La rubrica Sottosopra

Cuba sotto assedio: perché protestare contro lo strangolamento degli USA, l’isola costretta alla fame

Dopo il golpe in Venezuela, gli Stati Uniti hanno tagliato le forniture di petrolio, mandando in avaria il Paese. Che resiste al terrorismo yankee

Editoriali - di Mario Capanna

1 Marzo 2026 alle 08:30

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FILE – Javier Yanez stands on his balcony where he hung a U.S. and Cuban flag in Old Havana Cuba, Friday, Dec. 19, 2014. (AP Photo/Ramon Espinosa, File) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain
FILE – Javier Yanez stands on his balcony where he hung a U.S. and Cuban flag in Old Havana Cuba, Friday, Dec. 19, 2014. (AP Photo/Ramon Espinosa, File) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

“Preparami un eufemismo, fratello!” “Un che?”, chiese il barista. “Un Cuba Libre” (L. Sepulveda)

Cuba è sotto assedio. Il blocco degli Stati Uniti nei suoi confronti è ogni giorno più asfissiante. Arbitrario e feroce, oltre all’embargo finanziario, è volto a impedire qualsiasi approvvigionamento: dai medicinali, alle derrate alimentari, ai materiali energetici. Si tratta del più pericoloso tentativo di annientamento del popolo cubano, che da più di mezzo secolo non rinuncia alla propria autodeterminazione. La vita quotidiana è resa allucinante. Dopo l’illegale rapimento del presidente Nicolas Maduro, dal Venezuela non arriva più una goccia di petrolio: le conseguenze sono pesantissime. Posso descriverle, per così dire, dal vivo, grazie a Giuseppe Liverani (mio sodale delle lotte giovanili e successive), che è nell’isola caraibica per attività solidali e mi ha inviato report accurati, con dovizia di foto.

In primo luogo: la carenza di carburanti determina l’interruzione dell’elettricità per circa 12 ore al giorno. Risultato: si bloccano i ventilatori, i condizionatori d’aria, i frigoriferi, i surgelatori, le pompe, per cui l’acqua non arriva nelle case. Gli autobus viaggiano solo al mattino, per trasportare studenti e lavoratori, e la sera per permetterne il ritorno. Rari i taxi e le auto, data la benzina razionata. Per la stessa ragione è aleatorio il trasporto dei prodotti alimentari dalle campagne alle città. Pochi i camion della nettezza urbana, anche per la mancanza di pezzi di ricambio. Per cui, pure a L’Avana, sorgono montagnole di spazzatura, più d’una incendiate per impedire miasmi e malattie, a prezzo di un inquinamento elevato. La sanità – eccellenza di Cuba: senza i medici cubani il sistema sanitario della nostra Calabria sarebbe al collasso, vale ricordarlo – funziona nei limiti del possibile, data la carenza crescente di medicinali, di incubatrici per neonati ecc. I turisti, di solito a frotte, sono rarissimi, e questo provoca un impoverimento ulteriore. Fa impressione vedere l’aeroporto internazionale José Marti letteralmente vuoto, come l’arteria che lo collega a L’Avana.

Il terrorismo di Stato americano contro Cuba è spinto avanti, oltre che da Trump, dal segretario di Stato Marco Rubio, figlio di cubani riparati negli Usa prima della rivoluzione. Anima nera dell’Amministrazione, deve la sua carriera politica alla lunga mano della mafia cubano-americana di Miami. Ha il dente avvelenato. La solidarietà internazionale verso Cuba è ristretta a pochi Paesi. Mentre l’Ue è silente e lascia carta bianca a Washington, la Cina ha inviato a gennaio 60mila tonnellate di riso, subito distribuito a partire dalle fasce più deboli della popolazione. I cinesi, inoltre, stanno installando sull’isola parchi solari per produrre energia elettrica. La Russia manda qualche petroliera e il Vietnam, oltre a inviare del cibo, ha affittato mille ettari per coltivare la specie di riso più produttiva.

Il tentativo (sebbene in forte ritardo, ma meglio tardi che mai …) è di raggiungere l’autosufficienza energetica e alimentare dei cubani. Ponendo così rimedio agli errori del partito comunista e del governo che, con la monocoltura della canna da zucchero, hanno trascurato la diversificazione della produzione agroalimentare. Coraggioso il Messico: ha stabilito che il proprio aeroporto principale funga da hub per gli aerei, di qualsiasi nazionalità, diretti a Cuba, garantendo rifornimenti e assistenza. Premuto dall’assedio, il popolo cubano resiste con grande dignità e fermezza. Ogni persona, quando esce di casa, sa che deve “inventar”: la capacità di arrangiarsi, di “inventare” ogni possibilità per tirare avanti, è una risorsa vitale dei latinoamericani, che li accomuna ai martoriati palestinesi. Non mancano, ovviamente, risentimenti e mugugni, prioritariamente contro la prepotenza degli Stati Uniti, ma senza risparmiare il partito e il governo. Non ci sono, per ora, proteste, ma se Rubio … lavora bene, come purtroppo è da presumere che farà, potrebbero sorgere.

Sembra un’avvisaglia quella del motoscafo, proveniente l’altro giorno dalla Florida, pieno di armi e con dieci fuoriusciti cubani a bordo, che hanno sparato sulla guardia costiera dell’isola, finendo in parte uccisi e in parte catturati. Al di là della grave provocazione sono in corso contatti fra L’Avana e Washington, con la mediazione del Messico e del Vaticano, per evitare il peggio. Anche per questo è importante la mobilitazione della società civile delle Americhe. È in allestimento una grande Flotilla, chiamata “Nuestra America”, che salperà dal Messico per raggiungere Cuba forzando il blocco. La partenza o l’arrivo sono previsti per il 21 marzo, giorno d’inizio della primavera. Coincidenza beneaugurante, che idealmente si congiunge alla nuova Flotilla che nello stesso periodo cercherà di raggiungere ancora una volta Gaza. Dobbiamo muoverci per impedire lo strangolamento del popolo cubano. Aiutarlo a garantire la propria autodeterminazione è un dovere morale, prima ancora che politico. Mi chiedo e chiedo a tutti i sinceri democratici: che cosa aspettiamo ad organizzare un pacifico sit-in di fronte all’ambasciata americana a Roma e al consolato di Milano?

1 Marzo 2026

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