La vicepresidente del Pd

“Nel Paese c’è un vento nuovo, i cittadini hanno bocciato l’attacco di Meloni alla Costituzione”, parla Chiara Gribaudo

«I cittadini hanno bocciato sonoramente l’attacco di Meloni e della destra alla Costituzione. Il dato dell’affluenza dà speranza, soprattutto nei riguardi dei più giovani. Il No al referendum non è (ancora) un voto per il centrosinistra, dobbiamo metterci nella condizione di convincere quei tanti elettori»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

26 Marzo 2026 alle 07:00

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Photo credits: Carlo Carino/Imagoeconomica
Photo credits: Carlo Carino/Imagoeconomica

Chiara Gribaudo, Vicepresidente del Partito democratico, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

Qual è il segno politico del voto del 22 e 23 marzo?
Le italiane e gli italiani si sono espressi in maniera chiara bocciando sonoramente l’attacco di Giorgia Meloni e della destra alla Costituzione, ai padri e alle madri costituenti e all’indipendenza della Magistratura. È la sconfitta della Presidente del Consiglio che ci aveva messo direttamente la faccia e le azioni che sono conseguite e che nulla hanno a che fare con il referendum, come le dimissioni e le richieste di farlo, sono un evidente segno che il Governo, al di là della costruzione e dell’immagine che dà di se stesso, vacilla. Il dato dell’affluenza è una partecipazione al voto molto maggiore rispetto alle attese, un segnale positivo per la nostra democrazia, che ci dà speranza, soprattutto nei confronti delle generazioni più giovani che hanno scelto di andare al voto. Ora il nostro compito, dai banchi dell’opposizione, è quello di fare tesoro di questa partecipazione e di trovare il modo di incanalare i voti di chi è tornato alle urne dopo tanto tempo con proposte e idee convincenti. Il No al referendum non è (ancora) un voto per il centrosinistra, ma dobbiamo metterci nella condizione di convincere quei tanti elettori. Il secondo dato da considerare è che oggi, con ancora più vigore, si mostra con forza l’alternativa alla destra: una destra che sta governando male, che ha protetto i vari Delmastro e Santanché finché ha fatto comodo e che ora prova a trasformarli in una risposta, insufficiente, alla sconfitta al referendum per ritrovare una credibilità, che ha provato ad alterare gli equilibri tra i poteri dello Stato ma è stata bocciata dagli elettori. Personalmente sono molto felice di questa campagna referendaria, che è stata a volte dai toni troppo alti ma che noi, a partire dalla segretaria Schlein, abbiamo fatto casa per casa, strada per strada, città per città, spiegando le ragioni e provando a mantenere la discussione sui temi, nonostante le bugie e gli attacchi da destra e anche dalla Presidente del Consiglio. Da qui in avanti c’è un vento nuovo che fischia nel Paese.

Dopo la vittoria del No, si può parlare di un’ “anatra zoppa” a Palazzo Chigi?
Temo che sia prematuro parlarne, anche perché le azioni che Giorgia Meloni ha intrapreso il giorno dopo la sconfitta dicono più di mille parole. Ha scelto di fare fuori il marcio, ma senza alcuna autocritica o capacità di analisi, solo perché era quello che le faceva comodo. Se avesse pensato che le dimissioni fossero dovute per una reale questione etica e morale, prima ancora che giudiziaria, le avrebbe chieste ben prima del weekend del voto. Così, invece, è solo la ricerca di un capro espiatorio, senza però interrogarsi su quello che rimane. E, dal mio punto di vista, la condizione di Palazzo Chigi non migliora nonostante le fuoriuscite di questi giorni. Ne è un esempio concreto la richiesta di dimissioni anche della ministra Santanché, che attualmente ha risposto picche. Sicuramente da questa settimana la visione sul Governo, anche da parte della cittadinanza e dell’elettorato di destra, non è più circondata dall’aura magica che ha avuto finora e che noi, che siamo all’interno, sappiamo benissimo non corrisponde alla realtà. Arriviamo da anni di menzogne e propaganda, pessime scelte politiche, economiche, sociali, senza mai, dobbiamo ricordarlo, una legge che rafforzasse il lavoro. Forse, ora, con questa prima sonora sconfitta, la narrazione che Meloni ha sempre fatto di sè può finalmente rivelarsi per quella che è: una narrazione, appunto, che nulla ha a che vedere con le condizioni del suo Governo e del Paese.

Un ruolo importante nella vittoria del No l’hanno avuto i giovani. Ma non era una generazione di apatici, privi di passione civile e disimpegnati?
No, non lo sono mai stati. Lo dimostrano le grandi manifestazioni di piazza che hanno fatto negli ultimi mesi, in cui si sono battuti per questioni enormi e complesse. Il dato è che quell’interesse non si è tradotto, fino a questo referendum, in voto, ma penso che qui la responsabilità non possa essere solo loro. Piuttosto, come rappresentanti dei cittadini ci dovremmo interrogare sul perché siano apatici nei confronti dei partiti. Occorre, da questo voto, tornare soprattutto ad ascoltare gli studenti, i giovani lavoratori, i disoccupati, affinché trovino nel Pd una ragione per tornare a interessarsi della politica istituzionale. Ma dobbiamo essere noi a dimostrare innanzitutto che c’è un’alternativa seria e che ha voglia non solo di mandare a casa la destra, ma anche e soprattutto di voler fare realmente i loro interessi, quelli che loro stessi esprimono e che dobbiamo ascoltare, non quelli che immaginiamo noi. In una prospettiva che renda protagonista questa generazione in prima persona. I giovani non sono “portatori di interessi”, sono portatori di diritti, e credo che la cosa migliore sia aprirci alla loro partecipazione come abbiamo già fatto in stagioni che, non a caso, ci hanno premiato. Il loro ruolo nella vittoria del No ci dà una lezione preziosa e di cui fare tesoro: ci dice che quando c’è un’argomentazione convincente e delle persone serie a farsene portavoce i giovani alla chiamata rispondono.

Per venire al Pd. La vittoria del No rafforza la leadership di Elly Schlein?
La segretaria Schlein ha fatto una campagna eccezionale e, a detta di persone esterne al Pd, è la vera intestataria della vittoria del referendum. La sua leadership non aveva bisogno di essere rafforzata, ma sicuramente questo risultato straordinario le dà credito al di fuori del partito.

C’è chi sostiene che a determinare la vittoria del No sia stato anche l’appiattimento della destra e della presidente del Consiglio sulla guerra di Trump e Netanyahu. È anche lei di questo avviso?
In parte potrebbe essere vero: l’atteggiamento adottato da Giorgia Meloni e dai suoi nelle questioni internazionali ha scosso l’opinione pubblica. Penso, però, che la vera motivazione per la vittoria del No fosse la riforma stessa e che chi abbia scelto di bocciarla l’abbia fatto anche, non solo, nel merito. Perché è stata una riforma pensata male, comunicata peggio e approvata come un diktat del Governo, che non faceva realmente gli interessi dei cittadini che chiedono una giustizia più celere e quindi sbagliata da ogni angolatura la si volesse vedere. Poi, indubbiamente il contesto di guerra, le situazioni imbarazzanti di cui il Governo si è pregiato, su tutte la dimostrazione che l’appiattimento sulle posizioni del presidente americano non ci abbia portato alcun vantaggio, il caro benzina e la risposta tardiva (e vagamente elettorale) per risolvere il problema hanno influito.

Resta il tema irrisolto di una iniziativa per una Giustizia giusta. Il referendum ha chiuso questa strada?
No e faremo di tutto perché resti aperta. Abbiamo portato avanti per tutta la campagna elettorale l’elenco dei reali problemi della nostra Giustizia: processi troppo lunghi, mancanza di personale, assenza di risorse. Continueremo a farlo. Mi lasci anche fare un riferimento a un tema che mi sta particolarmente a cuore: quello della procura nazionale del lavoro. Lo proponiamo da tempo al Governo e per ora continuiamo a essere inascoltati, nonostante la questione vada ben oltre le bandiere politiche e sia un atto dovuto a tutti i familiari delle vittime che si ritrovano ad affrontare processi che cadono in prescrizione senza ottenere giustizia. Noi continuiamo a essere a disposizione per un confronto serio, ma finché le nostre proposte non verranno calendarizzate e discusse nelle aule istituzionali non daremo la risposta che le persone si meritano.

26 Marzo 2026

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