Fermi e controlli
Meloni si rifugia nel decreto sicurezza, fermo preventivo a 91 anarchici e il caso Salis al No Kings a Roma: “Antifa terrorista”
Per la premier "è in questa direzione che il Governo continuerà a muoversi". Scoppia il caso dell'europarlamentare Avs. La proposta della Lega, ispirata da Trump e Orban
Cronaca - di Redazione Web
Esulta per i fermi preventivi degli anarchici Giorgia Meloni. Per la Presidente del Consiglio il decreto sicurezza “funziona”. È questo il verbo sul quale la premier vuole rilanciare l’azione del governo, ricompattare e serrare i ranghi in giorni di altissima tensione con spinte caotiche e imprevedibili che insistono negli azionisti della maggioranza di centrodestra. Gli effetti sull’esecutivo della batosta della vittoria del NO al referendum sulla riforma della Giustizia. Sicurezza insomma. Sicurezza a prescindere, anche a casaccio. E allarmante, secondo quanto denunciato dalle opposizioni in occasione del controllo all’europarlamentare Ilaria Salis prima della manifestazione NO KINGS a Roma, sabato scorso.
Il corteo “contro i re e le loro guerre”, per dire “no all’autoritarismo, no alla guerra, no al riarmo, no al genocidio e no alla repressione” e last but not least “no al governo” di centrodestra. Una “grande marcia popolare” che si è svolta in contemporanea anche in altri Paesi come Stati Uniti e Regno Unito. A Roma ha sfilato da piazza della Repubblica a San Giovanni. È stata una manifestazione pacifica, senza scontri e disordini, tra bandiere della pace, della Palestina e della Cgil. A infiammare il dibattito politico ci ha pensato proprio il caso di Salis.
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Europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), Salis era stata arrestata e incarcerata in Ungheria con l’accusa di aver aggredito dei manifestanti di estrema destra che si erano dati appuntamento a Budapest in occasione della Giornata dell’Onore. Accuse che lei ha sempre negato. Il processo a suo carico – era comparsa in udienza con i ceppi alle mani e ai piedi, circostanza che aveva scandalizzato l’Europa – è stato sospeso per l’immunità da europarlamentare.
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Alle 7:00 circa di sabato mattina, i poliziotti hanno bussato alla porta della sua camera d’albergo. Come ha raccontato lei stessa, le avrebbero posto delle domande per oltre un’ora. Salis ha associato il controllo al cosiddetto “pacchetto sicurezza”, al dispositivo del fermo preventivo introdotto da poche settimane, che prevede che in occasione di manifestazioni le forze di polizia possano accompagnare negli uffici persone sospette e trattenerle fino a 12 ore. Per evitare scontri e violenze: un fermo sul sospetto, processo alle intenzioni insomma, e che proprio per questa sua caratteristica era stato molto criticato. E che è stato applicato per la prima volta proprio questo fine settimana.
Salis tuttavia non era stata trattenuta e la Questura ha detto all’Ansa che il controllo era un atto dovuto per la segnalazione di un altro Paese europeo, slegata dalla manifestazione o da recenti norme sull’ordine pubblico. Paese che sarebbe la Germania anche se a Salis non risultano inchieste a suo carico in corso in Germania. Forse il controllo è scattato per la presunta vicinanza a organizzazioni antifasciste e di sinistra tedesca, come per esempio la Hammerbande. Del controllo potrebbero rispondere il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e quello degli Esteri Antonio Tajani. Una vicenda tutta da chiarire insomma.
“Il Decreto Sicurezza funziona – ha esultato la premier sui social – Il fermo preventivo disposto per 91 soggetti dell’area anarchica, ritenuti pericolosi e arrivati a Roma per una manifestazione non autorizzata dalla Questura in memoria dei due anarchici morti il 19 marzo nell’esplosione di un ordigno che stavano confezionando, conferma quanto fosse necessaria questa norma. Non serve a limitare la libertà di manifestare, come sosteneva certa sinistra. Serve, al contrario, a garantire che le manifestazioni si svolgano in modo pacifico e non violento, come prevede la Costituzione, e a tutelare chi vuole esercitare quel diritto in modo civile, senza violenza e senza devastazione. È in questa direzione che il Governo continuerà a muoversi: più strumenti per garantire sicurezza a tutti e più tutele per chi vuole manifestare pacificamente”.
Era stato vietato il corteo e il presidio presso il parco degli Acquedotti a Roma, per ricordare Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti nell’esplosione dell’ordigno che stavano preparando secondo le indagini. Due i momenti che si sono registrati a Roma: il primo al Casale di Parco degli Acquedotti, il secondo al Quarticciolo. I manifestanti avevano portato mazzi di fiori, protestato contro gli agenti. “Sara e Sandro caduti per la libertà, vivi nella lotta”, lo slogan su uno striscione. Giornalisti Rai hanno denunciato minacce e intimidazioni.
Il sindacato dei giornalisti Rai Unirai ha espresso “forte preoccupazione per la seconda aggressione da parte di anarchici ad una troupe della TgR Lazio. A distanza di una settimana esatta dall’episodio in cui è stato malmenato un operatore davanti ad una sede di anarchici, oggi, una collega della TgR Lazio è stata strattonata e le è stato impedito di svolgere il suo lavoro durante un presidio di anarchici, non autorizzato, tra Circonvallazione Tuscolana e Via Limonia”. Unirai “condanna questi atti intollerabili e deplorevoli che, oltre a minacciare la sicurezza e la libertà dei giornalisti, comprimono il diritto dovere di informare ed esprime solidarietà alla collega della TgR Lazio. È opportuno dare il giusto peso ai due episodi e non sottovalutare che l’obiettivo di questi ultimi giorni siano proprio gli operatori dell’informazione“.
La Lega, per completare il weekend, ha proposto di mettere al bando il movimento degli Antifa e quello anarchico definendoli un’associazione terroristica. Come hanno fatto Donald Trump negli Stati Uniti e Viktor Orban in Ungheria. Il primo firmatario della pdl che presto sarà depositata in Parlamento è Eugenio Zoffili, capogruppo del Carroccio in commissione Difesa alla Camera e vicepresidente dell’Assemblea parlamentare Osce. “Nulla hanno a che vedere con il vero antifascismo”. Per Avs la proposta del partito di Salvini “è una provocazione perché è contro la Costituzione e la storia della Repubblica, che nasce dalla lotta di liberazione antifascista“.