L'emergenza jet fuel
Aeroporti a secco di cherosene, l’allarme sul carburante se non riapre Hormuz: “Tre settimane di tempo, poi voli a rischio”
Una situazione più grave del previsto. Il trasporto aereo a livello europeo rischia pesanti conseguenze già tra tre settimane a causa dello stop al transito delle petroliere dallo stretto di Hormuz, di fatto ancora “ostaggio” dell’Iran dopo l’offensiva scatenata contro la Repubblica Islamica il 28 febbraio scorso da Stati Uniti ed Israele.
In attesa dell’esito dei complicati negoziati che si dovrebbero tenere nei prossimi giorni a Islamabad, in Pakistan, Paese che ha mediato tra le parti portando ad un cessate il fuoco ma non alla riapertura completa di Hormuz, l’Europa fa i conti con lo stop al cherosene necessario per gli aerei.
- Carburante per aerei “fermo” ad Hormuz, la crisi del Golfo per i voli: gli effetti tra caro biglietti e rischio cancellazioni
- Aeroporti a secco di carburante, l’allarme si allarga negli scali italiani: il fattore Hormuz dietro la crisi del cherosene
- Pedaggi a Hormuz dopo la guerra, l’Iran controlla lo Stretto e Trump si infuria: “Non era questo l’accordo”
L’allarme, ben peggior di quanto prospettato nei giorni scorsi, lo mette nero su bianco l’Aci Europe, l’associazione degli aeroporti europei, in una lettera alla Commissione europea.
La deadline prospettata dagli aeroporti è infatti cortissima: il trasporto aereo del Vecchio Continente rischia di restare a secco di cherosene prima dell’estate se ad Hormuz le cose resteranno così anche a fine aprile, tra venti giorni. L’attività di raffinazione negli impianti europei è già al massimo, dunque per l’estate non è materialmente aggiungere ulteriori quote di produzione: servirà insomma il cherosene dall’estero, fermo però dalla crisi nel Golfo.
La lettera datata 9 aprile, di cui riferisce oggi il Corriere della Sera, vede Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe, scrive ai commissari europei dell’Energia e dei Trasporti che “se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare realtà per l’Ue”.
Le conseguenze sarebbero gravissime per il settore e per l’intera economia del Vecchio Continente, come non manca di far notare Jankovec ai commissari Dan Jørgensen e Apostolos Tzitzikostas: “La ridotta connettività che inevitabilmente deriverebbe da una carenza di carburante per aerei danneggerebbe significativamente l’economia europea, aggravando così l’impatto macroeconomico dell’aumento dei prezzi del petrolio”.
Nel documento l’organizzazione mette in guardia Tzitzikostas in merito alle “crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale riguardo alla disponibilità di carburante per aerei, nonché alla necessità di un monitoraggio e di un intervento proattivo da parte dell’Unione”. A peggiorare le previsioni è l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, “quando il trasporto aereo alimenta l’intero ecosistema turistico su cui fanno affidamento molte economie dell’Ue”.
Era stato sempre il Corriere della Sera con un articolo di Leonard Berberi a riferire, citando tre fonti comunitari a conoscenza del dossier, che soltanto due Paesi Ue avrebbero cherosene d’emergenza per 90 giorni, mentre la maggior parte non supererebbe una crisi più lunga di 30 giorni, con alcuni Stati addirittura fermi non oltre il limite di 8-10 giorni di autonomia.