Al suo posto Stefania Craxi?
Terremoto in Forza Italia, Gasparri si dimette da capogruppo al Senato dopo il flop referendum: la “sfiducia” in una lettera
Politica - di Carmine Di Niro
Non solo Fratelli d’Italia. La sconfitta subita nel referendum ha scatenato la resa dei conti anche tra gli alleati di Forza Italia, che pure su un tema esiziale come quello della giustizia, così carico di significato per un partito che ancora oggi porta nel simbolo il nome di Silvio Berlusconi, ha visto in tutte le Regioni in cui governa la prevalenza dei No alla riforma dell’ordinamento giudiziario targata Carlo Nordio.
A pagare per tutti sarà Maurizio Gasparri, il capogruppo al Senato degli azzurri e membro di quella “triade romana” composta dall’altro capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, e dal segretario del partito Antonio Tajani, di fatto guida Forza Italia tra malumori sempre più crescenti.
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Malumori che si sono concretizzati nella clamorosa lettera firmata da 14 senatori di FI, sui 20 complessivi del gruppo a Palazzo Madama, in cui in sostanza si scrive che l’unità del partito è opportuno sostituire il capogruppo Gasparri. Una lettera che assume ancor maggior peso politico perché firmata anche dai ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati.
A Gasparri sono state date 48 ore di tempo per per gestire la “exit strategy”, ma già giovedì pomeriggio è previsto il suo passo indietro. È stata convocata per le 16:30 l’assemblea dei senatori del gruppo di Forza Italia con all’ordine del giorno le dimissioni del capogruppo e l’elezione del nuovo presidente dei senatori azzurri. Aprendere il suo posto la candidata più accreditata è Stefania Craxi, attualmente presidente della commissione Esteri e difesa: in suo favore si sarebbe spesa anche Marina Berlusconi, che da tempo come evidenziano i retroscena vorrebbe un ricambio ai vertici del partito fondato dal padre.
“Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato – spiega Gasparri in una nota – . Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi – sottolinea – . Avanti con coerenza e guardando al futuro”.
Chi ha provato a difendere Gasparri per salvare sé stesso è il capogruppo dell’altro rama del Parlamento, il leader delle truppe azzurre alla Camera Paolo Barelli. A Repubblica quest’ultimo respinge le accuse rivolte al partito di aver “pesato” negativamente sul risultato referendario: “Forza Italia si è impegnata, ha fatto tutto quello che doveva fare. Si vince e si perde insieme, non è possibile dare la colpa a uno o a un altro partito. Meno che mai a noi. Abbiamo risultati positivi – le parole di Barelli -, non abbiamo commesso errori. C’è uno storico che racconta come al Sud si voti poco. Se il referendum fosse stato l’1 marzo, come doveva essere, avremmo evitato di votare con lo scoppio della guerra. La guerra ha creato incertezza e ha prevalso lo stato d’animo di chi si è spaventato di fronte all’aumento del costo della benzina, per esempio”.
Barelli si spende anche in difesa di Antonio Tajani, che da mesi sarebbe ormai obiettivo di Marina Berlusconi, pronta ad incoronare secondo vari rumours l’attuale presidente della Calabria Roberto Occhiuto: “Perché Tajani avrebbe commesso errori? Come centrodestra abbiamo preso più voti delle elezioni politiche. E non ci sta bene se la croce viene buttata su di noi di Forza Italia”.