Le dimissioni di Kent

Scossone nell’amministrazione Trump, lascia il capo dell’antiterrorismo: “L’Iran non era una minaccia, pressioni da Israele”

Esteri - di Redazione

17 Marzo 2026 alle 16:49

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Scossone nell’amministrazione Trump, lascia il capo dell’antiterrorismo: “L’Iran non era una minaccia, pressioni da Israele”

“Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”. Con queste parole, tanto dure quanto clamorose, l’amministrazione Trump fa i conti col primo funzionario di alto livello al suo interno che sceglie le dimissioni dopo lo scoppiare della guerra contro l’Iran.

Si tratta di Joe Kent e fino ad oggi era a capo del National Counterterrorism Center, l’agenzia statunitense responsabile dell’intelligence antiterrorismo. Nominato da Trump nel febbraio 2025, subito dopo l’insediamento alla Casa Bianca, Kent ha pubblicato sul suo profilo X la lettera di dimissioni in cui sottolinea la sua contrarietà all’intervento militare statunitense in Iran che ha mandato in ebollizione il Medio Oriente.

Kent nella sua lettera di dimissioni sostiene in particolare che “funzionari israeliani e figure influenti nei media americani hanno lanciato una campagna di disinformazione” volta a incoraggiare la guerra contro l’Iran, una campagna che ha tratto in inganno lo stesso Trump facendo credere al presidente Usa che il regime di Teheran rappresentasse una minaccia immediata per gli Stati Uniti e che, se avesse agito subito, la vittoria sarebbe stata raggiunta rapidamente.

“Era una menzogna, ed è la stessa tattica che gli israeliani hanno usato per trascinarci nella disastrosa guerra in Iraq, che ci è costata la vita di migliaia dei nostri migliori figli e figlie. Non possiamo ripetere questo errore”, ha scritto Kent nella sua lettera. Parole che di fatto sembra confermare quanto detto nei giorni scorsi dal Segretario di Stato Usa Marco Rubio, che aveva fatto intendere come gli Stati Uniti fossero entrati in guerra contro l’Iran su pressione del governo israeliano di Benjamin Netanyahu, tesi che Trump aveva poi negato.

Kent arriva da una storia personale e politica particolare. Ha avuto esperienza nell’esercito e sua moglie, come lui membro dell’esercito, era stata uccisa nel 2019 durante un attentato in Siria, a Manbij. Anche per questo era un convinto isolazionista, sposando pienamente l’ideologia MAGA (Make America Great Again, ndr) promosso proprio da Trump e dai suoi più ferventi seguaci. Kent era anche uno dei più stretti collaboratori di Tulsi Gabbard, direttrice delle 18 agenzie dell’intelligence statunitensi e sostenitrice di molte delle teorie del complotto di Trump.

A stretto giro sono arrivate due risposte alle dimissioni di Kent e al contenuto della sua lettera. La prima è della portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Per la fedelissima di Trump quelle di Kente sono “le stesse false affermazioni che i Democratici e alcuni esponenti dei media liberali ripetono incessantemente”, ha scritto in un post su X, sostenendo che il presidente Donald Trump avesse al contrario “prove solide e inconfutabili del fatto che l’Iran avrebbe attaccato per primo“. “Trump non prenderebbe mai la decisione di impiegare risorse militari contro un avversario straniero in modo isolato”, ha aggiunto la portavoce.

Trump ha invece definito l’ormai ex capo dell’intelligence antiterrorismo “poco preparato sulla sicurezza, ma quando ho letto la sua lettera ho pensato che è un bene che se ne sia andato”.

di: Redazione - 17 Marzo 2026

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