La sentenza
Rapì una neonata da una clinica di Cosenza spacciandola per suo figlio, condannata a 5 anni Rosa Vespa
Si è chiuso con una sentenza di condanna a cinque anni e 4 mesi il processo tenuto presso il Tribunale di Cosenza nei confronti di Rosa Vespa, la donna protagonista il 21 gennaio dello scorso anno del rapimento di una neonata di appena un giorno dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza.
Alla 52enne, che si trova agli arresti domiciliari e che era imputata per sequestro di persona, il Gup ha concesso le attenuanti generiche e l’ha condannata al pagamento di una provvisionale da 15mila alla famiglia della neonata nell’ambito del processo svoltosi con rito abbreviato.
Una vicenda clamorosa quella che vide protagonista Vespa, che il 21 gennaio 2025 fu sorpresa nel suo appartamento di Castrolibero dalle forze dell’ordine mentre col marito e alcuni familiari, ignari dell’accaduto, erano pronti a festeggiare la nascita della piccola Sofia, rapita poche ore prima e vestita da maschietto.
In un primo momento anche il marito della donna, Acqua Omogo Chiediebere Moses, fu arrestato perché ritenuto coinvolto nel sequestro: l’uomo, 43enne di origini nigeriane, era stato poi scarcerato dal gip e la sua posizione era stata successivamente archiviata.
Rosa Vespa aveva finto una gravidanza e la nascita di un bimbo di nome Ansel, mai nato, ingannando anche il marito. Secondo la perizia psichiatrica svolta nel corso del processo, la donna al momento del rapimento non “presentava una struttura psicotica” ed era “lucida”. La finta gravidanza, secondo i consulenti medico-legali, “non ha rappresentato un delirio strutturato, né una simulazione, ma una soluzione di conversione-somatica a un vuoto narcisistico-depressivo”.
Nella perizia psichiatrica i consulenti evidenziano che Rosa Vespa al momento del rapimento non presentava “condizioni psichiche tali da determinare un’infermità di mente”, ma al tempo stesso per i periti non va sottovalutato lo stato depressivo della donna che va monitorato.
Nel procedimento si erano costituiti parte civile i nonni materni e paterni della piccola rappresentati dagli avvocati Giorgio Loccisano e Natasha Gardi. Mentre i genitori della neonata sono rappresentati dagli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani.
All’uscita dal Tribunale, la mamma della piccola ha solo detto che ora “è il momento di dimenticare”. “Siamo pienamente soddisfatti perché è una sentenza giusta ed equilibrata. Per i genitori è la fine di un incubo, adesso aspettiamo il procedimento che ancora è in piedi per l’eventuale responsabilità della clinica”, ha commentato Chiara Penna, legale della famiglia della piccola.