La cessione
Exor vende GEDI, così Repubblica passa nelle mani del gruppo greco Antenna di Kyriakou: fuga degli Elkann dall’Italia
Repubblica passa in mano straniere. Il gruppo GEDI, di proprietà di Exor, società della famiglia Elkann-Agnelli, ha ufficializzato lunedì la cessione del gruppo che pubblica tra le altre cose Repubblica e La Stampa, e che controlla il sito HuffPost e le radio Deejay, Capital e m2o, ai greci di Antenna.
Paolo Ceretti, presidente di GEDI, ha reso noto lunedì che è stata completata la cessione del 100 per cento del capitale dell’azienda ad Antenna: al gruppo editoriale greco gestito da Theodore Kyriakou, uno dei tre figli di Minos, che è presidente e noto principalmente come armatore e immobiliarista, non andrà la testata torinese La Stampa. Quest’ultima infatti verrà venduta separatamente al gruppo editoriale SAE, come previsto dall’accordo annunciato a inizio marzo.
Secondo quanto riferito dalla stessa Repubblica, la nuova amministratrice delegata del gruppo GEDI sarà Mirja Cartia d’Asero, ex dirigente del gruppo Sole 24 Ore, mentre Mario Orfeo continuerà a essere direttore di Repubblica, con Linus (Pasquale Di Molfetta) che invece resterà a capo delle radio del gruppo.
Una cessione, quella delle testate del gruppo GEDI da parte della famiglia Elkann, che da tempo ha provocato uno scontro durissimo tra giornalisti e proprietà. Il Comitato di redazione di Repubblica lunedì ha sottolineato come scegliere il giorno del referendum sulla magistratura per comunicare la cessione del gruppo, quando ovviamente per i giornalisti il lavoro è molto più inteso della norma e la attenzioni poste su altro, “è la finale mancanza di rispetto verso il giornale e la sua storia” da parte del suo ex editore, accusando poi John Elkann di aver “smembrato e venduto pezzo a pezzo uno storico gruppo editoriale” senza alcun riguardo per lavoratrici e lavoratori.
Da parte sua John Elkann, intervistato dall’Ansa, ha ribadito che con la cessione di Repubblica e La Stampa verrà garantito “un futuro di sviluppo e libertà ai giornalisti delle testate”. Exor, società che ha sede nei Paesi Bassi e che controlla tra altre cose Stellantis (l’ex Fiat), la squadra di calcio Juventus e appunto Gedi, acquistò il gruppo editoriale nel 2019 dai figli di Carlo De Benedetti, storico editore del giornale. Operazione già all’epoca molto discussa, in particolare per l’ipotesi che l’acquisizione del giornale “voce” del centrosinistra servisse alla famiglia Elkann come copertura mediatica e politica per i piani di disinvestimento nel settore dell’automobile. Le trattative tra GEDI e Antenna sono andate avanti per mesi, ben oltre la prima indicazione di una chiusura entro fine gennaio: discussioni proseguite per le divergenze sul prezzo per l’acquisizione, che non è stato reso noto.
Kyriakou è effettivamente a capo di un importante gruppo editoriale con basi in più Paesi (in particolare nell’Est Europa, ma anche in Australia, Regno Unito e Stati Uniti), più nelle tv e nelle radio che nei giornali, ma è un imprenditore controverso per i suoi rapporti personali: lo scorso maggio 2025 figurava nella stretta cerchia di ospiti della cena di stato con cui Donald Trump venne accolto in Qatar durante il suo viaggio in Medio Oriente. Inoltre sono noti anche i rapporti del gruppo greco Antenna con l’Arabia Saudita e col discusso fondo sovrano PIF, “arma” politico-economica del regno di Mohammad bin Salman, il principe ereditario e di fatto sovrano del Paese noto per esser stato il mandate dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi secondo un’indagine dell’intelligence Usa. Secondo quanto trapelato, le trattative per l’acquisizione di GEDI sarebbero state portate avanti dalla società capogruppo, cioè il gruppo Antenna, e non da quella con dentro i sauditi.
In un comunicato K Group (la società proprietaria del gruppo Antenna) ha illustrato le linee guida dell’acquisizione, presentandola come un’operazione che punta a fare di Gedi “una solida realtà mediatica internazionale”. Antenna in particolare ha assicurato l’indipendenza editoriale: preservare identità, credibilità e pluralismo di ciascuna testata viene descritto come “un principio cardine della strategia del Gruppo”.