Bombe e crisi

Attacchi incrociati a giacimenti e raffinerie, la guerra dell’energia tra Iran e Golfo: “Risposta fino alla distruzione, pazienza non infinita”

Schizzati in alto i prezzi dopo i droni e i missili sulle infrastrutture energetiche del più grande giacimento di gas al mondo. Trump si è detto all’oscuro dell’attacco di Israele

Esteri - di Redazione Web

19 Marzo 2026 alle 12:47

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FILE – This Nov. 19, 2015,c file photo, shows a general view of a petrochemical complex in the South Pars gas field in Asalouyeh, Iran, on the northern coast of Persian Gulf. The U.S. airstrike that killed a prominent Iranian general in Baghdad raises tensions even higher between Tehran and Washington after months of trading attacks and threats across the wider Middle East. (AP Photo/Ebrahim Noroozi)
FILE – This Nov. 19, 2015,c file photo, shows a general view of a petrochemical complex in the South Pars gas field in Asalouyeh, Iran, on the northern coast of Persian Gulf. The U.S. airstrike that killed a prominent Iranian general in Baghdad raises tensions even higher between Tehran and Washington after months of trading attacks and threats across the wider Middle East. (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

Donald Trump non sapeva niente dell’attacco israeliano ai giacimenti iraniani di South Pars, il più grande al mondo. Ritorsione immediata e feroce da parte dell’Iran, che ha colpito gli impianti di Ras Laffan nella parte in Qatar dello stesso giacimento. Scambio di attacchi che porta la guerra energetica a un altro livello dopo la crisi e le incertezze già innescate dalle minacce allo stretto di Hormuz. E il prezzo del petrolio, dopo questi attacchi frontali alle infrastrutture energetiche, è continuato a salire: c’è stato un amento immediato, di quasi l’8% nella quotazione del Brent europeo, intorno ai 115 dollari al barile. È aumentato anche il prezzo del gas, raddoppiato rispetto a prima dell’inizio della guerra: il Ttf si attesta a 68,29 euro, in progressione del 24,9% nelle ultime 24 ore.

 

Il giacimento al centro degli scambi di queste ore è il più grande al mondo: la parte a nord è il South Pars, quella più a sud è controllata dal Qatar e si chiama North Field. Dapprima l’attacco di Israele a South Pars. Il Presidente degli Stati Uniti ha sminuito le responsabilità statunitensi nell’attacco, su Truth ha scritto di non esser stato avvisato prima. “Trump può pubblicare quello che vuole. Ma non c’è alcuna possibilità, dico nessuna, che le Forze di Difesa Israeliane conducano un attacco in quella zona senza dare al CENTCOM piena visibilità – ha osservato su X l’ex ambasciatore statunitense in Israele Dan Shapiro – Trump lo sapeva (e aveva approvato). Ora si rende conto che ciò ha causato una grave escalation con gli attacchi (del tutto ingiustificati) dell’Iran contro obiettivi energetici del Golfo”. E però successivamente il tycoon ha minacciato di distruggere tutte le strutture di estrazione di South Pars qualora dovesse essere attaccato di nuovo.

 


L’attacco, secondo un funzionario del regime di Teheran, non ha interrotto le operazioni all’impianto di South Pars: stanno continuando le operazioni di estrazione e lavorazione. La risposta dell’Iran, che da qualche giorno ha complessivamente aumentato il lancio di missili balistici e droni, non si è comunque fatta attendere. Gli impianti in Qatar sono della società olandese Shell, sono i più grandi al mondo per la liquefazione del metano. Spento il grosso incendio provocato dall’attacco, nessun ferito perché l’impianto era stato evacuato dopo l’attacco a South Pars. Il gas liquefatto viene esportato via nave, il Qatar è tra i più grandi esportatori al mondo. Doha ha espulso alcuni importanti diplomatici iraniani dal Paese.

Teheran ha colpito in un attacco di droni anche la Kuwait Petroleum Corporation, la compagnia petrolifera nazionale del Kuwait, in due attacchi alla raffineria di al-Ahmadi e a quella di Abdullah. Un drone ha colpito anche la raffineria SAMREF nella città portuale di Yanbu, in Arabia Saudita, affacciata sul Mar Rosso. Il portavoce del Comando centrale Khatam al Anbiya, Ebrahim Zolfaghari, ha dichiarato che “la risposta è in corso e non è ancora stata completata. Se l’attacco alle infrastrutture iraniane si ripeterà, i prossimi attacchi alle vostre infrastrutture energetiche e a quelle dei vostri alleati non si fermeranno finché non saranno completamente distrutte, e la risposta sarà ancora più dura di quella di ieri sera”. Riad ha avvertito: “La pazienza non è infinita”.

 

19 Marzo 2026

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