Fibrillazioni nel centrosinistra
‘Campo largo’ diviso dopo il referendum, Conte e Schlein aprono a primarie ma da Genova il ‘no’ di Salis: “Sono sbagliate”
Politica - di Carmine Di Niro
Neanche il tempo di celebrare quella che è una importante vittoria, da promotori del No al referendum sulla giustizia che ha visto bocciare dall’elettorato italiano la riforma dell’ordinamento giudiziario firmata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che il “Campo largo” trova rapidamente occasione per mostrarsi nuovamente divisi e sfilacciati.
Il tema è quello lanciato con tempismo sospetto dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte nel pomeriggio di lunedì, quando grazie ai voti già scrutinati e pubblicati dal Viminale era emersa la vittoria del No. L’ex premier è stato il primo nel campo dell’opposizione a parlare e “mettere il cappello” sulla vittoria referendaria, anticipando la segretaria Dem Elly Schlein.
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Occasione che Conte aveva colto anche per lanciare con importante anticipo il tema delle primarie di coalizione per trovare il candidato da contrapporre nel 2027, anno delle elezioni politiche, alla destra che sarà presumibilmente ancora rappresentata da Giorgia Meloni.
“Ci apriamo alla prospettiva delle primarie”, aveva spiegato Conte senza specificare granché su tempi, modalità, perimetro, parlando solo di primarie “veramente aperte come occasione per i cittadini di contribuire a una discussione ampia per individuare il candidato o la candidata più competitivo e il migliore interprete del programma”.
Fuga in avanti che Schlein raccoglie in ogni caso poco più tardi dal Nazareno, dove tiene la sua conferenza stampa per commentare l’esito del voto: “Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata disponibile”, l’apertura della leader Dem, che invita a “trovare insieme le modalità per la costruzione del programma. Discuteremo di tutto. Modalità, tempi. Continuiamo a essere testardamente unitari. Batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni Politiche”, dice la segretaria Pd.
Nel partito c’è però chi si fa interprete di un sentimento opposto, ovvero di chi di primarie non ne vuol sentir parlare. Si tratta di Silvia Salis, sindaca di Genova “civica” ma supportata nel voto del capoluogo ligure da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, gli stessi partiti che vorrebbero scegliere il candidato da opporre alla destra con le primarie.
Salis, un nome a lungo circolato proprio come possibile nome alternativo a quello dei due leader Schlein e Conte come frontrunner del “Campo largo” già federato a Genova, già in passato aveva criticato il sistema delle primarie. Tema su cui ritorna oggi, dopo il salto in avanti di Conte, per bocciarle nuovamente: “Non ho cambiato idea, sono sbagliate”, spiega la sindaca di Genova, che sottolinea come lo strumento tanto caro al centrosinistra sono un errore perché “ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza, per cui c’è un periodo di tempo nel quale tu dovresti fare in pratica campagna elettorale contro le persone che poi dovrebbero sostenere il tuo governo. Una cosa che trovo tecnicamente sbagliata, è un messaggio di divisione che non sostengo, l’ho sempre detto. E il fatto che ci avviciniamo alle elezioni non cambierà la mia posizione. È uno sbaglio: bisognerebbe fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”.
Un discorso non interessato, sottolinea Salis, perché lei non è interessata alla battaglia per la leadership del “Campo largo”. “Sono la sindaca di Genova – rivendica l’ex atleta olimpica – e non voglio partecipare. Lo dico fin da subito, se ci saranno le primarie non mi esprimerò per nessun candidato, perché comunque tutti i partiti del campo progressista sostengono la mia esperienza amministrativa a Genova”.