Disastro Mondiale
Come cambiare il calcio italiano e la Nazionale, secondo Gravina: “Ingessato, cronica incapacità di fare sistema”
Il documento del Presidente dimissionario della FIGC: "Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprie falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate"
News - di Redazione Web
Dodici pagine per una sorta di diagnosi quella di Gabriele Gravina, Presidente dimissionario della FIGC, dopo la terza qualificazione consecutiva fallita per i Mondiali di Calcio in programma la prossima estate tra Stati Uniti, Canada e Messico. “Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe, quindi dei Club, e delle istituzioni”, si legge nello studio in cui il sistema viene definito “ingessato” da interessi di singole componenti e caratterizzato da “una cronica incapacità di fare sistema”. Dossier che sembra essere destinato a far discutere.
Gravina si è dimesso il 2 aprile. Era stato eletto la prima volta nel 2018 con il 97% dei voti dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 in Russia e le dimissioni del predecessore Carlo Tavecchio: percentuale senza precedenti. Dal 1984 al 2000 co-proprietario del Castel di Sangro, già presidente della Lega Pro, imprenditore attivo nei settori bancario ed edile, Gravina era stato rieletto nel febbraio del 2021 con il 73,4% dei voti e nel febbraio del 2025 con il 98,8% dei voti – era l’unico candidato in corsa – nonostante un’altra qualificazione fallita per i Mondiali del 2022 in Qatar.
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Gravina ha fatto pubblicare il documento sul sito della Federcalcio nel giorno in cui si sarebbe dovuta tenere l’audizione alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati che lo aveva convocato per chiedergli conto dello stato di salute del calcio italiano. Appuntamento cancellato dopo la drammatica e clamorosa eliminazione ai rigori in Bosnia. “Purtroppo è stato cancellato il giorno successivo, pochi istanti dopo aver rassegnato le mie dimissioni dalla carica di presidente della FIGC, come se i problemi del movimento calcistico fossero conseguentemente risolti”.
Cosa pensa Gravina del calcio italiano
Il documento è diviso in tre parti tra analisi delle criticità, problematiche e limiti strutturali, soluzioni proposte nel tempo. Pochi giovani, troppi stranieri, infrastrutture inadeguate e poca collaborazione tra gli attori del settore. Quello che non si legge è che la Premier League inglese – il campionato più popolare, ricco e competitivo al mondo – ha in percentuale ancora più stranieri, e l’Inghilterra non manca certo di partecipare ai mondiali. E la Bundesliga tedesca poco più alta ma molto vicina all’Italia per percentuali di minuti giocati da Under21 nazionali, e la Germania resta costantemente tra le Nazionali più continue e competitive al mondo.
Sicuramente in Italia si contano 97 club professionistici al mondo: troppi, come in nessun altro Paese al mondo. Già in passato Gravina aveva proposto di ridurre il numero di squadre così come quello delle partite giocate. “Serve un passo avanti delle componenti con il supporto del governo”. Ha criticato la Riforma dello Sport, che ha abolito il vincolo sportivo dilettantistico, e l’emendamento proposto dal deputato di Forza Italia Giorgio Mulè, che ha rafforzato le leghe professionistiche.
Ha parlato della Serie A come di “uno tra i campionati più vecchi con pochi italiani e giovani” e con un sistema sostanzialmente insostenibile da un punto di vista economico. “Il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all’anno”. Gravina ha comunque ribadito la difficoltà della FIGC a intraprendere cambiamenti tra regolamenti internazionali e norme delle Leghe. “Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprie falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate”.
Che cosa non si può fare
“Come reagire?”, ha intitolato l’ultima parte del dossier. Proposte: gettito scommesse e tax credit sul modello del cinema. Ribadita la necessità di un investimento maggiore e centralizzato nella formazione dei giovani, come si era proposto nel “Progetto tecnico del calcio giovanile italiano”. Sarebbe impossibile da attuare un numero obbligatorio di calciatori italiani da mettere in campo, perché sarebbe contrario alle regole sul libero mercato e alla libera circolazione dei lavoratori in uno sport professionistico come più volte sancito dalla FIFA e dall’Unione Europea.
“Alla luce di quanto espresso, è del tutto evidente che, per il bene del calcio italiano, l’unico modo di intervenire è farlo in maniera radicale, grazie ad un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno. Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento. Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano”.
Che la “cronica incapacità di fare sistema” sia stata additata da un Presidente eletto e ri-eletto con percentuali bulgare fa quantomeno riflettere. Alle sue dimissioni sono seguite quelle del capo delegazione Gianluigi Buffon e dell’allenatore Gennaro Gattuso. Il calcio italiano è ancora sconvolto dalla terza e consecutiva mancata partecipazione a un Mondiale: decaduta la nobile potenza del calcio internazionale che vanta quattro Copper del Mondo e due Europei in bacheca. Al momento la confusione è totale, gossip e voci si sinseguono, la corsa è aperta. Giovanni Malagò, ex Presidente del Comitato Olimpico (CONI) appare in pole position, il ministro dello Sport Andrea Abodi non ha escluso il commissariamento.