Post cessate il fuoco
Pedaggi a Hormuz dopo la guerra, l’Iran controlla lo Stretto e Trump si infuria: “Non era questo l’accordo”
Ancora sostanzialmente bloccato il passaggio vitale per i traffici di petrolio e gas. Il tycoon: "L'Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole. Farebbero meglio a smetterla subito". I Pasdaran hanno chiesto alle navi di seguire rotte specifiche per le mine
Economia - di Antonio Lamorte
Se chi controlla lo Stretto di Hormuz avrà vinto la guerra, c’è poco da esultare per Trump. Grande è la confusione sotto le bombe che continuano a cadere, a insanguinare il Medio Oriente messo a ferro e fuoco dagli attacchi di Hamas a Israele, dalla carneficina nella Striscia di Gaza, del cambio al potere in Siria propiziato dalla Turchia, dalle operazioni lanciate da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “Molto presto vedrete il petrolio scorrere a fiumi, con o senza l’aiuto dell’Iran”, l’ultima promessa a mezzo social del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ma lo snodo strategico che tutto il mondo ha imparato a conoscere e che ha rappresentato sostanzialmente lo scoglio sul quale si sono concentrate le forze di Teheran per ricattare e resistere sembra aver cambiato forma.
Navi bloccate, compagnie assicurative che invitano a evitare il passaggio, timore sui mercati finanziari, voli bloccati in tutta l’area. Lo Stretto separa il Golfo Persico dal Golfo di Oman, due tratti di mare che fanno parte del Mar Arabico e dell’Oceano Indiano, rappresenta la via di esportazione per i Paesi del Golfo ricchissimi di petrolio e gas naturale. È largo circa 33 chilometri nel suo punto più stretto. Circa 13 milioni di barili di petrolio al giorno sono transitati nel 2025, quasi un terzo di tutto il petrolio trafficato via mare al mondo. Le principali destinazioni sono Cina, India, Giappone e Corea del Sud: Pechino acquista quasi il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, colpito da sanzioni internazionali. Già nelle prime ore dopo gli attacchi di febbraio, il traffico navale era crollato di circa la metà.
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Il pedaggio per attraversare lo Stretto di Hormuz
Al momento lo Stretto risulta ancora quasi del tutto bloccato anche se per la prima volta dall’annuncio del cessate il fuoco sono passate due petroliere non iraniane. Teheran ha preso a imporre un pedaggio di un dollaro al barile per ogni nave: è una situazione di potere perfino maggiore rispetto a prima della guerra, quando il passaggio era libero. Il pedaggio si chiede tramite una email di autorizzazione al Consiglio supremo di sicurezza nazionale e viene saldato in criptovalute, senza permesso le navi “saranno distrutte” ha assicurato il regime. Le petroliere più grandi trasportano milioni di barili. L’Iran presumibilmente non si vorrà affrancare da questa posizione dominante, anche se il passaggio è condiviso con l’Oman dall’altra parte del mare.

La società di monitoraggio navale Marine Traffic ha diffuso i dati di sei imbarcazioni che ieri hanno attraversato lo Stretto: due petroliere, tre navi da carico e una nave cisterna di rifornimento. Mercoledì erano state cinque ma nessuna petroliera o nave cisterna per prodotti chimici o gas liquefatto. Prima della guerra ne passavano circa 140 al giorno. Secondo gli analisti di Kepler almeno 14 navi metaniere cariche per circa un milione di tonnellate sarebbero bloccate nel Golfo Persico in attesa di poter passare, soltanto la GasLog Skagen sarebbe operativa, sta trasportando gnl da Ras Laffan al terminale di Al Zour in Kuwait. Secondo Marine Traffic almeno 212 petroliere hanno attraversato lo Stretto dal 28 febbraio, giorno del lancio delle operazioni militari di Israele e USA contro l’Iran, circa il 58% di tutte le navi che hanno utilizzato il passaggio nello stesso lasso di tempo. Oltre 800 navi commerciali sarebbero bloccate nel Golfo Persico.
La rabbia di Trump sul pedaggio a Hormuz
Non era stato necessario aspettare la notte (italiana) tra lunedì e martedì, quando era stato annunciato l’accordo a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum di Trump all’Iran, per capire che i negoziati avrebbero girato intorno allo Stretto di Hormuz. Su Truth il Presidente degli Stati Uniti ha attaccato l’Iran di un “pessimo lavoro” nel garantire il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto. “L’Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l’accordo che abbiamo”. Avvertimento del tycoon anche sull’imposizione del pedaggio: “È nel loro interesse non farlo, e se lo stanno facendo, farebbero meglio a smetterla subito!” Ad ABC il Presidente non aveva escluso una quantomeno dubbia partnership sui pedaggi tra Washington e Teheran. Anche alcuni governi europei hanno criticato il sistema che l’Iran ha imposto.

Teheran intanto sostiene che il cessate il fuoco dovrebbe essere esteso anche al Libano, dove Israele sta continuando ad attaccare nonostante il premier Benjamin Netanyahu abbia ordinato l’apertura “il prima possibile” di negoziati diretti con Beirut. Il Comando Navale delle Guardie Rivoluzionarie si sono affrettate a chiarire che la gestione dello snodo è entrata in una nuova fase. “In questi due giorni di silenzio militare, nemici e amici hanno compreso che la gestione dello Stretto di Hormuz è entrata in una nuova fase. Se Dio vuole, ringraziamo Dio”, si legge sull’agenzia di stampa Tasnim. Gli stessi Pasdaran avevano chiesto alle navi di seguire rotte specifiche in quanto lo stretto è minato.
Stamattina il Brent ha fatto registrare un rialzo in avvio, dello 0,9% fino al 96,8%, il Wti dello 0,7% a 98,5 dollari. In calo il prezzo del gas in discesa del 2,8% a 44,90 euro al megawattora nell’apertura ad Amsterdam. Il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky ha chiesto il ripristino delle sanzioni energetiche contro la Russia. “Non ci sarà petrolio a basso costo”, aveva chiarito il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, dopo l’annuncio del cessate il fuoco. La situazione, mentre a Islamabad si prepara l’accoglienza delle delegazioni per le trattative, resta estremamente incerta: se Israele non smette di colpire il Libano da una parte, il Kuwait ha accusato l’Iran e suoi proxy di aver continuato ad attaccare infrastrutture strategiche.