La guerra

Cos’è l’isola di Kharg, il forziere del petrolio dell’Iran minacciato da Trump: “Senza accordo, l’attaccheremo”

Ci passa il 90% del petrolio trafficato dalla Repubblica Islamica. "A essere onesto, la mia cosa preferita è prendere il petrolio in Iran". L'ipotesi di un'invasione di terra

Esteri - di Antonio Lamorte

30 Marzo 2026 alle 16:57

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COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE
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Accordo o attacco. Poco margine di trattative con l’ondivago e imprevedibile Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti è tornato a minacciare l’Iran, a scendere a patti prima che sia troppo tardi, prima di esser costretto a colpire le principali infrastrutture energetiche iraniane. A questo punto, al 31esimo giorno di guerra, non passa sotto traccia lo spostamento di migliaia di Marines nell’area del Golfo. Non si può escludere una grande operazione di terra, in particolare per prendere l’isola di Kharg. È il nome, l’obiettivo, l’infrastruttura, lo snodo strategico e cruciale tra quelli più citati in questi giorni di conflitto, secondo solo a Hormuz.

“Gli Stati Uniti sono in serie discussioni con il nuovo e più ragionevole regime” iraniano “per mettere fine alle operazioni militari”, ha scritto Trump sul suo social Truth. “Grandi progressi sono stati fatti, ma se per qualsiasi ragione un accordo” non sarà raggiunto e lo “Stretto di Hormuz non sarà aperto immediatamente, concluderemo il nostro soggiorno in Iran distruggendo completamente i loro impianti elettrici, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (probabilmente anche gli impianti di desalinizzazione)”.

 


A Kharg passa il 90% delle esportazioni di petrolio dell’Iran: è il più importante terminal, su un’isola di piccole dimensioni a 25 chilometri dalla costa iraniana e a meno di 500 dallo Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico settentrionale. Ci arrivano i principali oleodotti dai giacimenti del Paese. Il centro di stoccaggio e smistamento vi è stato costruito perché l’isola è circondata da acque subito profonde che permettono alle petroliere di avvicinarsi e caricare. Ci transitano, a regime normale, tra gli 1,3 e gli 1,6 milioni di barili al giorno. Ha una capacità di stoccaggio di 10 milioni di barili. È stata colpita l’ultima volta nella lunga guerra scoppiata negli anni ’80 con l’Iraq di Saddam Hussein, in quel caso le infrastrutture petrolifere vennero danneggiate. La Repubblica Islamica dipende economicamente dal petrolio, un attacco provocherebbe presumibilmente un’ulteriore impennata dei prezzi a livello globale.

Al Financial Times il Presidente USA aveva spiegato la sua posizione. “A essere onesto, la mia cosa preferita è prendere il petrolio in Iran, ma alcune persone stupide negli Stati Uniti dicono: ‘Perché lo stai facendo?’ Ma sono persone stupide”. Ha quindi ricordato anche l’operazione in Venezuela dove gli Stati Uniti intendono controllare l’industria petrolifera “a tempo indeterminato” dopo l’arresto e il trasferimento dell’ex presidente Nicolas Maduro. “Potremmo prendere Kharg o potremmo non prenderla. Abbiamo molte opzioni”, ha aggiunto. A suo avviso, gli Stati Uniti potrebbero riuscirci “molto facilmente, non penso che abbiano difese”.

 


Kharg è stata risparmiata nella prima fase della guerra, le infrastrutture energetiche e petrolifere erano state considerate in un primo momento una sorta di linea rossa. È stata colpita in un bombardamento degli USA nella notte tra venerdì e sabato 14 marzo. Anche in quel caso, con il suo tono trionfalistico, Trump aveva annunciato l’attacco su Truth: “Obliterato ogni obiettivo MILITARE”. Anche in quel caso non erano state colpite le strutture petrolifere. Agli attacchi alle infrastrutture strategiche, Teheran ha sempre risposto rivalendosi sulle strutture attive nei Paesi del Golfo.

30 Marzo 2026

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