Il discorso da record sullo stato dell'Unione
Finti successi e vera paura di perdere: il discorso di Trump diretto ai Repubblicani preoccupati dalle elezioni di midterm
In un’ora e 47 minuti davanti al Congresso il tycoon ha riscritto il bilancio della sua presidenza. Ha sbandierato risultati smentiti dai dati, mentre il suo consenso va a picco. Dietro il trionfalismo la preoccupazione per le elezioni di midterm di novembre, che potrebbero costargli la maggioranza
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Un comizio astioso. Una rivendicazione enciclopedica di presunti successi megagalattici. Con un discorso durato un’ora e 47 minuti, Donald Trump ha cercato l’altro ieri sera di riscrivere la narrazione della sua presidenza davanti al Congresso riunito. Ma dietro la retorica trionfalistica si celava chiaramente la preoccupazione per le elezioni di midterm di novembre, un appuntamento che potrebbe costargli la maggioranza al Congresso.
Il tono era quello delle grandi occasioni: ingresso spettacolare della squadra olimpica di hockey su ghiaccio, ovazioni, cori di «USA, USA!» tra i banchi repubblicani. Una scelta tutt’altro che casuale. Secondo un consigliere della Casa Bianca citato ad Axios, Trump è consapevole che il pubblico si distrae in fretta. «La gente guarda davvero solo i primi trenta minuti, forse un’ora», ha detto la fonte. «E quello che hanno visto era vittoria». Durante la serata, come in uno show televisivo, fa alzare in piedi nell’aula del Congresso vari ospiti, tre dei quali ricevono medaglie d’onore: un eroe della Seconda Guerra Mondiale, un eroe della Guerra di Corea le cui missioni erano così top secret che non potevano essere finora riconosciute, e il pilota d’elicottero Chinook che nonostante molteplici ferite alle gambe ha portato avanti la missione per la cattura di Maduro. Momenti patriottici e sorprese: come quando un prigioniero politico venezuelano liberato entra all’improvviso nella sala sorprendendo il nipote. Lo show è servito.
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Sul fronte economico, Trump ha rivendicato successi che i dati faticano a confermare. Ha sostenuto di aver abbassato il costo della vita, attribuendo l’inflazione e i prezzi elevati al suo predecessore Joe Biden. In realtà, circa la metà degli americani ritiene che l’economia sia peggiorata durante la sua presidenza, secondo un sondaggio Washington Post- Abc News-Ipsos. I dazi, centrali nella sua politica economica, sono stati in gran parte bocciati dalla Corte Suprema soltanto venerdì, pochi giorni prima del discorso. Ecco, i giudici “traditori”. Quattro dei nove giudici della Corte suprema, con le tuniche nere, erano seduti in prima fila. Quando il presidente è entrato gli hanno stretto la mano con un leggero sorriso, e quando parla restano impassibili in volto: il giudice capo John Roberts, Elena Kagan, Amy Coney Barrett (nominata da Trump) hanno votato contro di dazi; Brett Kavanaugh è invece autore dell’opinione dissenziente. «Appena quattro giorni fa è arrivata una infelice sentenza della Corte suprema, molto infelice – dice Trump – ma la buona notizia è che tutti i Paesi e le aziende vogliono mantenere un accordo che è stato già fatto. Sanno che, come presidente, ho il potere di fare un nuovo accordo che potrebbe essere molto peggiore per loro, e perciò continueranno a lavorare lungo lo stesso percorso che avevamo negoziato prima dello sfortunato coinvolgimento della Corte suprema».
Trump sottolinea che «l’azione del Congresso non sarà necessaria!» e che i nuovi dazi globali che imporrà «sono un po’ più complessi, ma in realtà probabilmente sono migliori, portando a una soluzione che sarà ancora più efficace di prima». È tornato scagliarsi contro l’immigrazione illegale, difendendo così le operazioni dell’Ice che hanno provocato la morte di due cittadini americani e urtato la maggioranza degli elettori. Quindi se l’è presa con la comunità somala di Minneapolis: “I pirati somali hanno saccheggiato il Minnesota attraverso corruzione, tangenti e illegalità”. Ha calcato la mano, perché sarà un tema elettorale: “Importare queste culture attraverso l’immigrazione senza restrizioni e le frontiere aperte porta questi problemi proprio qui negli Stati Uniti”. La deputata democratica del Minnesota Ilhan Omar gli ha urlato “bugiardo”, accusandolo di “aver ucciso degli americani!”. Allora si è sfiorata la rissa verbale, col presidente che ha replicato: “Dovresti vergognarti”. Ricordando l’uccisione di Charlie Kirk, però, ha chiesto la fine delle violenze contro la parte che lo sostiene, rappresentata in aula dalla vedova. Il marito e attivista conservatore, secondo lui, è stato assassinato “perché lottava per le sue idee. Dobbiamo rigettare ogni forma di violenza politica”.
Molto tardi è arrivata la politica estera, con un riferimento al Venezuela del dopo Maduro, ora paese “amico e alleato, da cui abbiamo ottenuto 80 milioni di barili di petrolio”. Sull’Ucraina ormai ripete sempre che dovrebbe essere Zelensky a fare concessioni a Putin per chiudere la guerra, mentre ha accennato così a quello che potrebbe diventare il prossimo conflitto: “L’Iran ha sviluppato missili che possono colpire Europa e Usa. Preferisco risolvere la questione con la diplomazia, ma una cosa è certa: non permetterò mai Teheran di avere l’arma nucleare”. Il capo degli Stati Maggiori Riuniti Caine, seduto davanti a lui, avrebbe espresso dubbi sull’opportunità di attaccare la Repubblica islamica e sulla facilità della vittoria, ma Trump ha smentito, deciso a proseguire per la sua strada. In più occasioni se l’è presa con i Democratici, accusandoli di ostacolare tutte le sue politiche e di andare contro gli interessi del paese. «Queste persone sono pazze», ha detto, «stanno distruggendo questo paese, ma le abbiamo fermate appena in tempo». A un certo punto ha invitato ad alzarsi i parlamentari che fossero d’accordo con l’affermazione che il loro mandato è quello di proteggere «i cittadini americani e non gli immigrati illegali», e ha detto ai Democratici che erano rimasti seduti che si dovrebbero «vergognare».
I Democratici presenti in aula hanno reagito in modo alquanto vivace. Il deputato Al Green è stato espulso dall’aula dopo aver mostrato un cartello di protesta. La deputata Ilhan Omar ha urlato che Trump dovrebbe rendere pubblici i file del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. Rashida Tlaib lo ha accusato di aver causato morti di americani. I veri destinatari del discorso, tuttavia, non erano i Democratici né gli indecisi. Era il Partito repubblicano, che guarda con crescente apprensione alle elezioni di novembre. «Sta dando ai Repubblicani la mappa della conversazione per le elezioni di metà mandato», ha scritto in un messaggio uno dei consiglieri di Trump citato da Axios. Il discorso era una prova generale per la campagna che verrà, non un tentativo di allargare il consenso. E con i sondaggi di gradimento ai livelli più bassi dalla rivolta del 6 gennaio 2021, la strada è ancora lunga. A meno di colpi di mano. Il discorso è durato 1 ora e 47 minuti. Il più lungo nella storia. Il tycoon ha battuto il record di Bill Clinton nel 2000. Medaglia d’oro di prolissità. Altro che i nazionali di hockey.