Crisi post-voto

Perché Meloni ha chiesto le dimissioni di Santanchè: governo in tilt, è resa dei conti dopo la sconfitta al referendum

Comunicato clamoroso della premier, dopo le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi. "Auspico analoga scelta sulla medesima linea di sensibilità istituzionale". La mediazione di La Russa e la resistenza della ministra

News - di Redazione Web

25 Marzo 2026 alle 11:05

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03 Settembre 2022 Milano, Italia Fratelli d’Italia gazebo in cui verranno comunicate alla stampa le prossime attività della campagna elettorale del partito di Giorgia Meloni in vista delle elezioni politiche del 25 settembre, con Ignazio La Russa, Daniela Santanchè e Stefano Maullu. nella foto Daniela Santanchè
03 Settembre 2022 Milano, Italia Fratelli d’Italia gazebo in cui verranno comunicate alla stampa le prossime attività della campagna elettorale del partito di Giorgia Meloni in vista delle elezioni politiche del 25 settembre, con Ignazio La Russa, Daniela Santanchè e Stefano Maullu. nella foto Daniela Santanchè

È una specie di resa dei conti, ancor più feroce e dura di quanto avevano lasciato intendere ieri le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e della capo gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi. Ad alzare la tensione, portando questa stagione politica in un territorio inesplorato, inimmaginabile appena pochi giorni fa, prima del referendum sulla riforma della Giustizia voluto dal governo ma bocciato dagli italiani, il comunicato tramite il quale la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Avvenimento ancor più clamoroso, oltre che per i tempi, perché avvenuto tramite una nota ufficiale del governo e non in privato.

“Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”, si leggeva in una nota di Palazzo Chigi diffusa nella serata di ieri. “Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”. È un inedito – il precedente del 1995, governo Dini, quando la maggioranza avanzò una mozione di sfiducia ad personam nei confronti del solo ministro della giustizia Filippo Mancuso – dopo mesi di pressioni per le vicende giudiziarie della ministra del Turismo, la mossa della premier per rilanciare l’azione del governo, cambiare passo e fase, ripulire il partito da un senso di impunità dopo la prima batosta elettorale della premier. Non una semplice analisi della sconfitta.

Santanchè è tra le più importanti dirigenti di Fratelli d’Italia. Appena un mese e mezzo fa era emersa un’indagine per bancarotta fraudolenta della spa Bioera, fallita nel 2024, presieduta dalla ministra fino al 2021. Si aggiungeva all’inchiesta per il fallimento della K group Srl, che Santanchè aveva presieduto, imputata anche nel presunto falso in bilancio del gruppo editoriale Visibilia. Altra grana, forse la più grave, la presunta truffa ai danni dell’Inps, per l’accusa di aver ottenuto la cassa integrazione durante la pandemia da covid-19 mentre i lavoratori continuavano a lavorare in smartworking. Il procedimento è all’udienza preliminare.

A gennaio 2025, per dribblare le accuse di chi le chiedeva le dimissioni, Santanché aveva citato proprio Delmastro e ricordato il rinvio a giudizio dell’ormai ex sottosegretario, come ragione per cui lei stessa non era tenuta a lasciare. Aveva anche detto: “Se me le chiede il presidente del Consiglio, le dimissioni le do immediatamente”. Alla richiesta avanzata da Meloni ieri avrebbe però reagito con la consueta resistenza: lei che non c’entra niente con la sconfitta al referendum, “la Costituzione è dalla mia parte, non posso essere cacciata”. Confermate le sue attività per il ministero. Secondo Il Corriere della Sera, a mediare sarebbe stato chiamato il Presidente del Senato Ignazio La Russa, amico personale della ministra. Il gruppo storico di Atreju spinge per l’addio. Sarebbe già pronto il sostituto: un esponente del Sud, dove ha stravinto il NO. Le opposizioni hanno chiesto in apertura di seduta in Senato di poter discutere al più presto della mozione di sfiducia nei confronti della ministra.

A Porta a Porta, Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha assicurato che le dimissioni di Dalmastro e Bartolozzi ci sarebbero state “anche se avessimo vinto il referendum. La scelta da parte di Giorgia Meloni era già stata presa. Tra l’altro l’onorevole Delmastro aveva già dato la sua disponibilità alle dimissioni anche prima del referendum. Per rispetto degli elettori si è scelto di aspettare il risultato. Le dimissioni sarebbero arrivate comunque e a prescindere. L’importante è che non abbia fatto nulla di scorretto”. E sulle dimissioni di Santanché: “Vedremo”. L’obiettivo del governo sembra essere quello di evitare in ogni modo un nuovo voto di fiducia per il governo.

La mozione di sfiducia alla ministra Santanchè delle opposizioni approderà in aula alla Camera da lunedì 30 marzo ma nel centrodestra, ed in particolare in Fratelli d’Italia, sono diverse le voci che danno quasi per scontato un passo indietro della ministra prima di quella data.

“Come tutti i membri del governo seguirà le indicazioni del presidente del Consiglio“, dice il capogruppo di FdI Lucio Malan in aula al Senato e a ruota arrivano le dichiarazioni del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli: “Chi fa parte di una squadra di governo dovrebbe apprezzare le circostanze e rimettere il proprio mandato. Se questo è ciò che viene richiesto dal presidente del Consiglio mi pare scontato che debba finire così“.

25 Marzo 2026

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