Sfruttamento via algoritmo
Deliveroo, caporalato 2.0 con i rider: la società sottoposta a controllo giudiziario per i compensi da fame
Dopo Glovo tocca a Deliveroo. La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza nei confronti della società, controllata dalla britannica Roofoods, tra le più importanti sul mercato italiano dell’ambito del settore delle consegne, per caporalato.
In particolare a 3mila rider nella sola Milano e 20mila in tutta Italia sarebbero state pagate retribuzioni inferiori “fino a circa il 90%” rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva e comunque non proporzionate “né alla qualità né alla quantità del lavoro” svolto in violazione dell’articolo 36 della Costituzione perché non garantiscono “una esistenza libera e dignitosa”.
Paolo Storari, pubblico ministero a capo del fascicolo, ha iscritto sul registro degli indagati con l’ipotesi di caporalato aggravato Andrea Zocchi, il 65enne amministratore unico di Deliveroo Italy srl, che nel nostro Paese ha un giro d’affari da 240 milioni di euro. Anche la società è indagata per la responsabilità amministrativa degli enti perché l’impiego di “manodopera in condizioni di sfruttamento” e approfittando dello “stato di bisogno dei lavoratori” sarebbe avvenuto “nell’interesse e a vantaggio” di Deliveroo che ha adottato una “politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità” e modelli organizzativi non idonei a prevenire situazioni di “pesante sfruttamento lavorativo” che “anzi” vengono “deliberatamente ricercate ed attuate”.
In particolare dalle indagini sarebbe emerso che i 20mila rider di Deliveroo, formalmente risultati partite Iva a regime forfettario, vedono dipendere dall’algoritmo e dalla piattaforma informatica tutti gli aspetti del ciclo lavorativo: si va dalla raccolta degli ordini fra i clienti ai tempi e ai parametri di remunerazione, fino alla gestione contabile del rapporto lavorativo. Per la Procura di Milano si tratta della prova del rapporto di subordinazione tra rider e azienda.
Per l’inchiesta sono stati sentiti come testimoni un campion di 50 rider: è emerso che il 73% dei lavoratori percepisce cifre inferiori a 1.245 euro lordi al mese, soglia sotto la quale si rischia di scivolare in povertà secondo un’analisi del luglio 2024 basata su dati Istat.
Il provvedimento di controllo giudiziario d’urgenza è stato giù confermato dal gip di Milano Roberto Crepaldi ed è stato eseguito mercoledì dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Milano, che hanno svolto le indagini.