La protesta delle Organizzazioni

Board of Gaza, Meloni si siede al tavolo della vergogna

Rivolta delle 500 ong rappresentate dalla Aoi contro la presenza del nostro Paese al Board of peace per compiacere Donald Trump e i suoi affari

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

19 Febbraio 2026 alle 17:30

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AP Photo/Evan Vucci, Pool
AP Photo/Evan Vucci, Pool

Il mondo solidale in rivolta contro il “Board della vergogna” e la partecipazione, semi camuffata, dell’Italia. Pace s.p.a.: diritto internazionale o business È il titolo di una dura presa di posizione di AOI, Associazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarietà internazionale. che rappresenta più di 500 organizzazioni non governative. Così la nota: “AOI esprime una ferma e profonda condanna nei confronti del cosiddetto ‘Board of Peace’, organismo internazionale di natura e portata senza precedenti, formalmente autorizzato come autorità temporanea di governo della Striscia di Gaza ai sensi della Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nato dal piano in 20 punti promosso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Il nostro Paese deve tenersi lontano da un organismo che concepisce la pace come una transazione, legittima la concentrazione di potere, umilia le Nazioni Unite e mina i diritti fondamentali della popolazione palestinese. La scelta di diventare membro osservatore inoltre determina una frattura grave con quella che sembra essere la linea dei principali paesi europei e della stessa UE, viste le recenti dichiarazioni della Commissaria Kallas. Gaza è ancora sotto attacco: la popolazione continua a morire e a essere sfollata con la forza. Il collasso del sistema umanitario e sanitario accelera ogni giorno. In questo contesto, il Board of Peace avrebbe il compito di proteggere i civili, garantire un cessate il fuoco permanente, assicurare la libertà di movimento e permettere la consegna sicura degli aiuti. I fatti dimostrano invece un’inefficacia evidente, che si aggiunge a criticità strutturali e di principio che rendono l’organismo profondamente problematico. Per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, viene espropriata all’Onu la funzione centrale di mantenere la pace e la sicurezza internazionale, trasferendo poteri a un’entità esterna, mentre l’Onu viene relegata a partner operativo nella distribuzione degli aiuti.

La Risoluzione 2803 non affronta la fine dell’occupazione illegale, né richiama le precedenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza o le misure cautelari delle corti internazionali, incluse quelle della Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza. I meccanismi decisionali, volti a superare il metodo della ricerca del consenso e a prevenire eventuali fasi di stallo, sembrano determinare un modello associabile al ‘(neo)Protettorato’ dove il Board (e in definitiva la Presidenza del Board, ovvero Trump) finisce per avere l’ultima parola su ogni aspetto cruciale della vita civile, riducendo la leadership locale a semplici esecutori di direttive esterne[…]. AOI denuncia quindi l’esclusione dei palestinesi dalle decisioni che determinano direttamente il loro futuro, in violazione del diritto all’autodeterminazione. In questo quadro, l’annuncio della partecipazione dell’Italia come membro osservatore del Board of Peace è profondamente preoccupante.

Purtroppo, le dichiarazioni del Ministro Tajani in Parlamento sono state avvilenti: non hanno chiarito le motivazioni della nostra partecipazione, tra l’altro con uno status auto attribuitosi di ‘osservatore’ neanche previsto nello statuto del Board of Peace. Le sue parole poi non sono riuscite ad entrare nel merito delle criticità che Il Board of Peace pone agli assetti internazionali. Solo vaghi proclami incapaci di cogliere i reali nodi da sciogliere per poter garantire giustizia e stabilità nella regione. Sul piano interno invece destano forte preoccupazione le parole del Ministro che sembrano guardare alla Costituzione come un impedimento invece che un punto di riferimento dell'agire del Governo. La pace non può essere messa all’asta, trattata come una merce o affidata a strutture opache prive di accountability. Serve un quadro multilaterale autentico, fondato sul diritto internazionale, capace di garantire protezione dei civili, giustizia, partecipazione e responsabilità condivisa. Solo così si potrà costruire una pace stabile e duratura”. Così AOI.

Per Flavio Lotti, Presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, e Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova: “Il ‘Board of Peace’ di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie. Entrare nel ‘Board of Peace’ di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione, che prevede di agire ‘in condizioni di parità con gli altri Stati’ e sarebbe un atto di pura follia politica. Al contrario, l’Italia e l’Unione Europea devono fare quello che non hanno ancora voluto fare: mobilitare tutti i governi disponibili per difendere e rilanciare l’Onu, il diritto e la legalità internazionale”. La sintesi perfetta di cosa sia il Board of Peace, dal quale la Santa Sede si è chiamata fuori, è il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa: “Penso che sia un’operazione colonialista: altri che decidono per i palestinesi”. Più chiaro di così…

19 Febbraio 2026

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