Il tycoon bifronte

Cosa prevede l’accordo di Trump con l’Iran: i 15 punti per la pace

Il presidente Usa fa sapere che sono in corso colloqui “positivi e costruttivi” e annuncia uno stop di cinque giorni agli attacchi ai siti energetici: “Vogliono un accordo, lo vogliamo anche noi: Hormuz potrebbe aprire presto”. Archiviato il regime change. Teheran smentisce

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

24 Marzo 2026 alle 13:30

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AP Photo/Mark Schiefelbein
AP Photo/Mark Schiefelbein

Dall’ultimatum-minaccia di un Armageddon petrolifero, all’annuncio di un accordo su 15 punti. È il Trump bifronte. Il tycoon ha detto che l’Iran ha accettato di non avere l’arma nucleare. Parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis il presidente ha inoltre precisato che è stato trovato l’accordo con Teheran su 15 punti, tra i quali appunto l’arma atomica.

Trump ha dichiarato di voler cercare con l’Iran un accordo simile a quello raggiunto con il Venezuela «sul petrolio e nelle relazioni». «Forse stiamo cercando qualcosa di simile». «Abbiamo raggiunto un accordo sui punti principali con l’Iran». Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Memphis. Quanto alla smentita dei negoziati giunta da Teheran, Trump ha spiegato che gli iraniani «devono trovare una PR migliore» e che «forse non sono in grado di parlare gli uni con gli altri visto che la comunicazione è stata fatta a pezzi». «Vogliono fare un accordo, lo vogliamo anche noi» ma senza di esso «continueremo a bombardare». È un Trump prodigo di rivelazioni quello che si concede ai giornalisti. Eccone un’altra: lo Stretto di Hormuz riaprirà molto presto «se questo accordo funziona». «C’è una vera possibilità di raggiungere un accordo ma non garantisco nulla», ha aggiunto il presidente aprendo alla possibilità che lo Hormuz sia controllato in modo congiunto, «forse da me» e da chiunque sia l’ayatollah. «Colloqui con l’Iran si sono tenuti anche ieri sera (domenica,ndr) e hanno coinvolto i due inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner», ha poi detto Trump a Fox Business, dopo che il ministero degli Esteri di Teheran ha smentito che ci siano stati colloqui con gli Stati Uniti, come sostenuto dal presidente americano. «Con l’Iran abbiamo trovato un accordo su molti punti. Spero ci incontreremo presto. Anche oggi dovremmo avere dei contatti per telefono», ha detto il presidente Usa, sottolineando che il dialogo è stato avviato con diversi leader e figure di rilievo, ma non con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei. «Non so se sia vivo», ha detto Trump. «Ma non voglio che venga ucciso». «Se ci sarà un accordo, sarà grandioso per l’Iran e la regione». «Hanno chiamato loro. Ma non posso garantire che ci sarà un accordo».

E il tanto evocato regime change? Archiviato. L’accordo, dice Trump, «non è automaticamente un cambio di regime, ma abbiamo a che fare con alcune persone che trovo molto ragionevoli, molto solide», ha aggiunto. «Sono molto rispettate – ha continuato – forse una di loro sarà esattamente ciò che stiamo cercando». «La posizione dell’Iran sullo Stretto di Hormuz non è cambiata». Lo ha affermato la televisione di Stato iraniana Irib. “Non c’è stata alcuna conversazione tra Iran e Stati Uniti, e l’affermazione di Trump riguardo a questi colloqui è falsa”, ha aggiunto Irib, dopo che già una fonte citata dall’agenzia Fars aveva negato che si fossero tenuti colloqui tra Trump e Teheran, mentre il presidente degli Stati Uniti ha annunciato un rinvio di cinque giorni di “tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane”, dopo “conversazioni molto positive e produttive” con l’Iran. “L’affermazione falsa di Trump è un tentativo di sfuggire alle conseguenze della sua recente minaccia alle infrastrutture energetiche iraniane”, ha affermato Irib in un messaggio su X I Paesi mediatori – Egitto, Turchia e Pakistan – stanno lavorando per organizzare una riunione a Islamabad tra Iran e Stati Uniti. Lo ha riferito su X il giornalista di Axios, Barak Ravid, citando un funzionario israeliano, secondo il quale alla riunione – che potrebbe tenersi già questa settimana – parteciperebbero per l’Iran il presidente del Parlamento, Mohammed Bagher Ghalibaf, ed altri esponenti della Repubblica islamica, per gli Usa gli inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, e il vicepresidente, Jd Vance.

L’Iran valuta l’introduzione di un nuovo «regime legale» nello Stretto di Hormuz, snodo strategico tra Golfo Persico e Oceano Indiano da cui transita circa il 20 per cento del commercio globale di petrolio e gas. Lo riferisce una fonte dei servizi di sicurezza iraniani citata dall’agenzia russa Ria Novosti. «La situazione nello Stretto di Hormuz evolverà con l’istituzione di un nuovo regime legale», afferma la fonte, senza fornire dettagli sulle modalità o sui contenuti della proposta. Indicativa la reazioni dei mercati. Forte rimbalzo delle Borse europee dopo le parole di Trump sullo stop agli attacchi ai siti energetici nei prossimi cinque giorni e la descrizione dei colloqui “molto positivi e produttivi” tra gli Stati Uniti e Teheran. In avvio i listini avevano aperto in ampio ribasso con Francoforte che segnava un -2%. Già poco dopo le 12 Francoforte conquistava il 4,26%, Parigi il 2,7%, Madrid l’1,65%. Amsterdam cresceva dell’1,55%, Londra dello 0,5%, Zurigo dello 0,26%. Prezzo del petrolio in forte calo dopo che Trump ha parlato di «conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive» con Teheran, aggiungendo che lo Stretto di Hormuz riaprirà molto presto nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo. Tutto questo ha fatto crollare le quotazioni con il Brent che cede il 10% a 100 dollari al barile e il Wti che perde il 9% a 89,4 dollari.

Dall’ottimismo di The Donald al gelo di Tel Aviv

«Non prevediamo una fine imminente della guerra e intendiamo proseguire le operazioni, evitando di colpire le infrastrutture energetiche». È quanto ha sostenuto un funzionario israeliano in dichiarazioni all’agenzia Bloomberg rilanciate da al-Jazeera dopo il post su Truth Social del presidente Donald Trump. «Siamo stati informati in anticipo del post di Trump riguardante l’Iran», ha precisato il funzionario, commentando le parole del capo della Casa Bianca sullo stop ai raid contro le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. Stati Uniti e Iran starebbero negoziando un potenziale accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce il quotidiano israeliano Ynet citando funzionari israeliani, secondo cui «dietro le quinte, sono in corso intensi contatti tra Washington e Teheran, sia direttamente che attraverso la mediazione del Qatar e della Turchia, volti a raggiungere un accordo». L’accordo quadro in discussione «vedrebbe l’Iran consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz in una fase iniziale e gli Stati Uniti astenersi dall’attaccare le centrali elettriche iraniane», proseguono le fonti.

Una potenziale seconda fase riguarderebbe un cessate il fuoco più ampio, aggiungono. I funzionari israeliani «hanno detto che Trump non ha rimosso l’opzione militare, ma piuttosto l’ha messa in pausa per consentire il tempo per i negoziati, con l’obiettivo principale di garantire la riapertura del corso d’acqua strategico e creare le condizioni per porre fine alla guerra», scrive Ynet. «I contatti si sono svolti attraverso più canali, compresi i colloqui che coinvolgono l’inviato degli Stati Uniti Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, insieme agli sforzi di mediazione guidati principalmente dal Qatar e sostenuti dalla Turchia», aggiunge il portale, secondo cui sarebbe il presidente del Parlamento, Mohammed Bagher Ghalibaf, l’esponente del governo iraniano «rispettato» con il quale, secondo Israele, gli Stati Uniti stanno portando avanti un dialogo per mettere fine alla guerra. Una conferma che l’interlocutore principale dell’amministrazione Usa sia Ghalibaf viene anche dal Jerusalem Post, giornale vicino al governo israeliano.

Da sempre vicino a Khamenei padre, Ghalibaf, 64 anni, dal 2005 al 2017 sindaco di Teheran, in precedenza capo della forza aerospaziale dei Pasdaran, è stato uno dei sostenitori della scelta di Khamenei figlio come Guida suprema, a cui si era opposto invece il defunto Larijani. Con la sua scomparsa, Ghalibaf si candida a prenderne il posto, a diventare l’uomo forte a Teheran. Forse non il più influente, ma quello che ha, più di tutti, le connessioni che servono per tenere insieme l’apparato. A differenza di Larijani non è un ideologo né un fine politico, ma un tecnocrate capace di muovere i gangli giusti del sistema, di fare da raccordo tra parlamento, militari e business, i tre mondi in cui si è formato.Da capo del Parlamento controlla il budget per la guerra. Da amico di Mojtaba è ben ancorato all’ufficio della Guida. Da ex comandante ha rapporti d’acciaio con i guardiani della rivoluzione. Da politico ed ex amministratore, conserva i contatti necessari a muovere consenso. Le uccisioni israeliane potrebbero portarlo al vertice del potere.

A seguito delle dichiarazioni del presidente statunitense, una fonte israeliana ha affermato che gli americani hanno indicato il 9 aprile come data per la fine della guerra, lasciando poco più di due settimane per il conflitto e i negoziati. Lo riporta Ynet. Secondo la stessa fonte, sembra che i colloqui tra Iran e Stati Uniti si terranno questa settimana in Pakistan. «Gli americani non hanno aggiornato Israele sui colloqui con Ghalibaf. Porre fine alla guerra il 9 aprile permetterà a Trump di arrivare in Israele per il Giorno dell’Indipendenza e ricevere il Premio Israele», ha dichiarato la fonte. Su tanti dichiaranti, spicca un silenzio plumbeo. Quello del premier israeliano, l’uomo della guerra perpetua. Se si arrivasse ad un qualche accordo tra Washington e Teheran uno sconfitto è certo. Il suo nome è Benjamin Netanyahu. E con lui i ministri fascio-messianici, Ben-Gvir, Smotrich etc, quelli che volevano spianare l’Iran e trasformare il Libano in una “nuova Gaza”.

24 Marzo 2026

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