Dopo l'affaire Bartolozzi
Meloni scarica Nordio, sul referendum la premier esautora il Guardasigilli e apre al “tavolo” coi magistrati per la norme
Dopo gli eccessi del Guardasigilli e del braccio destro Bartolozzi, via Arenula esautorata. Opposizioni all’attacco per il monologo della premier su Rete 4
Politica - di Angela Stella
L’affaire Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro Nordio che qualche giorno fa ha invitato a votare Sì “per togliere di mezzo la magistratura”, non è affatto concluso. Due giorni fa al Dubbio la premier Giorgia Meloni ha annunciato che “in caso di conferma referendaria della riforma, nei giorni immediatamente successivi farò avviare a Palazzo Chigi un tavolo con i rappresentanti dei magistrati e dell’avvocatura in modo da raccogliere proposte e suggerimenti per scrivere le norme di attuazione”.
Una prospettiva, quella dell’esautorazione di Via Arenula dalla partita delle leggi attuative, confermata ieri mattina a “Ping Pong” su Rai Radio1 dallo stesso ministro Carlo Nordio: “Coinvolgeremo tutto il mondo della giustizia, magistratura e avvocatura. L’ho detto fin dal primo momento: il fatto che il confronto si svolga a Palazzo Chigi rende ancora più importante l’iniziativa del Governo. È la dimostrazione della serietà delle nostre intenzioni di avviare un dialogo, un incontro e una collaborazione, nell’ipotesi che vinca il sì, con tutte le forze, anche con quelle che oggi si oppongono”. Dunque, nell’eventualità di una vittoria del Sì, la cabina di regia per la scrittura di dettagli della riforma costituzionale sarà nelle mani di Giorgia Meloni e del sottosegretario Alfredo Mantovano, in primis. Poi, anche in quelle di Nordio e Bartolozzi. Anche se le toghe non hanno molto speranze di poter incidere in quanto il governo avrà fretta di concludere la scrittura delle norme attuative come ha ripetuto proprio Mantovano: “Se gli italiani confermeranno la riforma si dovrà fare in fretta. L’obiettivo è quello di arrivare ad eleggere i nuovi due Consigli superiori della magistratura in tempo utile dopo la scadenza di quello in carica, quindi direi all’inizio del 2027”.
Il Ministro non ha potuto che incassare la decisione del presidente del Consiglio, considerato che le ultime due crisi nel fronte del Sì sono state causate inizialmente da lui quando ha appellato il Csm come “sistema paramafioso” tanto da spingere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad intervenire a Palazzo Bachelet. E secondariamente dall’intervento della magistrata prestata alla politica in una tv siciliana dove aveva dichiarato pure che la magistratura è “un plotone di esecuzione”, facendo forse perdere punti al Sì nei sondaggi. Intanto le opposizioni e l’Anm criticano l’eccessivo spazio concesso in tv al Sì. “Un monologo di mezz’ora in prima serata senza contraddittorio, con un conduttore primo fan, un copione provato e recitato, è quello che Rete4, del gruppo Mediaset, ha mandato ieri (due sere fa, ndr) in onda. Sembrava di essere tornato indietro di decenni, quando non c’erano regole nazionali ed europee, non esisteva la legge sulla par condicio né l’Authority, né il codice europeo dei media audiovisivi”: così in una nota i parlamentari del Pd in Commissione di Vigilanza Rai. Anche il Comitato Giusto Dire No ha stigmatizzato: “Ciò che è accaduto ieri su Rete4 durante la trasmissione Quarta Repubblica, condotta da Nicola Porro, è una evidente violazione della legge sulla par condicio, regolata tra l’altro da una delibera approvata dall’Agcom”. Invece Forza Italia, che per il referendum sta puntando molto sulle vittime di malagiustizia, ha illustrato ieri al Senato la proposta di legge Zuncheddu, di iniziativa del Partito radicale, che chiede di garantire una provvisionale economica per chi è stato ingiustamente incarcerato.
Sempre ieri c’è stato il confronto di Sky tra il ministro Nordio e il presidente del comitato Giusto dire No, Enrico Grosso. Nessuna scintilla tra i due. “Spero che l’affluenza sia la più alta possibile, tra il 50 e il 60% almeno” ha auspicato Nordio, in quanto il Sì sarebbe in vantaggio con più persone nei seggi. Tema dibattuto quello degli errori giudiziari. “Le sanzioni irrogate, in seguito ad errori giudiziari, sono stati dei buffetti. Non c’è alcun magistrato che ha pagato”, ha detto il guardasigilli. Ha replicato Grosso: “Non c’è alcun tipo di collegamento tra i casi di errore giudiziario e questa riforma: gli errori sono una anomalia statisticamente inevitabile in tutte le professioni, è fisiologico. Le riforme non fanno venire meno gli errori e non sempre, anzi quasi mai, gli errori sono frutto di responsabilità colposa o dolosa del magistrato”. Oggi, intanto, dalle ore 17 alle 20, piazza del Popolo a Roma ospiterà la chiusura della campagna referendaria promossa dal Comitato ‘Società civile per il No nel Referendum costituzionale’, insieme agli altri comitati per il No e alle forze politiche che si sono schierate contro la legge Meloni-Nordio. Sarà presente il sindaco di Roma e presidente di Ali, Roberto Gualtieri oltre a Giovanni Bachelet, presidente del ‘Comitato Società civile per il No’ interverranno Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Maurizio Acerbo.
Per gli altri comitati, prenderanno parola Enrico Grosso, Franco Moretti e Giuseppe Salmè, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, Rosy Bindi. Proprio la Cgil “invita a votare NO per difendere la Costituzione e l’indipendenza della magistratura. È fondamentale tutelare un’indipendenza che consente ai magistrati di perseguire reati come sfruttamento e lavoro nero, anche contro grandi multinazionali o potentati economico-politici, radicati in settori come l’agricoltura o l’edilizia e non solo”. Mentre domani, sempre nella capitale, incontro pubblico per il Sì con Arianna Meloni, Alfredo Mantovano, Nicolò Zanon, Cesare Placanica, Chiara Colosimo, Antonio Di Pietro.