Sport, ma dal metodo scelto, ovvero un voto sul candidato più che sul programma. Dietro il “no” di Lotito potrebbero esserci in realtà anche questioni di posizionamento politico: senatore di Forza Italia, Lotito si farebbe portavoce del noto ostracismo del governo Meloni, ed in particolare del suo ministro per lo Sport Andrea Abodi, nei confronti dell’ex numero uno del Coni.
La conferma è arrivata dal il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, in una pausa dell’assemblea: “Diciotto su venti club hanno sottoscritto la candidatura di Malagò. Sono le singole società che votano con un modulo federale per accreditare un candidato. A quota 11 sarebbe diventato il candidato ufficiale. Siamo a 18, tranne Lazio e Verona, non per mancanza di fiducia, anzi stimano Malagò, ma per una questione di metodo: volevano discutere prima dei programmi e poi della persona. Palla ora a Malagò – ha aggiunto Simonelli – che farà le sue verifiche e poi formalizzerà la candidatura: personalmente gli faccio i migliori auguri e lo inviteremo qui, probabilmente lunedì, per illustrargli programmi e integrarli con le sue idee. Giovanni è una persona di successo, a cui lo sport deve tanto. Vogliamo un dialogo collaborativo con il governo, il mio lavoro sarà quello di portare avanti un dialogo costruttivo”. A Simonelli è stato quindi ricordato le parole durissime di Malagò, che in passato definì presidenti di A dei delinquenti: “Avrà cambiato idea. E comunque non ricordo questa dichiarazione, si sarà reso conto che era avventata e fuori luogo”, ha chiuso il discorso il presidente della Lega Serie A.
Nei prossimi giorni è attesa la probabile “discesa in campo” dello sfidante di Malagò, ovvero l’attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abate, che ha già rivestito per due mandati la carica di capo della Federcalcio dal 2007 al 2014. “Chiederò al consiglio direttivo della Lega Dilettanti e ai delegati di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò dalle società della Lega Serie A, cioè di poter, attraverso una condivisione della candidatura, presentarmi prima in una logica di discussione dei contenuti, per poi vedere quale è il punto di caduta dei nomi”, ha spiegato Abete a margine della consegna del Premio Bearzot a Coni, di fato annunciando la sua candidatura per la Figc.
Abete potrà contare sui voti della LND, che vale il 34% dei voti complessivi tra le componenti federali della Figc, contro il 18 per cento assegnato alla Serie A: una sfida in cui risulteranno decisivi gli appoggi forniti dalle rappresentanze di calciatori e allenatori, che assieme valgono il 30 per cento dei voti.