Magistratura e potere

Più giudici, meno pm: come sta cambiando pelle il partito delle toghe dopo il referendum

La corrente di MI (destra) ha riconquistato la presidenza dell’Anm ma con un giudice del lavoro. E al suo interno è iniziato il maldipancia. Fase nuova?

Giustizia - di Angela Stella

1 Aprile 2026 alle 10:00

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Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica
Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

“Sapete come dicono i francesi? Reculer pour mieux avancer. Sapete cosa vuol dire? Prendere la rincorsa per avanzare meglio”. Lo ha detto ieri il ministro della giustizia, Carlo Nordio, rispondendo in Transatlantico alla Camera ai giornalisti che gli chiedevano se si apre una nuova fase per il governo dopo il referendum. Insomma è tornato il solito Nordio: poliglotta ed evanescente in quanto a progettualità riformista.

Intanto “per chiarire una volta per tutte che il governo continua a lavorare anche dopo il referendum, Giorgia Meloni ha dato la disponibilità a riferire la prossima settimana in Parlamento, illustrando i provvedimenti su cui l’esecutivo è quotidianamente impegnato e su cui continua a lavorare”, hanno riferito all’Ansa fonti di Palazzo Chigi. La data dovrebbe essere quella del 9 aprile. Chi pure sembra voler cambiare davvero passo è l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm). Il suo parlamentino, riunito sabato a Roma, ha eletto il nuovo presidente, dopo le dimissioni di Cesare Parodi per “gravi motivi familiari”. Si tratta di Giuseppe Tango, classe 1982, giudice del lavoro a Palermo. Fa parte di Magistratura Indipendente, la stessa corrente del suo predecessore. Alle ultime elezioni del Comitato direttivo centrale era stato il più votato tra i suoi ma nonostante questo, per giochi tra correnti, aveva dovuto cedere il posto a Parodi.

Adesso, però, è arrivato il suo turno nonostante i dirigenti di MI, Claudio Galoppi e Loredana Micciché, avessero proposto due altri nomi: Antonio D’Amato, procuratore capo di Messina, e Chiara Salvatori, giudice a Roma. Ma Tango era voluto da tutti gli altri gruppi che non avrebbero accettato soprattutto D’Amato, magistrato requirente e già membro del Csm. L’Anm infatti, in questa nuova fase, ha la necessità di gettarsi alle spalle non solo la guerra tra magistratura e politica che affonda le radici nel berlusconismo, ma altresì lo scandalo Palamara. Quindi quale migliore scelta se non quella di Tango che rappresenta quella nuova generazione di magistrati avulsa dai rischi di un ancoraggio alle vecchie logiche del correntismo finite sotto accusa in seguito allo scandalo dell’Hotel Champagne. Certo, Tango è considerato da molti come schiacciato sulla sinistra giudiziaria avendo, ad esempio, durante la campagna referendaria, invitato a votare No per fermare la “deriva autoritaria”. “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, sussurra maliziosamente qualcuno mutuando la celebre frase tratta dal Gattopardo. Quindi adesso Tango dovrà scrollarsi di dosso questi timori e riallacciare un dialogo, come da lui subito auspicato, sia con l’avvocatura che con la politica.

Se è vero che per ora le riforme importanti sulla giustizia in Parlamento paiono congelate, comunque gli attori della giurisdizione da qualche parte devono ripartire. E un terreno di confronto dovrà essere quello dell’efficienza della macchina giudiziaria insieme al rafforzamento delle garanzie difensive. Da non escludere alcune modifiche riguardanti il Csm, visto che tantissimi magistrati in questi mesi, pur avversando la riforma costituzionale, hanno ammesso il bisogno di una autoriforma del governo autonomo. In attesa di questi sviluppi, proprio la corrente del neo presidente è in subbuglio. Infatti sabato, poco dopo l’acclamazione per Tango, il Segretario di Mi, Claudio Galoppi si è dimesso. In una lettera alla presidente Lorena Micciché e in due interviste, al Corriere e a Repubblica, Galoppi ha motivato così il suo passo indietro: “Prima vengono i contenuti dell’azione associativa, poi l’individuazione delle persone”. In pratica avrebbe voluto una discussione su un nuovo programma che l’Anm avrebbe dovuto portare avanti e poi l’individuazione del candidato giusto.

Peccato però che è stata proprio MI a chiedere che nell’odg del Cdc di sabato venisse inserita l’elezione del nuovo presidente. Il problema, per Galoppi, è che non è passato il suo uomo, appunto il procuratore D’Amato. Tuttavia, almeno in teoria, in Anm c’è una nuova aria: dopo anni in cui quasi sempre al vertice del ‘sindacato’ delle toghe vi sono stati pm, adesso è venuto il momento di cambiare aria. Un giudice e pure del lavoro davvero può segnare un cambio di passo. Mutamento che si allinea con quanto avviene già da un po’ nelle altre correnti. Domenica, infatti, il Consiglio nazionale di Magistratura democratica ha eletto Simone Silvestri, giudice del tribunale di Lucca, nuovo segretario generale di Md. Silvia Albano è stata confermata presidente. Anche AreaDg ha come segretario Giovanni Zaccaro, giudice in Corte di Appello a Roma. Pure Magistratura Indipendente, benché priva di un segretario, pure lui giudice, in attesa del nuovo congresso, ha come Presidente Lorena Micciché, da poco ai vertici della Corte di Appello di Firenze, quindi magistrato giudicante. Fa eccezione Unicost presieduta da Michele Ciambellini, sostituto pg in Cassazione, affiancato da due segretario: Italo Federici, giudice, e Annamaria Frustaci, pm.

1 Aprile 2026

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