Striscia abbandonata

Gaza, via i testimoni scomodi del massacro: nella Striscia arrivano le Ong “obbedienti” volute da Israele

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

21 Febbraio 2026 alle 15:00

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AP Photo/Abdel Kareem Hana
Associated Press / LaPresse
AP Photo/Abdel Kareem Hana Associated Press / LaPresse

Via i testimoni scomodi. A Gaza, in Palestina, è tempo delle Ong “addomesticate” da Israele. A darne conto è un documentato report di infocooperazione, la community della cooperazione internazionale. “Mentre a Gaza continuano i bombardamenti e si protrae una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi decenni, il sistema degli aiuti sta vivendo una trasformazione profonda e controversa.

A partire dalla fine di febbraio, 37 organizzazioni attive nella Striscia – tra cui la quasi totalità delle principali Ong internazionali non appartenenti al sistema Onu – rischiano il bando per aver rifiutato di adeguarsi a una nuova legge israeliana sulla registrazione. Al loro posto, le autorità israeliane hanno autorizzato una nuova generazione di organizzazioni disposte ad accettare condizioni che limitano fortemente l’indipendenza dell’azione umanitaria e la capacità di denuncia. Tra le organizzazioni che rischiano di essere espulse figurano attori storici come Medici senza Frontiere, Norwegian Refugee Council, Mercy Corps, Medical Aid for Palestinians e Oxfam, insieme alla storica organizzazione quacchera della American Friends Service Committee, attiva a Gaza dal 1948. Organizzazioni che, nel corso degli anni hanno unito la risposta operativa a un ruolo di testimonianza e advocacy, denunciando pubblicamente violazioni e ostacoli all’accesso umanitario.

Il loro progressivo allontanamento apre lo spazio a un nuovo ecosistema di Ong ‘autorizzate’ che stanno ampliando rapidamente la propria presenza. Secondo diversi operatori umanitari, questo processo non è casuale ma risponde a una strategia precisa: creare un sistema parallelo di aiuti più controllabile, in cui gli attori sul terreno siano politicamente più ‘gestibili’ e meno inclini a criticare l’operato delle autorità israeliane[…]

Una recente indagine condotta da The New Humanitarian mostra che le organizzazioni oggi favorite tendono a evitare qualsiasi presa di posizione pubblica sulla condotta militare israeliana a Gaza. Alcuni dirigenti si sono spinti oltre, riprendendo apertamente narrazioni ufficiali, come la negazione della carestia nonostante le dichiarazioni dell’Ipc e di numerosi organismi internazionali[…]

Un caso emblematico è quello del network Helping Hand Global Forum, che riunisce diverse Ong evangeliche attive in Israele e nei territori occupati. Tra i membri figurano Global Aid Network e Fundacja Czas Wolnosci, entrambe oggi tra gli attori più attivi a Gaza. Secondo i dati Onu, queste organizzazioni hanno introdotto centinaia di camion di aiuti nella Striscia dopo il cessate il fuoco del 2025, collocandosi tra i principali fornitori non appartenenti al sistema Onu. Ma il loro operato è accompagnato da una serie di elementi controversi. Documenti e comunicazioni pubbliche mostrano che organizzazioni collegate al network hanno donato attrezzature alle forze armate israeliane, incluse unità accusate di crimini di guerra, e fornito beni a insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. Gli stessi gruppi risultano inoltre attivi nel sud-ovest della Siria, in aree sotto controllo militare israeliano, dove operano in coor- dinamento con le autorità. Le stesse organizzazioni sono state fotografa- te nei siti di distribuzione gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation, un sistema di distribuzione militariz- zato sostenuto da Stati Uniti e Israele. Tra maggio e settembre 2025, in questi siti sono stati uccisi oltre 1.100 palestinesi durante operazioni di distribuzione di aiuti, in episodi che hanno sollevato forti critiche internazionali[…].

Tra le nuove organizzazioni autorizzate figura anche la The Sumner Foundation, un attore quasi sconosciuto fino al 2025, guidato da un imprenditore con interessi nel settore della sicurezza e della difesa. La fondazione, che non aveva alcuna attività a Gaza fino alla fine del 2025, ha rapidamente ampliato la propria presenza proponendo progetti sanitari e logistici, pur con limitata trasparenza su finanziamenti e operazioni. Il suo consiglio direttivo include ex militari britannici e statunitensi e un’imprenditrice israeliana attiva nel settore della difesa, alimentando interrogativi sulla natura dell’organizzazione.

Secondo molti operatori umanitari, la trasformazione in corso va oltre la semplice riorganizzazione operativa e rappresenta un tentativo di ridefinire il ruolo stesso dell’azione umanitaria. Un vero e proprio camouflage umanitario che consente di mantenere l’apparenza del rispetto degli obblighi internazionali, mentre l’accesso agli aiuti e ai servizi essenziali diventa uno strumento di controllo politico e militare. Chi è ancora sul campo racconta un sistema in cui l’accesso agli aiuti è gestito come con il contagocce, aperto o chiuso in funzione degli obiettivi strategici. Anche le organizzazioni più allineate continuano a subire blocchi e restrizioni, confermando che la conformità non garantisce stabilità né accesso duraturo”.

Così il report. Così stanno le cose. Ong “addomesticate” da Israele e buone per i progetti rivieraschi dell’accolita di affaristi che Donald Trump spaccia per un Board of Peace.

21 Febbraio 2026

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