Il valzer delle nomine
Meloni silura Cingolani da AD di Leonardo, il “Michelangelo Dome” e le pressioni Usa dietro la cacciata: Crosetto sconfitto
Come da previsioni della vigilia, nel valzer di poltrone delle partecipate pubbliche il governo Meloni fa fuori Roberto Cingolani.
È l’amministratore delegato di Leonardo, la principale azienda italiana nel settore della difesa (partecipato al 30% dal ministero dell’Economia), il grande escluso dalla lista che il governo ha depositato giovedì con i nomi scelti per il rinnovo dei consigli di amministrazione delle quattro società partecipate dal Mef, che oltre a Leonardo comprende le compagnie energetiche Enel ed Eni e poi Enav, che si occupa della gestione dello spazio aereo italiano.
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Fisico e manager di comprovata esperienza, Cingolani era amministratore delegato di Leonardo dal 2023: prima dell’esperienza nell’ex Finmeccanica era stato anche ministro della Transizione energetica durante il governo Draghi.
Al suo posto il governo ha indicato Lorenzo Mariani, che è già stato dirigente di Leonardo e che ora fa il manager di Mbda, azienda di missili partecipata dalla stessa Leonardo. Verrà sostituito anche il presidente, Stefano Pontecorvo, il cui posto sarà preso da Francesco Macrì, manager che è stato già nel consiglio di amministrazione dell’azienda.
La sconfitta di Crosetto
La rimozione di Cingolani è una sconfitta per il ministro della Difesa Guido Crosetto, che nei giorni scorsi si era speso pubblicamente a difesa dell’AD di Leonardo sottolineando i risultati della società: “Non è la politica che giudica un AD ma i numeri e i mercati”, si era spinto a dichiarare Crosetto, che pure tre anni fa aveva “candidato” proprio Mariani per il ruolo di amministratore delegato dell’ex Finmeccanica.
Il peso di Trump e del “Michelangelo Dome”
A prevalere però sono stati altri interessi, che vanno letti sull’asse che lega Palazzo Chigi alla Casa Bianca. Da settimane fioccano infatti retroscena sull’irritazione di Washington, e dunque dell’amministrazione Trump tanto cara a Giorgia Meloni, sull’impegno di Leonardo sul “Michelangelo Dome”
Si tratta di un progetto, annunciato da Cingolani il 12 febbraio scorso, sulla falsariga dell’Iron Dome di Israele: un sistema basato sull’intelligenza artificiale per collegare apparecchiature e piattaforme con lo scopo di proteggere i cieli dalle minacce aeree. Leonardo ci sta lavorando assieme ad altre big europee della difesa, come la tedesca Rheinmetall, Airbus e la francese Thales.
L’idea di una strategia di integrazione europea tra le aziende del settore militare-spaziale per creare una difesa comune, bypassando Washington, sarebbe stata come uno smacco dagli Stati Uniti di Trump, che ha sempre pensato di poter contare sull’appoggio su questo tema dalla “amica” Giorgia.
Cingolani inoltre pagherebbe anche la necessità, dopo la dolorosa sconfitta al referendum sulla giustizia, di individuare profili più “organici” al governo: a Palazzo Chigi non è stata gradita la “troppa autonomia” dell’ormai ex amministratore delegato.
Le altre nomine
Per quanto riguarda le altre società partecipate, il governo ha confermato in Eni l’attuale amministratore delegato attuale, Claudio Descalzi, scegliendo come presidente Giuseppina Di Foggia, che ora ricopre il ruolo di amministratrice delegata di Terna, la società a partecipazione pubblica che si occupa della rete elettrica.
Per Enel, invece, ha confermato per un nuovo mandato Paolo Scaroni come presidente e Flavio Cattaneo come amministratore delegato. Infine, per Enav ha indicato Sandro Pappalardo come presidente e Igor de Biasio come amministratore delegato.