Il passo indietro

René Redzepi lascia il Noma di Copenaghen, la caduta dello chef dopo le accuse di abusi in cucina: “Scuse non bastano”

Curiosità - di Carmine Di Niro

12 Marzo 2026 alle 12:40

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René Redzepi lascia il Noma di Copenaghen, la caduta dello chef dopo le accuse di abusi in cucina: “Scuse non bastano”

La caduta degli dei, in questo caso del “dio della cucina”. René Redzepi, chef dalla fama planetaria grazie al suo ristorante Noma di Copenaghen, ha annunciato l’addio alla gestione del locale a seguito di una lunghissima serie di accuse di abusi sul luogo di lavoro mosse da oltre 30 ex dipendenti e raccolte in una inchiesta pubblicata dal New York Times.

L’articolo del quotidiano statunitense arrivava a poche settimane dall’esplodere del caso Noma già su Instagram, dove Jason Ignacio White, ex direttore del laboratorio di fermentazione del ristorante, aveva pubblicato una serie di screenshot di conversazioni con ex dipendenti del ristorante in cui diverse persone, in forma anonima, raccontavano le violenze e il clima tossico che si respirava nella cucina, oltre ai traumi che si erano portati dietro dopo quell’esperienza.

Redzepi aveva fondato il Noma nel 2003 assieme all’imprenditore danese Claus Meyer: nel corso degli anni è stato premiato con 3 stelle Michelin ed eletto per ben quattro volte miglior ristorante del mondo secondo la classifica annuale The World’s 50 Best Restaurants.

Lo scorso 31 gennaio lo chef aveva chiuso temporaneamente il ristorante per dei lavori, annunciando la riapertura per il 2027, man nel frattempo chef e staff avevano avviato un pop-up, un’attività temporanea, a Los Angeles. Questa per il momento resterà aperta fino a giugno, come già inizialmente previsto, ma ad occuparsene non sarà lo chef danese 48enne.

Buona parte delle storie raccolte dalla giornalista Julia Moskin del New York Times risalgono al periodo che va dal 2009 al 2017. Le testimonianze sono simili: gli ex dipendenti hanno spiegato di aver lavorato in un ambiente di lavoro tossico ed intimidatorio, ma in alcuni casi anche violento a causa del comportamento di Redzepi. C’è chi è stato colpito con utensili da cucina, chi è stato sottoposto ad umiliazioni pubbliche e chi sbattuto contro il muro. Ma lo chef danese era solito anche minacciare i suoi “sottoposti” di utilizzare la sua enorme influenza nel settore per non farli lavorare in altri ristoranti, o addirittura far licenziare i loro familiari da altre aziende anche fuori dall’ambiente culinario. Lavorare al Noma, hanno raccontato alcuni ex dipendenti, ha provocato in loro burnout mentali e disturbi da stress. “Andare al lavoro era come andare in guerra”, sono state le parole al Times di Alessia, chef che oggi lavora a Londra, riguardo il suo periodo al Noma. Il Noma era già finito al centro delle polemiche giornalistiche per ricorrere a stage non pagati: solamente nl 2022, dopo diverse inchieste, aveva iniziato a pagare gli stagisti impiegati in cucina.

Nell’annunciare le dimissioni, Redzepi in un post su Instagram ha detto di assumersi la responsabilità delle sue azioni e che “le scuse non bastano”. Lo chef danese ha poi aggiunto di aver “lavorato per diventare un leader migliore” e che nel corso degli anni il Noma ha compiuto passi significativi per trasformare la propria cultura aziendale”, ma che allo stesso tempo è “consapevole che questi cambiamenti non possono cancellare il passato”.

 

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La decisione di Redzepi arriva con una tempistica non casuale. Il Noma ed in particolare il suo pup-up di Los Angeles aveva infatti perso alcune sponsorizzazioni di peso, con grosse aziende che avevano fatto un passo indietro dopo la pubblicazione dell’inchiesta del Times.

12 Marzo 2026

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