La fondazione della Romani Union

Quando venne proclamata la Giornata Internazionale del Popolo Romani: popolo senza Stato che non ha mai armato un esercito

C’è poco da festeggiare. C’è da prendere atto non solo che i rom e i sinti ancora oggi sono il popolo più discriminato, odiato e maltrattato in Europa, ma anche che l’intero mondo è precipitato di nuovo in una follia di guerre e di genocidi

Editoriali - di Dijana Pavlovic

9 Aprile 2026 alle 18:30

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Photo credits: Benvegnù Guaitoli/Imagoeconomica
Photo credits: Benvegnù Guaitoli/Imagoeconomica

Otto aprile 1971, Londra. Per la prima volta i rom, sinti, manush, kale e romanichal — mentre ancora in molti stati europei le donne zingare venivano sterilizzate per le politiche eugenetiche che non si erano ancora interrotte nonostante il genocidio subito — si sono riuniti in un’assemblea politica, hanno creato la Romani Union, hanno proclamato che i rom sono un popolo transnazionale, una nazione senza stato, hanno alzato la bandiera romani e cantato per la prima volta l’inno Djelem Djelem. Nel 1979 le Nazioni Unite riconoscono la Romani Union e proclamano l’8 aprile Giornata Internazionale del Popolo Romani.

Oggi, dopo 55 anni da quel giorno, la ricorrenza si “festeggia” — da pochi. Ma c’è poco da festeggiare. C’è da prendere atto non solo che i rom e i sinti ancora oggi sono il popolo più discriminato, odiato e maltrattato in Europa, ma anche che l’intero mondo è precipitato di nuovo in una follia di guerre e di genocidi. Oggi ricordiamo quel primo incontro e il dovere di lottare contro l’oppressione che ancora oggi persiste. Ma dovremmo ricordarci anche dello spirito di quell’incontro: di nazione transnazionale, della nostra capacità — nonostante siamo la minoranza più grande d’Europa — di rimanere un popolo senza uno stato, senza aver mai armato un esercito per conquistare una terra. Certo, l’abbiamo pagata cara questa nostra alterità, e la stiamo pagando cara anche oggi. Ma simbolicamente, oggi rappresentiamo il punto più evoluto dell’umanità — ancora da raggiungere.

9 Aprile 2026

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