La riforma della magistratura

Perché votare Sì al referendum sulla Giustizia: l’indipendenza della magistratura non è nemmeno sfiorata

Al lettore che voglia votare bocciando nel merito la riforma, almeno di leggerla. Capirebbe, un minuto dopo, che lo stanno ingannando dal primo giorno di questa campagna, e dunque - immagino - si chiederebbe anche perché.

Politica - di Giandomenico Caiazza

21 Marzo 2026 alle 09:00

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Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica
Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica

Caro Direttore,
mi hai chiesto di scrivere per i Tuoi lettori sulle ragioni del mio SI alla riforma, e lo faccio molto volentieri. Ovviamente so di scrivere ad una platea di lettori orientati in prevalenza per il NO, guidati da un Direttore che vota SÌ tra mille dubbi e perplessità.

Ai Tuoi lettori che hanno deciso di votare NO per ragioni di opposizione politica al Governo, non ho nulla da dire: ciascuno fa del proprio voto ciò che crede. A chi invece dovesse votare NO perché ha creduto e crede a chi gli sta ossessivamente ripetendo che questa riforma “sottopone la magistratura alla politica”, dico di avere rispetto innanzitutto per sé stesso, rifiutandosi di votare sulla premessa di un inganno, perpetrato con l’abuso della credibilità che deriva dalla toga che si ha sulle spalle. Per “sottomettere la magistratura alla politica”, cioè -immagino- il PM al Ministro di Giustizia, occorrerebbe innanzitutto scriverlo in Costituzione, introducendo e regolando questi presunti poteri di controllo – o anche solo di indirizzo – del Guardasigilli: fuori da tale ipotesi, che infatti non è nella riforma, è una pura e semplice menzogna.

Conscio di ciò, il prof. Enrico Grosso, confrontandosi con il Ministro Nordio, ha dovuto ammettere che nulla di tutto ciò è previsto tecnicamente dalla riforma, ma che essa tuttavia introduce “un condizionamento di fatto” da parte della Politica, qualunque cosa possa ciò significare. Senonché la riforma prevede tanto per i due CSM che per l’Alta Corte disciplinare la maggioranza blindata della componente togata, sicché occorrerebbe almeno spiegare con chiarezza ed onestà in qual modo organismi collegiali che decidono a maggioranza potrebbero mai essere “condizionati” dalla minoranza dei loro componenti: o sto chiedendo troppo? Ed allo stesso modo, bisognerebbe spiegare per quale misterioso motivo i principi costituzionali che dal 1948 ad oggi hanno garantito in modo ferreo l’autonomia e la indipendenza della magistratura (artt. 101, 104 comma 1, 107 e 109 della Costituzione), lasciati intatti dalla riforma, improvvisamente diventerebbero carta straccia, vuote petizioni di principio aggirabili con facilità, con contestuale ipnotizzazione della Corte Costituzionale, che da oggi in poi non farebbe un fiato di fronte al Governo pronto a fare, con le leggi di attuazione della riforma, carne di porco di quei principi.

La risposta, surreale e perfino penosa, che infine viene data, è che questo cataclisma avverrebbe a causa del fatto che i componenti di quei cruciali organi di autogoverno (i due CSM e l’Alta Corte), pur a maggioranza blindata delle toghe, vengono sorteggiati anziché scelti dalle correnti di ANM. Quindi le maggioranze togate sorteggiate costituirebbero un aggregato di sbandati, incapaci e vulnerabili, pronti ad essere incantati e guidati dalla minoranza “politica”, come i topi con il Pifferaio Magico. Ecco perché dico, al lettore che voglia votare bocciando nel merito la riforma, almeno di leggerla. Capirebbe, un minuto dopo, che lo stanno ingannando dal primo giorno di questa campagna, e dunque – immagino – si chiederebbe anche perché.

La riforma è tutta qui, se conta il testo e non il contesto, soprattutto quando il testo è fatto di regole costituzionali, il cui rispetto è garantito dalla Corte Costituzionale, che interviene – indovinate un po’- proprio su impulso di uno a caso dei diecimila magistrati italiani, che ne hanno il potere esclusivo ed insindacabile. Questo, caro Direttore, è il referendum del grande inganno: speriamo che i Tuoi lettori lo comprendano, ciò che avverrà se solo vorranno compiere una grande magia, un’eroica ed eccezionale impresa: leggere il testo della riforma. Buon voto, caro Piero!

*Ex presidente dell’Unione camere penali

 

21 Marzo 2026

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