La crisi

Cuba allo stremo, l’isola in crisi tra i blackout e le mire di Trump: il regime apre a concessioni e tratta con Washington

Esteri - di Carmine Di Niro

17 Marzo 2026 alle 11:41

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Cuba allo stremo, l’isola in crisi tra i blackout e le mire di Trump: il regime apre a concessioni e tratta con Washington

Un Paese allo stremo, sconvolto da continui blackout che arrivano a durare anche 48 ore a causa del collasso della rete elettrica, con i dieci milioni di cittadini alle prese con l’assenza di carburante e prezzi di cibo e generi di prima necessità sempre più alti per chi non ha accesso ai dollari proveniente dalle rimesse dall’estero.

È questa la situazione in cui versa Cuba, alle prese con una delle crisi più gravi dal 1959 ad oggi, quando Fidel Castro prese il potere a L’Havana instaurando un regime socialista.

Un contesto in cui dall’esterno agisce come fattore di caos Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti è tornato a minacciare un intervento diretto sull’isola, utilizzando i suoi soliti toni: “Credo che avrò l’onore di prendere Cuba”, ha detto lunedì parlando con i giornalisti il presidente Usa. “Voglio dire, che la liberi o la prenda, penso di poterci fare tutto quello che voglio. È una nazione molto indebolita in questo momento”, le sue parole di sfida nei confronti del regime.

In realtà non è chiaro se l’amministrazione Usa sia realmente intenzionata a compiere un intervento militare a Cuba: stando a indiscrezioni del New York Times, Trump sarebbe disponibile ad un “accordo” sul modello venezuelano, dunque con la pretesa della “testa” dell’attuale presidente cubano Miguel Diaz-Canel e la sua sostituzione con un governo più “amico”, come fatto a Caracas con Delcy Rodriguez, ex numero due di Nicolas Maduro, rapito dalle forze militari Usa e sostituito da una leader disponibile ad aprire il Paese agli interessi americani, in particolare sul petrolio.

E qualcosa in effetti sul fronte diplomatico si sta muovendo. Pochi giorni fa, sabato 14 marzo, il presidente Miguel Díaz-Canel ha ammesso che il suo governo sta trattando con gli Stati Uniti ed ha aperto alla possibilità per i cubani emigrati all’estero, spesso bollati come “traditori”, in particolare la folta comunità di Miami, di possedere proprietà e attività commerciali sull’isola, oltre ad investire in infrastrutture.

È di fatto la risposta alla gravissima crisi che sta colpendo il Paese, colpito da decenni di embargo statunitense e che lo scorso gennaio ha subito il colpo del definitivo KO quando la Casa Bianca ha impedito l’accesso di Cuba al petrolio straniero, bloccando in particolare il fondamentale greggio proveniente dal Venezuela e in parte dal Messico.

Una situazione che ha spinto la popolazione esasperata ad una rara manifestazione pubblica di protesta, avvenuta lo scorso fine settimana nella città di Morón, città di 70mila persone delle regioni centrali, vicino alla costa settentrionale: decine di persone si sono riunite per protestare contro una sede locale del Partito Comunista, lanciando sedie e mobili per poi dargli fuoco.

La polizia cubana è dovuta intervenire per reprimere la manifestazione, mentre il governo ha parlato di vandalismo e di persone ubriache per sminuire la portata del dissenso.

17 Marzo 2026

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