Il piano per Gaza
In inglese “board of peace”, in italiano “faccetta nera”
Il ritorno al colonialismo e ai vecchi orrori del fascismo non è più un tabù. Viene considerato realpolitik.
Esteri - di Piero Sansonetti
Giorni fa mia figlia, che è piccola, va alle elementari, mi ha chiesto di ascoltare l’inno nazionale. Ho detto a “Apple music” di farcelo ascoltare. Tutto bene. Poi “Apple music” dopo l’inno nazionale ci ha fatto ascoltare, in rapida successione, “Faccetta nera” e poi la canzone del Piave.
Evidentemente l’algoritmo che organizza la selezione dei brani musicali per Apple ha ricevuto questo input. Le principali canzoni di ispirazione patriottica, in Italia, oltre all’inno nazionale ispirato dal Risorgimento, sono quelle che si riferiscono alla prima guerra mondiale e alla liberazione dall’occupazione austriaca (Il Piave), e quelle che celebrano le imprese coloniali di Mussolini, a partire dall’invasione e dai massacri e dai crimini di guerra in Abissinia.
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Il governo del resto appare perfettamente in linea con questo algoritmo. In queste ore ha deciso di partecipare a “Board of peace” (unico grande paese europeo) e cioè all’occupazione, alla dominazione e alla sottomissione della striscia di Gaza, alla deportazione dei Gazawi, e alla trasformazione di quella terra in un luogo adatto alla speculazione di affaristi e dittatori, come li ha definiti un uomo moderato come Carlo Calenda. Dobbiamo prenderne atto. Il ritorno al colonialismo e ai vecchi orrori del fascismo non è più un tabù. Viene considerato realpolitik. Forse dobbiamo anche prendere atto della necessità assoluta di organizzare una opposizione strenua a questa alleanza di governo. Che non solo rischia di rovinare l’Italia, ma anche di riaprire i capitoli più bui e infami della nostra storia.