Dopo il caso del 13enne a Bergamo

Prof accoltellata e teeneger a rischio: la lezione della dalla Spagna per salvare i giovani

L’arretramento dello Stato nelle periferie ha promosso modelli alternativi influenzati dal web. Ora nuove regole per l’accesso a internet come in Spagna

Cronaca - di Stefano Vaccari

31 Marzo 2026 alle 18:30

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Prof accoltellata e teeneger a rischio: la lezione della dalla Spagna per salvare i giovani

Ai giovani servono risposte non spot e pacche sulle spalle. Il ragazzo di 13 anni che ha accoltellato la sua insegnante ripropone drammaticamente il tema della crescita dei fenomeni di criminalità giovanile che oggi rappresenta uno dei segnali più evidenti di un disagio sociale profondo, stratificato e spesso sottovalutato. L’ultimo caso di violenza del minorenne verso la sua insegnante, e i dati più recenti diffusi da Save the Children, evidenziano come, in Italia, una quota crescente di minori sia esposta a condizioni di povertà educativa, esclusione sociale e fragilità familiare. Fattori che costituiscono un terreno fertile per l’ingresso in circuiti devianti.

Da una lettura sociologica è essenziale evitare approcci semplificatori o meramente securitari. La devianza minorile non è un fenomeno isolato, ma il prodotto di dinamiche strutturali che investono disuguaglianze territoriali, dispersione scolastica, marginalità urbana, carenza di servizi educativi e culturali. In molte periferie urbane, il venir meno di presìdi pubblici e di opportunità di mobilità sociale ha progressivamente lasciato spazio a modelli alternativi, spesso illegali, percepiti dai giovani come unici canali di riconoscimento e successo. I dati mostrano correlazioni chiare. Maggiore incidenza di reati minorili nelle aree con alta dispersione scolastica, aumento dei Neet (giovani che non studiano né lavorano) come fattore di rischio, forte legame tra povertà economica e povertà educativa, esposizione precoce a contesti criminali, spesso in ambito familiare o di prossimità.

A questo quadro si aggiunge oggi la dimensione sempre più determinante dell’impatto dei social network e delle piattaforme digitali nella costruzione dei comportamenti giovanili. Le evidenze raccolte negli ultimi anni, anche da Save the Children e Telefono Azzurro, mostrano come l’esposizione precoce e non regolata ai contenuti online rappresenti un fattore di rischio significativo. In particolare, due ambiti destano forte preoccupazione: il gioco d’azzardo digitale e l’accesso a contenuti pornografici. Le piattaforme online, spesso prive di efficaci sistemi di verifica dell’età, consentono ai minori un accesso relativamente semplice a meccanismi di gambling mascherati (loot box, scommesse, giochi online), contenuti pornografici che influenzano in modo distorto la costruzione delle relazioni e dell’identità, modelli culturali improntati alla sopraffazione, all’ostentazione e alla normalizzazione della violenza. Questo fenomeno si intreccia con il disagio sociale. In contesti fragili, il digitale non rappresenta solo uno strumento, ma diventa spesso uno spazio sostitutivo di socializzazione, privo però di mediazione educativa. Il rischio è quello di una “socializzazione disintermediata”, in cui algoritmi e dinamiche di mercato prendono il posto della comunità educante. Non è un caso che negli Usa la magistratura abbia chiamato a rispondere Google e Meta per aver condizionato comportamenti suicidi e depressivi in una ventenne californiana.

In questo contesto si inserisce la proposta di legge a mia prima firma (PdL 2798), che ho depositato alla Camera, che sulla scia di quanto già deciso dalla Spagna su proposta del presidente Sanchez, introduce la limitazione dell’accesso dei minori a contenuti e piattaforme ad alto rischio. La proposta prevede il rafforzamento dei sistemi di verifica dell’età per l’accesso a siti pornografici e piattaforme di gioco, la responsabilizzazione delle piattaforme digitali attraverso obblighi tecnologici e sanzioni, l’introduzione di meccanismi di parental control standardizzati e non aggirabili e la promozione di campagne educative nazionali sull’uso consapevole del digitale. Non si tratta di un approccio proibizionista, ma di una misura di tutela. Così come esistono limiti per l’accesso all’alcol o al gioco fisico, è coerente estendere questi principi anche allo spazio digitale, che oggi incide profondamente nei processi di crescita. È necessario tenere insieme sicurezza e inclusione, prevenzione e responsabilità. Tre direttrici di intervento risultano centrali.

La scuola deve tornare a essere il principale presidio di uguaglianza. Tempo pieno, apertura pomeridiana, integrazione con attività sportive e culturali sono strumenti fondamentali, soprattutto nei contesti più fragili. Parallelamente, è necessario rafforzare il ruolo del terzo settore e delle reti territoriali, valorizzando esperienze educative di prossimità. Le periferie non possono essere considerate solo spazi fisici, ma ecosistemi sociali. Servono investimenti mirati in spazi pubblici, centri giovanili, servizi socio-educativi. La presenza dello Stato deve essere visibile, continua e qualificata. Dove lo Stato arretra, altri modelli occupano lo spazio. L’approccio repressivo, se isolato, rischia di essere inefficace. Occorre rafforzare i percorsi di giustizia riparativa, i programmi di reinserimento e il supporto psicologico e sociale per i minori coinvolti in reati. Intervenire precocemente è decisivo perché ogni giovane recuperato è una vittoria per l’intera comunità.

A queste azioni si deve affiancare una riflessione più ampia sul modello di sviluppo. Una società che tollera livelli elevati di disuguaglianza produce inevitabilmente marginalità. Contrastare la criminalità giovanile significa, in ultima analisi, investire in coesione sociale. Il compito della politica non è inseguire l’emergenza, ma costruire condizioni affinché l’emergenza non si generi. La sicurezza, in una visione democratica, non è solo ordine pubblico ma è diritto a crescere, studiare e costruire il proprio futuro lontano dalla marginalità. Solo restituendo prospettive ai giovani sarà possibile interrompere il ciclo del disagio e della devianza.

31 Marzo 2026

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