È la prima volta
Suicidio assistito, è morta Libera: utilizzato un macchinario realizzato dal CNR per l’autosomministrazione del farmaco
È morta dopo una lunga battaglia giudiziaria “Libera”, il nome di fantasia della 555enne che oggi è deceduta dopo aver fatto ricorso al suicidio assistito.
Un caso a suo modo storico: Libera era affetta da anni da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù ed è la prima persona in Italia a poter ricorrere alla morte assistita tramite un macchinario che il CNR, il più importante ente pubblico che si occupa di ricerca, ha costruito e testato appositamente per lei.
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Un macchinario che si era reso necessario perché “Libera”, paralizzata dal collo in giù, non avrebbe potuto somministrarsi in maniera autonoma il farmaco letale necessario per il suicidio assistito. L’alternativa era infatti che una persona esterna avrebbe dovuto aiutarla nella somministrazione del farmaco, quella che tecnicamente sarebbe però una forma di eutanasia, illegale in Italia.
Era proprio per questo che la vicenda di “Libera” era finita davanti ai giudici della Corte costituzionale nel 2024, quando la donna aveva chiesto alla propria azienda sanitaria locale di accedere al suicidio assistito sulla base della sentenza della Consulta del 2019 sul caso di Dj Fabo, Fabiano Antoniani.
L’azienda sanitaria si era rifiutata però di procedere con la pratica, dando il via ad una lunga controversia giudiziaria durata due anni in cui “Libera” era stata assistita dall’Associazione Luca Coscioni, che da anni si occupa del “fine vita”. La donna si era rivolta al Tribunale di Firenze, che aveva sottoposto il caso alla Consulta: la richiesta era quella di rendere legale l’eutanasia, così da consentire nel suo caso ad una persona esterna di somministrarle il farmaco letale che “Libera” autonomamente non poteva prendere. La Corte costituzionale aveva dichiarato inammissibile le questioni poste dal tribunale di Firenze, confermando il divieto sull’eutanasia, permettendo però l’utilizzo di un macchinario che potesse consentire l’autosomministrazione dei farmaci letali anche a persone paralizzate come “Libera”.
Una questione che ha allungato ulteriormente i tempi per le complicazioni legate alla costruzione del macchinario, compito poi affidato dal tribunale di Firenze al CNR. Dopo un test proprio su “Libera”, attraverso la somministrazione di soluzione fisiologica, oggi la donna ha potuto utilizzarlo col farmaco letale.
Prima della morte, “Libera” ha affidato un ultimo messaggio all’Associazione Luca Coscioni: “Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata”.