L'indagine a Milano
Indagato per caporalato Andrea Dini, cognato del governatore Fontana: controllo giudiziario per la società di Paul&Shark
Il nome di Andrea Dini torna a fare capolinea nella cronaca giudiziaria. Il cognato di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, è indagato assieme ad altre cinque persone dalla Procura di Milano per caporalato nell’ambito di un filone di inchiesta sullo sfruttamento del lavoro nel settore moda e made in Italy.
Dini era stato indagato nel 2020, in pieno periodo Covid, e archiviato nel 2022 su richiesta degli stessi pm milanesi, nell’indagine per “turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente” riguardante l’affidamento diretto di 82mila camici dalla centrale di acquisti regionali Aria alla Dama SpA, la società di Dini: quest’ultimo aveva poi rinunciato e tramutato in donazione benefica alla Regione.
Anche questa volta al centro delle indagini c’è la Dama Spa. I due pm titolari del fascicolo, Paolo Storari e Daniela Bartolucci, hanno disposto oggi il controllo giudiziario d’urgenza di Dama, che si occupa di produzione di maglieria di lusso, guidata da Dini, fratello 61enne della moglie del governatore lombardo Roberta Dini. Dama in particolare controlla il marchio di abbigliamento Paul &Shark.
Per la Procura, come si legge nel decreto di controllo giudiziario d’urgenza nei confronti della società dei Dini, la Dama Spa ha “adottato una politica di impresa” che “accetta lo sfruttamento dei lavoratori come modalità di produzione” per risparmiare sul “costo del lavoro”.
In particolare sarebbero 46 gli operai, tutti irregolari in Italia, che sarebbero stati costretti negli appalti del marchio a turni 7 giorni su 7 dalle 8 del mattino alle 22 della sera con “palese e reiterata violazione” delle leggi sull’orario di lavoro e con stipendi in “contrasto” con la “contrattazione collettiva” e con l’articolo 36 della Costituzione che garantisce ai lavoratori una retribuzione equa e dignitosa.
Complici del sistema di sfruttamento e indagati in concorso con Dini sono tre cittadini cinesi titolari di alcuni opifici, oltre all’imprenditore italiano Francesco Umile Chiappetta, presidente della Alberto Aspesi Spa, altro brand di moda finito in controllo giudiziario nella stessa operazione condotta dal Nucleo operativo metropolitano della guardia di finanza di Milano. Gli operai cinesi sfruttati sono stati individuati durante una serie di ispezioni tenute tra il 2023 e il 2025 in alcuni opifici clandestini di Garbagnate Milanese, che sarebbero stati “sottoposti a sorveglianza” in violazione dello “Statuto dei lavoratori”, alloggiati dentro “stanze dormitorio” prive di areazione e luce”. Come emerge dal provvedimento della Procura, anche la moglie del governatore Attilio Fontana, Roberta Dini, è socia di Dama Spa: possiede infatti il 10 per cento della società del tessile e della moda finita sotto controllo giudiziario d’urgenza per caporalato. Roberta Dini non risulta indagata nel fascicolo.
Quella odierna è l’ennesimo fascicolo della Procura di Milano che punta ad indagare sulle storture del sistema della moda e del made in Italy: indagini che hanno portato dalla primavera del 2024 ad oggi misure di prevenzione e amministrazione giudiziaria nei confronti di colossi del lusso come Alviero Martini, Armani, Dior, Louis Vuitton, Valentino per agevolazione colposa mentre, come Dama spa, è direttamente accusata di sfruttamento la Tod’s della famiglia Della Valle, su cui pende una richiesta di interdittiva per il divieto di pubblicità.