Si aggrava la posizione dell'agente

Cinturrino indagato per spaccio e sequestro di persona, si allarga il caso Rogoredo

Si aggrava la posizione dell’agente a cui viene contestato l’omicidio premeditato di Abdarrahim Mansouri. Salgono a sei i poliziotti indagati.

Cronaca - di Frank Cimini

18 Marzo 2026 alle 15:30

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Foto Stefano Porta / LaPresse
Foto Stefano Porta / LaPresse

Si ingrossa l’affare di Rogoredo. Sempre di più. Dalla richiesta di incidente probatorio al fine di cristallizzare le accuse nel contraddittorio tra le parti si aggrava la posizione dell’ispettore capo della polizia Carmelo Cinturrino al quale viene contestato l’omicidio premeditato di Abdarrahim Mansouri. E aumenta a sei il numero dei poliziotti indagati.

È significativo che sia stata la stessa procura a chiedere un incidente probatorio perché molti testimoni sono detenuti stranieri e rischiano il rimpatrio, per cui l’iniziativa dice molto sulla natura di questa vicenda. Stiamo parlando di persone in una posizione estremamente vulnerabile che spesso vivono tra paura, marginalità e sfiducia nelle istituzioni. Se le loro testimonianze sono così decisive da dover essere formalizzate immediatamente per assumere valore processuale ci sarà anche il problema per lo Stato di garantire che possano parlare liberamente senza il timore che la loro condizione li renda più facile da ignorare o mettere in discussione. Ma a carico di Cinturrino non ci sono solo le parole di spacciatori che in teoria potrebbero avercela con la polizia. A verbale ci sono le dichiarazioni di colleghi poliziotti. L’ispettore adesso risponde anche di estorsione, falso, spaccio di droga, sequestro di persona ai danni di un pusher.

Cinturrino aveva minacciato di morte Mansouri sia direttamente sia attraverso messaggi recapitati attraverso altri spacciatori che frequentavano il boschetto di Rogoredo. Il quadro che emerge finora è quello di uno spaccio di droga coordinato da chi avrebbe avuto il dovere di combatterlo vestendo una divisa. Con molte complicità e silenzi dentro il commissariato di via Mecenate. La tesi della mela marcia insomma fa acqua da tutte le parti. Sarà il giudice delle indagini preliminari Domenico Santoro a decidere sulla richiesta firmata dal procuratore capo Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia. I testi saranno esaminati anche dagli avvocati difensori degli indagati. A quel punto l’indagine potrebbe anche essere considerata chiusa, almeno sul fatto principale, l’omicidio del 26 gennaio.

18 Marzo 2026

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