La mattanze del 2020

Mattanza in carcere: pagano le vittime e non i picchiatori…

Assolti i poliziotti filmati durante l’aggressione ai detenuti a Santa Maria Capua Vetere. E le spese legali toccano agli aggrediti

Giustizia - di Redazione Web

1 Aprile 2026 alle 19:30

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Mattanza in carcere: pagano le vittime e non i picchiatori…

Si è concluso giovedì scorso, davanti alla Corte di Appello di Napoli, il giudizio di secondo grado nei confronti di due agenti di polizia penitenziaria, già assolti in rito abbreviato dalle accuse di tortura per i fatti avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. I fatti – resi noti da videoriprese che hanno fatto il giro del mondo – erano stati definiti dal giudice delle indagini preliminari “una orribile mattanza”.

Il giudice di primo grado non aveva ritenuto bastevoli le prove a carico dei due agenti fornite dal comandante di polizia penitenziaria, da alcuni testimoni e da conversazioni telematiche; elementi che secondo l’accusa erano sufficienti a dimostrarne la responsabilità.
Ciononostante, la Corte ha confermato l’assoluzione respingendo anche la richiesta della Procura di ascoltare nuovi testimoni che fornivano ulteriori riscontri alla presenza degli imputati nel corso della mattanza. “Si tratta di una decisione, quella di non ascoltare nuovi testimoni, che ha lasciato forti perplessità, benché questo sia solo uno dei diversi procedimenti nati dagli episodi avvenuti nel carcere campano nell’aprile del 2020, la cui definizione non pregiudica l’accertamento delle ulteriori responsabilità”, commentano da Antigone Campania.

“Ancor più preoccupante resta il fatto che la stessa sentenza abbia condannato al pagamento delle spese processuali le parti civili appellanti: l’Associazione Antigone, gli eredi di Vincenzo Cacace e i familiari di Hakimi Lamine, deceduto un mese dopo la mattanza, e per la cui morte alcuni agenti sono imputati in altro procedimento. Antigone e i difensori delle parti civili esprimono profondo sconcerto per una decisione che – anche a fronte del rifiuto di acquisire nuove prove probabilmente decisive – conferma l’assoluzione dei due agenti e addossa i costi del giudizio alle vittime” spiegano ancora dalla sede regionale campana dell’associazione.

“La condanna alle spese, sebbene prevista dalla legge – concludono -, suscita forti perplessità: l’appello sarebbe stato comunque celebrato per iniziativa della Procura, a prescindere dall’impugnazione delle parti civili. Questa decisione rischia di rappresentare un ulteriore deterrente per le vittime di gravi violazioni – commesse da appartenenti alle forze di polizia – che cercano di ottenere verità e giustizia”.

1 Aprile 2026

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