Il futuro del ministro
Referendum, Nordio si assume la “responsabilità politica della sconfitta”: ma il Guardasigilli blinda la fedelissima Bartolozzi
Si assume la responsabilità politica della sconfitta, eppure non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro e lasciare libera la poltrona di via Arenula, blindando anche la “zarina”, il suo capo di gabinetto.
Questa la posizione di Carlo Nordio, il ministro della Giustizia e autore della riforma dell’ordinamento giudiziario sonoramente bocciata nelle urne di domenica e lunedì col referendum che ha visto il No prevalere con oltre il 53 per cento dei voti, su spinta in particolare dell’elettorato più giovane.
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Di fronte ad una netta sconfitta, sostanzialmente il primo stop politico di rilievo per la premier Giorgia Meloni e il suo governo, il Guardasigilli non mostra segni di apparente cedimento. Da una parte l’ex magistrato sottolinea intervenendo a SkyTg24 che “la riforma della giustizia porta il mio nome, me ne assumo la responsabilità politica”, dall’altra chiude all’ipotesi di un passo indietro e rimanda il tutto al prossimo anno, quando si tornerà a votare per le Politiche e Nordio compirà 80 anni, “un matematico a seguito del quale credo di aver maturato il diritto a un po’ di riposo”.
“Sono stato chiamato per fare delle riforme, la più importante era questa ed è stata sconfitta anche per colpa mia… credo di poter tornare ai miei diletti studi e ai miei hobby”, la riflessione del ministro. Quanto a cosa non ha funzionato, Nordio sottolinea di non voler trovare colpe di altri e che “se ci sono stati difetti di impostazione e comunicazione sono stati anche miei”.
Chi certamente resterà al suo posto, nonostante anche nelle fila del centrodestra siano emerse voci e commenti in cui si evoca apertamente la necessità di un passo indietro a seguito delle polemiche scaturite dalle sue dichiarazioni pre-voto sul referendum, è Giusi Bartolozzi. La posizione del capo di gabinetto di Nordio al ministero della Giustizia “non è assolutamente in discussione. Per quanto riguarda le osservazioni fatte sia dagli appartenenti del mio ministero, sia di altri della nostra coalizione, credo che bilanciando le osservazioni sopra le righe fatte dai nostri e fatte dai loro, la situazione algebrica sia equivalente. Quindi non credo che questo eccesso di polemica, della quale ho sempre tenuto di tenermi lontano, abbia influito più di tanto”, la tesi del Guardasigilli.
E a proposito della sua posizione personale e di quella del governo, Nordio rivela di non aver sentito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Mi sono sentito con altri colleghi di partito e siamo d’accordo con la linea espressa dalla premier”.
La pensa diversamente il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che da una parte non chiede le dimissioni del ministro Nordio “perché ha confezionato un progetto che hanno condiviso tutti”, ma che poi osserva che “se si dimette lui si devono dimettere tutti, si deve dimettere il governo”. “Meloni ci ha messo la faccia, non ha senso che si dimetta il singolo ministro competente per materia e non il governo”, le parole del presidente dei 5 Stelle intervenendo su La7.