L'attacco del tycoon

Perché Trump vuole occupare l’isola di Kharg: “Senza gli USA la NATO è una tigre di carta”

La mossa servirebbe a far pressione affinché Teheran riapra lo stretto di Hormuz, l’isola si trova a 15 miglia al largo e processa il 90% delle esportazioni di greggio dall’Iran.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

21 Marzo 2026 alle 11:00

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AP Photo/Alex Brandon
AP Photo/Alex Brandon

L’ira funesta del tycoon si abbatte sugli alleati “codardi”. Donald Trump all’attacco degli alleati della Nato. «Senza gli Usa» l’Alleanza «è una tigre di carta. Non vogliono unirsi alla battaglia per fermare un Iran con il nucleare. Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che devono pagare ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz. Vigliacchi, ce ne ricorderemo». Così The Donald sul suo social Truth.

La Nato ha sospeso le attività di addestramento della propria missione in Iraq (Nmi) e ha ritirato circa 600 membri del personale, mentre è in corso dal 28 febbraio il conflitto in Medio Oriente.  Lo riferisce il sito web d’informazione iracheno Iraqi News, secondo cui la decisione dell’Alleanza di sospendere la missione fa seguito alla crescente crisi scatenata dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, che ha causato gravi preoccupazioni in materia di sicurezza per i militari stranieri di stanza in Iraq. Funzionari citati da Iraqi News hanno affermato che la sospensione è temporanea. Nella mattinata giovedì il primo ministro iracheno, Mohammed Shia al Sudani, ha parlato con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sottolineando la necessità di evitare un’ulteriore escalation e di promuovere la diplomazia. Al Sudani ha suggerito ai Paesi membri della Nato di evitare di essere coinvolti attivamente nella guerra.

L’ultima pensata degli Stranamore di Washington. L’amministrazione Trump sta valutando di occupare o bloccare l’isola iraniana di Kharg per fare pressione sull’Iran affinché riapra lo stretto di Hormuz. Lo riferisce Axios citando quattro fonti. Un’operazione per rilevare l’isola di Kharg, che si trova a 15 miglia al largo e processa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio dell’Iran, potrebbe mettere le truppe statunitensi più direttamente nella linea di fuoco, sottolinea Axios. Per questo, si passerà in caso all’azione solo dopo che l’esercito americano avrà avrebbe ulteriormente degradato la capacità militare dell’Iran intorno allo stretto di Hormuz. «Abbiamo bisogno di circa un mese per indebolire di più gli iraniani con bombardamenti, catturare l’isola e poi prenderli per le palle e usarla per i negoziati», ha detto una fonte vicina alla Casa Bianca. Il Pentagono sta inviando tre navi da guerra e migliaia di marines in Medio Oriente. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali 2.200-2.500 marines sono diretti verso il Us Central Comand, responsabile per le forze armate americane in Medio Oriente.

«Un A-10 Warthog è dispiegato sul fianco sud, e colpisce le navi da attacco veloci nello Stretto di Hormuz e gli Apache ora partecipano alle operazioni», ha spiegato il generale Dan Caine, a capo degli stati maggiori riuniti in una conferenza stampa. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno intensificato la battaglia per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma secondo il Wall Street Journal ci vorranno settimane prima che gli attacchi abbiano successo. Ma non sarà un compito facile, secondo Narzin Nadimi, esperto di difesa iraniana al Washington Institute for Near East Policy. “Nonostante gli attacchi, si ritiene ancora che l’Iran abbia una vasta scorta di miniere, missili da crociera su camion e centinaia di imbarcazioni non danneggiate in strutture nascoste con tunnel profondamente scavati lungo la costa e sulle isole”, ha spiegato al Wsj. “Penso che ci vorranno settimane per raggiungere un punto in cui vi possano essere operazioni sicure nello stretto”, ha avvertito, e “anche allora, molto dell’arsenale iraniano sopravviverà”.

Tre le opzioni sul tavolo: prendere l’uranio arricchito degli impianti nucleari, occupare l’isola di Kharg, cuore petrolifero dell’Iran, o occupare un tratto della costa per proteggere Hormuz. Tutte operazioni – concordano gli analisti militari, molto complesse, rischiose, che costeranno molte vite e dall’esito incerto «Operazione furia cieca», `Operation Blind Fury´. È il titolo della copertina di The Economist sulla falsariga dell’operazione Epic Fury, `furia epica´, lanciata da Donald Trump in Iran. Secondo il magazine, la guerra in Medio Oriente sta rendendo il «presidente più debole e arrabbiato. Riducendo i superpoteri politici del presidente, la sua campagna sconsiderata potrebbe renderlo più pericoloso». The Economist parla di «guerra avventata e sconsiderata. Anche un conflitto di breve durata altererebbe il corso del suo secondo mandato. Uno che si protragga per mesi potrebbe farlo precipitare rovinosamente a terra», afferma il magazine.

L’Arabia Saudita prevede un’impennata del prezzo del petrolio fino a 180 dollari se lo shock energetico dovuto alla guerra in Iran dovesse persistere oltre aprile. Lo scrive il Wall Street Journal. Prezzi così elevati – viene spiegato – potrebbero spingere i consumatori ad adottare abitudini che riducano drasticamente il consumo di petrolio, potenzialmente a lungo termine, o innescare una recessione che danneggerebbe ulteriormente la domanda. Inoltre, rischierebbero di far apparire l’Arabia Saudita come “beneficiaria” di una guerra che non ha iniziato.
La guerra in Iran ha creato «la minaccia alla sicurezza energetica più grande di sempre» e per far ripartire l’operatività di alcune infrastrutture nel Golfo Persico «ci vorranno sei mesi in alcuni casi, in altri molto di più». Lo dice Fatih Birol, segretario generale dell’Agenzia internazionale dell’energia, in un’intervista al Financial Times che sintetizza la situazione in un titolo apocalittico: Armageddon energetico dopo l’attacco dei missili balistici iraniani contro gli impianti del Qatar per la produzione di gas, i più grandi del mondo. «Il ministero dell’Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani». Lo si legge in un messaggio attribuito alla Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, in cui ha espresso le sue condoglianze al presidente Masoud Pezeshkian «per il martirio del ministro dell’Intelligence Esmaeil Khatib».

La guerra del petrolio può diventare anche la “guerra del turismo”. «Teniamo sotto sorveglianza i codardi funzionari e comandanti nemici: i funzionari e le autorità iraniane vivono con il popolo, tra il popolo e per il popolo e non sono come quelli israeliani e americani, che si nascondono in scantinati e rifugi. D’ora in poi, i centri turistici e ricreativi di tutto il mondo non saranno più sicuri per i nemici». Lo ha detto il generale Abolfazl Shekarchi, portavoce delle forze armate iraniane, secondo quanto riporta un post su X dell’agenzia Isna in farsi. «Osserviamo i vostri funzionari e comandanti codardi, così come i vostri piloti e soldati malvagi, e presto vi staneremo dai vostri nascondigli e rifugi per punirvi», ha dichiarato Shekarchi secondo quanto riportato dall’agenzia Fars, rivolgendosi a Stati Uniti e Israele. «I vostri funzionari non saranno al sicuro da nessuna parte, nemmeno in vacanza o nei luoghi di svago», ha aggiunto. «Sulla base delle informazioni che abbiamo ottenuto su di voi, d’ora in poi nessun lungomare, resort, centro turistico o di svago al mondo sarà sicuro per voi», ha concluso.

21 Marzo 2026

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