Il vicepremier al tavolo di Trump

Perché perfino Meloni si vergogna del Board of Peace per Gaza e ci manda Tajani: “Italia non può restare fuori”

Unico Paese del G7 che dà credito alla Onu privatistica del tycoon, l’Italia attira gli strali dell’Ue. Opposizioni all’attacco: “Il governo viola la Costituzione”

Politica - di David Romoli

17 Febbraio 2026 alle 10:00

Condividi l'articolo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

“L’Italia non può restare fuori dalla ricostruzione di Gaza”, il ministro degli Esteri Tajani non la manda a dire. La decisione è presa ma sarà opportuno, oggi stesso, un passaggio parlamentare. Tajani riferirà alla Camera alle 13.30, poi si voteranno le risoluzioni. Quella del centrodestra è già pronta ma ieri pomeriggio un vertice di maggioranza, presenti premier e vicepremier, ha messo a punto la linea definita. Impegna l’Italia a partecipare, in veste di osservatore, a tutti i lavori del Board of Peace.

L’Italia dunque sarà già al primo vertice del Board, giovedì prossimo a Washington, in veste di Paese osservatore, “perché l’art. 9 dello Statuto del Board confligge con l’art. 11 della Costituzione”, spiega Tajani anche se non ce ne sarebbe bisogno. È passato pochissimo da quando la stessa Meloni sottolineava l’impossibilità di aderire al Board proprio per via di quella regola costituzionale che permette di aderire a istituti sovranazionali con cessione di sovranità solo in condizioni paritarie. Non è il caso del comitato d’affari inventato da Trump, che se ne è anche nominato presidente a vita. L’opposizione attacca sul merito, prendendo di mira la speculazione aperta sulla pelle dei gazawi, ma molto più sul metodo, insomma sulla “incostituzionalità” della decisione del governo. La questione però è spinosa. Il guardiano della Costituzione è Sergio Mattarella e in caso di palese violazione della Carta sarebbe lui a intervenire. Il capo dello Stato non ha ancora preso posizione aperta ma dal Colle segnalano che senza adesione al Trattato la regola costituzionale è rispettata. Non pare probabile quindi che il presidente si metta di mezzo.

Come al solito un aiuto a Giorgia è arrivato dalla Commissione europea, che ha deciso a propria volta di essere presente a Washington come osservatori. Nelle stesse vesti, oltre a Grecia e Romania, ci sarà anche Cipro, che ricopre in questi mesi la presidenza dell’Unione. Tajani non perde tempo e imbraccia l’argomento: “L’Italia sarà osservatrice proprio come la presidenza di turno europea”. La presenza della Commissione e dei Paesi del Mediterraneo orientale stempera la rottura del fronte europeo anti Board decisa dalla premier italiana ma solo in minima parte. L’Italia non è Cipro. È uno dei principali Paesi europei e al momento l’unico del G7 ad avere scelto la presenza a Washington dopodomani. Pur se probabilmente inappuntabile dal punto di vista formale, la scelta del governo sbilancia l’Italia sul versante americano nel difficile equilibrio dei rapporti atlantici di oggi.

Proprio per depotenziare almeno in parte la valenza della sua scelta, Giorgia Meloni ha deciso di non essere presente di persona al vertice di giovedì, delegando invece il ministro degli Esteri. Senza però rinunciare al tentativo di coinvolgere un Paese che, se decidesse di muoversi sulla stessa linea, cambierebbe radicalmente il quadro a livello europeo: la Germania. Va da sé che ove il principale Paese dell’Unione indossasse i panni dell’ “osservatore” e si facesse rappresentare dal Cancelliere Merz, la premier italiana ci ripenserebbe e rimpiazzerebbe Tajani. La volontà di partecipare al grosso affare che sarà la ricostruzione di Gaza e di cercare di giocare un ruolo a tutto campo in Medio Oriente, scenario che per l’Italia è sempre stato fondamentale non sono però le sole ragioni che spiegano la mossa a sorpesa, anche se un po’ la si sospettava da giorni, della premier. Pur decisa a tenersi quanto più possibile in equilibrio tra Washington e Bruxelles, Meloni non ha alcuna intenzione di prendere le distanze da Donald Trump e sa quanto il presidente degli Usa consideri importante aderire al suo Board, o almeno presenziare ai vertici dimostrando così di non essere ostili alla “piccola Onu” targata Trump.

I grandi Paesi europei, e anche quasi tutti quelli piccoli, hanno assunto una linea opposta. Hanno cioè fatto capire o apertamente chiarito di non essere d’accordo con il Board of Peace. Ma Giorgia Meloni non vuole essere identificata come ostile all’America di Trump. Non a caso nella stessa occasione in cui ha annunciato l’invito al vertice di Washington, la premier italiana ha charito di non concordare con il giudizio sferzante di Merz, e ancor più di Macron e Starmer, sulla “cultura MAGA”. Ma per questa via, a meno di non riuscire a spostare Berlino, uno strappo significativo con l’Europa è inevitabile.

17 Febbraio 2026

Condividi l'articolo