Dopo il No al referendum
Quel patto di “cura” per i giovani: l’avvenire è anche rottura e apertura, le proposte
Il patto di cura per l’avvenire può e deve tradursi in scelte concrete: toccherà a noi, come ha ribadito la segretaria Elly Schlein, dare piena attuazione a quella Costituzione che rappresenta un orizzonte politico. ancora vivo
Politica - di Michele Fina
Toccherà a noi, come ha ribadito la segretaria Elly Schlein, dare piena attuazione a quella Costituzione che non è soltanto la legge fondamentale della Repubblica, ma un orizzonte politico e programmatico ancora straordinariamente vivo. Era evidente all’indomani dell’esito della consultazione sulla contro-riforma della magistratura; è urgente dopo aver ascoltato in aula l’intervento della premier Meloni: primo atto di una campagna elettorale futura, identico all’ultimo della fallimentare campagna referendaria.
Milioni di cittadini, oltre i tradizionali confini del centrosinistra, hanno respinto il tentativo di manomettere la Costituzione, riaffermandone il ruolo centrale come architrave della democrazia e chiedendone la fedele attuazione nei suoi principi di pace, uguaglianza sociale e diritti. Da questa consapevolezza – critica, cioè non pensando appunto che tutti coloro che hanno votato No siano di centrosinistra – nasce la proposta che da subito ho avanzato di un’alleanza costituzionale. Un’alleanza che abbia il suo cuore in un patto di cura per l’avvenire rivolto alle giovani generazioni: non una promessa o un programma, ma un impegno reciproco e vincolante, fondato su responsabilità e partecipazione. La “cura” riguarda e richiama il diritto alla salute, oggi messo in discussione da un sistema in cui sei milioni di persone rinunciano alle cure, e senza garanzia del quale non esiste piena cittadinanza. Cura rappresenta anche un modo diverso di “stare al mondo”: cura è infatti tutela dell’ambiente, dei diritti sociali e civili, delle relazioni di pace e della democrazia come conquista da non considerare scontata.
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L’“avvenire”, invece, non è semplice continuità del presente: come ricorda il filosofo Derrida, è rottura e apertura verso ciò che ancora non esiste, e richiede coraggio e immaginazione per realizzarlo. Protagonisti di questa costruzione non possono che essere le giovani generazioni.
Le abbiamo viste incidere in modo determinante in occasione del referendum, ma da tempo “c’erano”: nelle piazze per la giustizia climatica, per la pace a Gaza, per i diritti e le libertà contro i decreti sicurezza, opponendosi a derive autoritarie e a modelli di sviluppo insostenibili che consumano il presente a discapito del futuro, coscienti più di noi della cosiddetta “trappola evolutiva”. Eppure proprio questa generazione così proiettata sul futuro e sul cambiamento è anche la più fragile, compressa fra precarietà e basso reddito. Ogni anno 40 mila ragazzi e ragazze lasciano il Paese con un danno di un miliardo e mezzo di Pil: si formano in Italia, la lasciano per costruire un futuro. Questa emigrazione giovanile si accompagna ad un divario di genere nel lavoro (18 punti di distacco fra occupazione femminile e maschile) e nel salario (fino al 30% in meno di retribuzione per le donne), aggravato da un carico di cura che grava quasi esclusivamente sulle donne e le spinge, una su cinque, a lasciare il lavoro dopo il primo figlio. Anche da questo nasce l’inverno demografico segnato dal calo delle nascite (saldo negativo fra nascite e morti di 300 mila persone) e dall’aumento delle disuguaglianze sociali.
Il patto di cura per l’avvenire può e deve tradursi in scelte concrete: introdurre un salario minimo e contrastare il lavoro povero, precario e ogni forma di part time involontario soprattutto per le più giovani; sostenere l’autonomia dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze attraverso politiche per la casa, dagli affitti accessibili all’accesso alla prima abitazione con il potenziamento delle agevolazioni; investire nell’istruzione aumentando le borse di studio e riducendo i costi del materiale scolastico; garantire la giusta integrazione, iniziando dal riconoscimento della cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia; rafforzare il welfare con più posti negli asili nido e servizi di supporto psicologico gratuiti in tutte le scuole; garantire mobilità e diritti, a partire da un trasporto pubblico accessibile e dal riconoscimento del voto per lavoratori e studenti fuorisede; promuovere una reale parità con congedi parentali paritari e pienamente retribuiti e con politiche che sostengano l’occupazione femminile di qualità e la svolta verso la condivisione della cura. Sono queste proposte, su cui si stanno impegnando i Giovani Democratici guidati da Virginia Libero, che possono contribuire a tradurre in pratica un altro futuro possibile. Il loro, sicuramente, ma anche quello di tutte e tutti noi.