Revocato il fermo della Sea Watch 5
Meloni snobba Mattarella, altro affondo contro i giudici “politicizzati” per il caso Sea Watch: è guerra con le toghe
Altro che toni bassi e rispetto vicendevole. A Palazzo Chigi l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al rispetto delle istituzioni, dilaniate dalle opposte propagande in tema di referendum sulla giustizia, non è stato colto.
Nonostante le parole ferme del capo dello Stato, che presiedendo mercoledì il Plenum del Consiglio superiore della magistratura aveva fatto sentire la sua voce, Giorgia Meloni sembra ormai decisa a personalizzare il voto del 22 e 23 marzo, quando evidentemente il suo governo si gioca gran parte della sua credibilità politica nel tentativo di ottenere dagli italiani il Sì alla sua riforma della giustizia.
Meloni contro i giudici per Sea Watch
Va letto in questo senso l’attivismo della premier, protagonista di due video in due giorni sui suoi social in cui accusa a testa bassa la “magistratura politicizzata”. Dopo il caso del cittadino algerino risarcito dal ministero dell’Interno per l’ingiusta detenzione nel Cpr albanese di Gjader, la premier cambia bersaglio ma non registro. Nel mirino questa volta finisce la sentenza di mercoledì del tribunale di Palermo che ha condannato lo Stato italiano a versare 76mila euro più interessi all’ong tedesca Sea Watch per il blocco illegittimo della sua nave di soccorso, resasi protagonista nel giugno 2019 della forzatura del divieto di ingresso nel porto di Lampedusa da parte dell’allora comandante Carola Rackete, già ex eurodeputata della sinistra tedesca.
Meloni carica a testa bassa in un video dai toni durissimi, infischiandosene apertamente dei richiami del Colle. “La mia domanda è: ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge? E l’altra domanda che mi faccio è: qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?”, le sue parole dopo la sentenza di Palermo.
La risposta del giudice Morosini a Meloni
Parole che hanno spinto il presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, a difendere l’operato dei giudici. Per Morosini infatti quella sentenza “non riguarda alcuna valutazione di carattere politico né interviene su scelte di indirizzo in materia di immigrazione e sicurezza. È una questione squisitamente tecnica di tutela del patrimonio sulla quale la destinazione e l’utilizzo della nave non hanno alcuna rilevanza”, spiega oggi al Corriere della Sera.
Per Morosini le reazioni politiche, compresa quella della premier, sono “figlie del clima di tensione che sta maturando con la campagna referendaria. Mi chiedo se le dichiarazioni aggressive aiutino i cittadini a comprendere il merito della riforma su cui si dovranno pronunciare”, è l’opinione del presidente del tribunale di Palermo.
Revocato il fermo della Sea Watch 5
E probabilmente contribuirà al clima al veleno una nuova decisione della magistratura sempre riguardante la ong Sea Watch. Come comunicato dall’organizzazione non governativa tedesca, il tribunale di Catania ha revocato il provvedimento di fermo per 15 giorni (e relativa multa) disposto nei confronti della nave Sea Watch 5. “Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito”, annuncia la Ong.
La decisione fa riferimento al salvataggio di 18 persone lo scorso 25 gennaio e alla conseguente assegnazione di Catania quale porto sicuro. Nel barchino in difficoltà soccorso dalla Sea Watch 5 c’erano anche due bambini piccoli. L’intervento spiega la Ong, è avvenuto in acque internazionali, nella zona SAR libica, e la sanzione sarebbe stata disposta dalle autorità italiane poiché non avrebbe comunicato alle autorità libiche le posizioni di soccorso, “viste le continue violazioni dei diritti umani”, spiegano da Sea Watch.