L'ex presidente della Camera

Intervista a Laura Boldrini: “Board of Peace? Consiglio di predatori, ma Gaza è dei palestinesi”

“Dovrebbero essere loro a decidere del futuro della Striscia, non Trump e Kushner a braccetto di Netanyahu, che ha voluto e perpetrato il genocidio. Ma nel Board dei palestinesi non c’è traccia. Siamo davanti a un progetto coloniale a uso e consumo di ricchi speculatori”

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

26 Febbraio 2026 alle 08:00

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Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica
Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica

Laura Boldrini, già Presidente della Camera, parlamentare del Partito democratico e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

Da Amnesty all’Arci, da AOI all’insieme del mondo solidale: una rivolta collettiva verso il “Board della vergogna” accroccato da Donald Trump. Un Board di autocrati, dittatori, sceicchi, affaristi al quale il governo italiano si è accodato come “osservatore”.
Quello voluto da Trump, spacciato per un consiglio di pace per Gaza, è in realtà un comitato d’affari che punta a speculare sulla ricostruzione della Striscia, mentre sotto le macerie si contano migliaia di cadaveri palestinesi. Autocrati, finanzieri, immobiliaristi con a capo Trump e il genero Kushner, noto per i suoi interessi privati e per il famoso progetto della Riviera di Gaza, si preparano a trasformare Gaza in un’occasione di guadagno e di dominio. Siamo davanti a un progetto coloniale e predatorio a uso e consumo di ricchi speculatori. Gaza è dei palestinesi: sono loro a dover decidere del futuro di quella terra, non Trump e Kushner a braccetto di Netanyahu, colui che ha raso al suolo la Striscia e che ha voluto e perpetrato il genocidio con la complicità di quasi tutta la comunità internazionale. Ma in questo board dei palestinesi non c’è traccia. È una vergogna che l’Italia si presti a questo gioco al massacro e che, per farlo, abbia pure aggirato la Costituzione inventandosi il ruolo di “osservatore”, non menzionato nello statuto. Un’umiliazione. Altro che patriottismo: questo governo ha ridotto il Paese al ruolo di vassallo di Trump. È inaccettabile.

A Gaza si continua a morire, in Cisgiordania l’annessione d’Israele non è più solo de facto ma ormai de jure. Per chi lo denuncia ecco scattare l’accusa di antisemitismo.
Quella che è stata spacciata per “tregua”, di fatto non lo è mai stata fino in fondo. Dal 20 ottobre, giorno dell’entrata in vigore del cessate il fuoco, sono stati uccisi dall’esercito israeliano oltre 600 persone e 1600 sono state ferite. Qualche giorno fa, un’efficacissima campagna di Amnesty International e Green Pace lo ha reso evidente a chiunque portando per le strade di Roma le immagini, inequivocabili, di quello che accade a Gaza: raid, uccisioni, aiuti che arrivano col contagocce. Il genocidio è ancora in corso. La firma della tregua è servita solo a fare calare l’attenzione sulla Striscia mentre si alzava il livello di terrore nei territori palestinesi occupati della Cisgiordania e di Gerusalemme Est.
Lo abbiamo visto con i nostri occhi quando, a novembre scorso, siamo andati in missione in quell’area con una delegazione del Pd. Abbiamo visto come la violenza dei coloni, protetti e spalleggiati dall’esercito israeliano, colpisca le famiglie palestinesi ogni giorno nelle loro case cacciandoli, distruggendo o occupando le abitazioni, rubando le greggi, tagliando gli impianti di irrigazione usati per coltivare i campi, estirpando gli ulivi. Da dopo il 7 ottobre, abbiamo assistito a una recrudescenza delle azioni criminali dei coloni e dell’occupazione delle terre palestinesi da parte dell’esercito israeliano che usa metodi violenti. Aree abitate che diventano “zone militari” permettendo così di espellere chi vive lì da sempre. Check point che vengono chiusi arbitrariamente dall’Idf tenendo le persone bloccate per ore e ore senza che possano raggiungere i posti di lavoro, di studio e neanche gli ospedali per le cure. Adesso la Knesset ha anche “legittimato” tutto questo, aprendo alla registrazione dei territori occupati: è l’ufficializzazione dell’annessione. Denunciare tutto questo significa descrivere la realtà, non essere antisemiti. Ricorrere all’accusa di antisemitismo per silenziare chi critica il governo israeliano non è solo un grave errore e un’inaccettabile imposizione, ma è anche un torto che si fa alla giusta e necessaria lotta all’odio contro il popolo ebraico in quanto tale. In questo modo la si svuota del tutto.

L’intento del presidente Usa è quello di annientare le Nazioni Unite, mettendo in campo il suo “Onu privata”, ad inviti, nel quale l’ultima parola spetta solo e sempre a lui. È questo il nuovo ordine mondiale?
Annientare e delegittimare l’Onu, invece di rafforzarlo è un errore imperdonabile. È grazie all’Onu e alle corti internazionali se negli ultimi 70 anni abbiamo potuto far valere il diritto internazionale e i diritti umani che sono una tutela per la collettività, per le persone più deboli, per i popoli vittime di crimini di guerra e contro l’umanità. Senza l’Onu e senza il diritto internazionale, a prevalere sarà la barbarie, la legge del più forte militarmente ed economicamente. Un disordine globale che può solo portare catastrofi, guerre e distruzione. Non certo la pace per la quale, invece, bisognerebbe lavorare. Trump e i suoi alleati autocrati e nazionalisti non sopportano nessuna forma di limite o di controllo. Del resto, il tycoon l’ha detto chiaramente che il suo unico limite è la sua morale. E sappiamo di quale morale si tratti. Questo è il fil rouge che lega tutti i leader sovranisti: annientare le forme di controllo del potere per avere mano libera. Lo vediamo anche con le sanzioni ai giudici della Corte penale internazionale, ma anche, nei singoli Stati, con gli attacchi alla magistratura. Pensiamo al commento dello stesso Trump dopo il verdetto della Corte suprema che ha bocciato i suoi dazi, o a quello che ha fatto Orbán in Ungheria minando alle fondamenta l’indipendenza dei giudici, o a quello che accade anche in Italia dove assistiamo quotidianamente a polemiche feroci contro i magistrati rei di non seguire i desiderata di Giorgia Meloni.

E l’Europa sta a guardare.
L’Europa non sta dimostrando la forza che servirebbe per contrastare questa deriva, per rendersi indipendente dagli Usa, pur restandone alleata, per tessere rapporti con altri paesi. Ma il nostro governo dovrebbe riflettere sul fatto che nessun paese fondatore dell’Ue abbia aderito al Board of peace, così come nessun paese del G7 e solo uno del G20. Se volesse il ruolo da protagonista che Meloni sbandiera, l’Italia potrebbe farsi promotrice di un progetto serio per Gaza e per la pace, che resti nell’alveo del diritto internazionale, che coinvolga i palestinesi, che imponga a Israele di porre fine all’occupazione illegittima della Cisgiordania. Temo che non lo farà, come non ha mai promosso alcuna azione per bloccare il genocidio a Gaza.

Il securitarismo impera. Sul piano esterno e su quello interno. Dal ddl sicurezza a quello sui migranti. Siamo ad una nuova stretta autoritaria da parte del governo?
Senza alcun dubbio. Il nuovo pacchetto più che sulla sicurezza punta sulla propaganda della repressione. E tanto era urgente che dal 6 febbraio scorso, giorno dell’annuncio, è entrato in vigore solo ieri e del disegno di legge non c’è ancora traccia. Tutto questo sfornare decreti e disegni di legge serve a nascondere il totale fallimento del governo proprio sul fronte della sicurezza, come ha dovuto quasi ammettere la stessa Meloni nella conferenza stampa di inizio anno. E tutta la retorica si basa sulla repressione. Invece di aumentare gli stipendi alle forze dell’ordine e di implementare gli organici, come chiedono i sindacati di polizia, continuano a buttare soldi pubblici nei centri in Albania che sono vuoti, non servono a niente e non funzionano. I nuovi provvedimenti previsti non risolvono nessun problema di sicurezza, ma sono molto funzionali alla propaganda. Pensiamo al cosiddetto “blocco navale”: non è affatto un blocco navale perché sarebbe un atto di guerra contro un altro Paese. È un’interdizione temporanea delle acque territoriali, chiamata impropriamente “blocco navale” per consentire a Meloni di rivendicarlo nei comizi. Una truffa linguistica a scopo propagandistico. A riprova dell’illegittimità di un provvedimento che vuole impedire a navi che soccorrono naufraghi di arrivare in un porto sicuro, come previsto dalle convenzioni internazionali a cui l’Italia è soggetta, pare che lo stesso Nordio in Consiglio dei ministri abbia fatto notare che ci sono ampi margini per ricorsi. Vuole sapere come finirà? Che al primo ricorso accettato sarà una corsa a dare la colpa ai “giudici politicizzati”. Viene da pensare che lo abbiano fatto di proposito per continuare a delegittimare i giudici.

Qual è la posta in gioco nel referendum del 22-23 marzo?
Stiamo parlando di un ambito delicatissimo come quello della separazione dei poteri e dell’indipendenza della magistratura, così come sanciti dalla Costituzione. Stiamo parlando, cioè, dell’equilibrio della democrazia. Sono ben sette gli articoli della Carta che la riforma modificherebbe, se vincesse il “sì”. Nel merito della riforma, è evidente che l’intento vero sia minare l’autonomia della magistratura lasciando ampio margine di influenza alla politica. Lo dimostrano le tante dichiarazioni dello stesso ministro Nordio, del sottosegretario Mantovano, della presidente Meloni: non c’è bisogno di addentrarsi in analisi tecniche. Una magistratura controllabile dal potere politico rischia di non essere garante dei diritti delle cittadine e dei cittadini. Il cuore vero è la divisione in tre del Consiglio superiore della magistratura in due CSM e un’Alta corte, i cui membri sarebbero scelti a sorteggio. Neanche la più piccola delle associazioni di questo Paese sceglie i suoi organi per sorteggio, figuriamoci se lo può fare un organismo costituzionale come il CSM. Il sorteggio svilisce le competenze e di certo non premia né il merito e né l’esperienza. Questa narrazione secondo cui in questo modo si abbatterebbero le correnti della magistratura è una favoletta. La giustizia italiana ha tanti problemi, su questo non c’è dubbio. Ma la riforma Nordio non ne risolve nessuno: non accelera i processi, non evita gli errori giudiziari, non aumenta gli organici, non risolve il sovraffollamento delle carceri.
Per questo e per difendere la Costituzione bisogna votare “No”.

26 Febbraio 2026

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