Dopo gli attacchi del Guardasigilli ai pm
Mattarella mette Nordio sull’attenti, il ministro censurato per gli attacchi ai PM
In segno di forte rimprovero verso le smargiassate del governo, il capo dello Stato si presenta al Csm e va giù duro: “Portare rispetto verso le istituzioni”
Politica - di David Romoli
La risposta di Mattarella era attesa e inevitabile dopo l’attacco al Csm del ministro della Giustizia Nordio. La formula scelta dal presidente invece è stata una sorpresa per tutti. Si è presentato ieri mattina a Palazzo dei Marescialli, per presiedere di persona il Plenum dell’organo di autogoverno della magistratura. La eccezionalità del fatto, con pochissimi precedenti nella storia della Repubblica, parlava da sola. Mattarella ci ha tenuto comunque a sottolineare che in 11 anni di mandato presidenziale non aveva mai presieduto il Consiglio.
Il presidente ha deciso di intervenire nella prima occasione a disposizione e in modo così drastico perché il continuo innalzarsi dei toni lo ha convinto della necessità di mettere un punto fermo subito. Perché tutti devono abbassare il volume dello scontro e riportare il livello della polemica sui binari di un reciproco rispetto, ma soprattutto perché la polemica, nella lettura del Quirinale, non deve degenerare in delegittimazione delle istituzioni. E se tutti hanno aggiunto il loro mattone alla costruzione della peggior campagna elettorale della storia repubblicana, è stato Nordio a mettere nel mirino non un’associazione privata come i Comitati per il Sì o per il No o lo stesso Csm e non un singolo membro del Consiglio ma l’istituzione intera. Quell’accenno al “sistema para-mafioso” del Csm, Mattarella, che ne è anche presidente, non poteva accettarlo.
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Il presidente è quindi andato giù durissimo. Ha spiegato di essere “spinto dal desiderio di sottolineare il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm, soprattutto dalla necessità di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa”. Poi ha rincarato la dose: “In questa sede, che deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi e controversie di natura politica, più che per le funzioni di presidente di questo Consiglio, come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, nell’interesse della Repubblica”. Nelle parole di Mattarella è evidente l’intenzione di chiarire che a parlare non è il presidente del Csm ma quello della Repubblica. Cioè che a essere minacciato non è solo l’organo di autogoverno della magistratura ma l’intero sistema istituzionale del quale il capo dello Stato è principale guardiano.
Allo stesso tempo il capo dello Stato ha voluto segnalare che le istituzioni non sono al di sopra delle critiche: il Csm “non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica”. Bisogna però evitare di sfruttare quelle pur legittime critiche al fine di delegittimare l’istituzione presa di mira. Perché per quella via, molto semplicemente, non si salva nessuno, è in sintesi quanto ha voluto far notare al governo il Quirinale.
L’opposizione, ovviamente, fa proprie per intero le parole del presidente, che per la verità erano suonate critiche anche nei confronti dei toni esageratamente polemici adoperati da tutti. Ma il problema serio è del centrodestra e non solo perché in tutta evidenza il principale bersaglio del capo dello Stato era Nordio. Il problema è che l’intera campagna sta sfuggendo di mano e il Guardasigilli, che non è un politico e non è avvezzo anche per carattere a calibrare parole e attacchi, è diventato una mina vagante. Il capogruppo di FdI Bignami si affretta a concordare con il Colle, certo sottolinenando soprattutto la necessità di abbassare i toni: “Parole importanti e significative. Come ribadito dal Capo dello Stato l’impegno di tutti deve essere quello di favorire il dialogo tra le Istituzioni sulla base del rispetto reciproco”. Tajani è più implicitamente polemico: “Mattarella ha invitato ad abbassare i toni in generale, ma tutti quanti dovrebbero farlo a cominciare dai magistrati che hanno incarichi di grande responsabilita’, come il procuratore Gratteri”.
L’unica replica che conti però è quella di Nordio e infatti la stesura del comunicato del ministro parte proprio da palazzo Chigi. È un atto di sottomissione, “Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa, seppur nel convinto sostegno delle nostre ragioni”. Una forma di appeasement che il ministro confermerà nel pomeriggio: “Mi adeguerò, ovviamente. Cercherò di essere il più possibile aderente, come penso di essere stato in passato”. Ma senza risparmiarsi una nota polemica: “Se ti danno del piduista, revanscista e addirittura contiguo con la camorra, allora qualche reazione magari c’è”. Il clamoroso strafalcione è stato in effetti suo. Ma al clima imbarbarito della campagna referendaria stanno in effetti contribuendo proprio tutti.