Festival della geopolitica di Ascoli

Da Socrate a Gramsci la verità perseguitata

Il rapporto tra intellettuale e potere è sin dall’antica Grecia conflittuale. E costa spesso all’incauto filosofo che smaschera il racconto di chi comanda, la galera, l’esilio o la vita stessa

Cultura - di Filippo La Porta

2 Aprile 2026 alle 13:34

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Da Socrate a Gramsci la verità perseguitata

Al festival della geopolitica di AscoliDemarcazioni, il primo in Italia interamente dedicato a questa attualissima area disciplinare – ho dialogato con Gianfranco Pasquino e Giorgio Arfaras sul tema “Filosofi e tiranni” (titolo di un utile saggio dello stesso Arfaras, pubblicato da Paesi Edizioni, che ci invita a riflettere su alcuni cliché: ad esempio i deprecati oligopoli hanno un potere propulsivo superiore a quello delle imprese minori, o anche: il debito pubblico serve a tenere basse le tasse….). Non sono un politologo né un economista né un filosofo della politica. Mi sono limitato a due diverse riflessioni: sul rapporto tra filosofi e tiranni dunque tra intellettuali e potere in Occidente, e su cosa significa per noi, cittadini della democrazia liberale, la “tirannide”.

Sul primo punto ho ricordato che solo nella tradizione occidentale il filosofo – per estensione l’intellettuale – è chi dice la verità al potere, assumendo i rischi a ciò connessi, è il parresiaste, che per Michel Foucault lega la propria esistenza a ciò che afferma, rendendo la sua testimonianza una questione di dovere etico (in altre tradizioni non è così, in Cina è il mandarino, un funzionario colto e consigliere dell’imperatore). Pensiamo alla Grecia antica: Diogene tratta male Alessandro, Socrate sceglie la morte per non tradire la verità (badate bene, niente di eroico: è solo la conseguenza del suo stile di vita “filosofico”, di un’idea di filosofia). La filosofia diventa testimonianza. Starei per dire secondo un modello cristologico, che però arriva molto più tardi. La verità è conflitto. Ma soprattutto non è tanto “discorso” quanto “una vita”: deve essere vissuta! Secondo Pierre Hadot la filosofia coincide con una forma di vita e una pratica quotidiana. Da Socrate in poi si snoda una lunga serie di intellettuali eretici, contro il potere. Giordano Bruno bruciato sul rogo, Spinoza scomunicato, Voltaire perseguitato, Marx esiliato, fino al ‘900: Gramsci messo in galera, Benjamin inseguito dalle SS, Arendt sempre in fuga e Pasolini. La loro critica nasce da un sospetto verso il potere. È la storia stessa del pensiero critico in Occidente, che poi si è tradotto in due generi letterari, considerati appunto eretici: il romanzo (condannato dall’Inquisizione) e il saggio personale (Cervantes e Montaigne). La civiltà europea, nonostante suoi molti crimini – dalle crociate al colonialismo e ai genocidi – contiene una promessa non tanto e solo di libertà quanto di liberazione. Certo, si tratta di una promessa da esso stessa disattesa in una gran quantità di casi. Però quella promessa una volta fatta sta lì, indelebile: e ognuno vi si può appellare. Aggiungo che proprio nella storia del romanzo e del saggio tale promessa trova la sua migliore fioritura.

Passo al secondo punto. Che dobbiamo intendere per “tirannide”, in questa parte di mondo? Sia Pasquini che Arfaras ci hanno ricordato come la nostra democrazia – che negli anni 70 la mia generazione tendeva a svalutare in quanto “formale”, e perciò snobbavamo le rivolte dei paesi dell’Est – è un bene prezioso. È vero, l’Europa attuale corre seri rischi di involuzione autoritaria – è la cosiddetta autocrazia elettiva, o elettorale, quando cioè la maggioranza governativa, forte del consenso popolare, viola i limiti costituzionali e indebolisce i contrappesi (potere giudiziario, media…) – , però un abisso continua a dividerci da Cina e Russia. Eppure dovremmo anche cercare di capire in che modo si manifesta la tirannide soft – non direttamente dispotica – dentro la nostra confortevole società del benessere e dei consumi. Anche qui rinviamo a Foucault: il potere non è tanto un centro di comando quanto una interpretazione della realtà, una narrazione che ciascuno interiorizza. Non ci vieta più nulla ma ci spinge a pensare e ad agire in un certo modo. La tirannide è una rete capillare, un dispositivo che orienta silenziosamente le persone ma dal loro interno, una visione del mondo che diventa il mondo. Insomma: è linguaggio. Da qui dobbiamo partire per cercare delle forme di resistenza. Provo solo a fare un paio di esempi.

Prendiamo la parola “sfigato”, oggi pervasiva. Tende a gettare un’ombra su chiunque decida di mettersi ai margini, di non partecipare alla competizione sociale, di sottrarsi: diventa subito una figura triste, un perdente, un disgraziato da commiserare. Dobbiamo ricordarci, quando la usiamo, che non è una parola innocente. Una volta perfino il ministro Tajani l’ha usata goffamente, applicandola a se stesso, per giustificare un ritardo a una discussione in Parlamento. Ha detto che è il “ministro più sfigato della Storia”, alludendo – con una evidente caduta di gusto – alle due guerre in corso e al periodo turbolento che stiamo attraversando. Ecco, quando il potere diventa autoironico e scanzonato io personalmente mi allarmo!

Ma pensiamo a un modo di dire, quasi un tic linguistico oggi onnipresente. La premessa è che tutto ci invita a coltivare un’idea performativa e competitiva di esistenza, fatta di obiettivi da raggiungere, successi professionali, smania di riconoscimento sociale, tanto che nessuno ha più tempo! E anzi dire “Non ho tempo” è un modo per darsi importanza! Il messaggio inviato all’altro è che sei richiesto, sei performante! In questo caso il potere si è fatto – plasticamente – linguaggio! Non serve la polizia, né pubblici ministeri assatanati, ci pensiamo noi a “sorvegliarci e punirci”. È sparita dalla nostra vita accelerata ogni dimensione di gratuità, di contemplazione disinteressata, di lentezza. Senza che nessuno ci faccia più caso. Io credo invece che vivere senza scopo sia un atto di libertà, e vorrei anche, nei limiti del possibile, testimoniarlo! Insomma; diffidate della tirannide mascherata che si insinua dentro le parole quotidiane che noi stessi usiamo, e diffidate di chi vi dice che non ha mai tempo!

2 Aprile 2026

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